
Il 30 giugno si celebra l’Asteroid Day, la giornata internazionale dedicata alla consapevolezza sul rischio di impatto da asteroidi e sull’importanza della difesa planetaria. La data non è casuale poiché ricorda l’evento di Tunguska del 30 giugno 1908, il più grande impatto asteroidale registrato nella storia recente, quando un corpo celeste di circa 50-60 metri esplose nell’atmosfera sopra la Siberia, abbattendo milioni di alberi su un’area di circa 2200 km².
NASA, ESA e altri enti internazionali aggiornano continuamente le orbite dei near-Earth objects, cioè asteroidi la cui orbita interseca quella del nostro pianeta. Alcuni di questi oggetti hanno una probabilità di impatto non nulla, ma ad oggi non esiste alcun asteroide noto che rappresenti una minaccia significativa per la Terra nei prossimi decenni. Al momento, l'oggetto più "minaccioso" nella lista compilata dall'ESA è 2023 VD3 – un piccolo asteroide di circa 11–24 metri con una probabilità massima di impatto di 1 su 425 per il 2034 –, seguito da 2008 JL3 e 1979 XB.
Come si misura il grado di pericolosità di un asteroide
Quando leggiamo che un asteroide ha una “probabilità non nulla” di colpire la Terra, non dobbiamo immaginare automaticamente un oggetto in rotta di collisione. Nei calcoli orbitali, soprattutto subito dopo la scoperta di un asteroide, esiste sempre una certa incertezza sulla sua traiettoria futura. Finché questa incertezza include anche la Terra, l’oggetto può finire nelle liste di rischio.
Per capire quali asteroidi meritino davvero attenzione non basta però guardare la probabilità. Un oggetto di pochi metri può avere una probabilità relativamente alta di entrare in atmosfera senza però causare danni, mentre un asteroide di centinaia di metri, invece, avrebbe conseguenze molto più serie anche con una probabilità estremamente bassa.
Per questo, si usa la Scala Palermo. Si tratta di una scala tecnica e logaritmica che confronta il rischio associato a un possibile impatto con il rischio “di fondo”, cioè la probabilità media che un oggetto della stessa dimensione o più grande colpisca la Terra nello stesso intervallo di tempo. Un valore pari a 0 indica un rischio paragonabile al rischio di fondo.
Valori positivi indicano un rischio superiore alla media e quindi potenzialmente più rilevante. Valori negativi indicano invece un rischio inferiore al rischio di fondo. In particolare, valori inferiori a -2 sono generalmente considerati non preoccupanti, mentre valori tra -2 e 0 meritano un monitoraggio più attento.
Accanto alla Scala Palermo esiste anche la Scala Torino, più semplice e pensata per la comunicazione al pubblico. Va da 0 a 10: un valore 0 significa che l’oggetto non rappresenta un rischio concreto. Ad oggi gli oggetti principali presenti nella lista ESA hanno tutti Scala Torino pari a 0.
Quali sono gli asteroidi da tenere d'occhio secondo l'ESA
Al momento, il primo oggetto nella Risk List dell’ESA è 2023 VD3, stimato tra circa11 e 24 metri di diametro. Questo non significa che sia “l’asteroide più pericoloso per la Terra” in senso catastrofico, ma che è quello con il valore più alto nella lista ordinata secondo la Scala Palermo.
La possibile data di impatto più rilevante indicata dall’ESA è l’8 novembre 2034, con una probabilità massima di circa 1 su 425. La sua Scala Palermo è però -2,67 e la Scala Torino è 0, quindi in pratica si tratta di un oggetto da monitorare, ma non da temere. Date le sue dimensioni, se anche entrasse davvero nell’atmosfera terrestre, produrrebbe probabilmente un bolide luminoso e un’esplosione atmosferica, con effetti locali e non globali.
Subito dopo 2023 VD3, nella lista ESA troviamo altri oggetti interessanti ma non allarmanti. Per esempio 2008 JL3, stimato tra circa 23 e 50 metri, ha una possibile data di impatto nel 2027 ma una probabilità molto bassa, circa 1 su 6711, e anche in questo caso Scala Torino 0.
Un caso diverso è invece 1979 XB: qui le dimensioni stimate sono molto maggiori, tra circa 400 e 900 metri, ma la probabilità di impatto è estremamente bassa, circa 1 su 4,27 milioni per il possibile incontro del 2056. È quindi un oggetto importante da seguire perché, se un asteroide di quelle dimensioni colpisse la Terra, le conseguenze sarebbero serie. Ma la probabilità attuale è talmente piccola da non rappresentare un allarme.
Tra gli altri oggetti della lista ci sono infine 2000 SG344 (stimato tra 27 e 60 metri), 2005 QK76, 2007 KE4, 2021 GX9 e 2010 RF12. Quest'ultimo è uno degli asteroidi più citati quando si parla di probabilità di impatto. Ha circa il 10% di probabilità di colpire la Terra nel 2095, un valore molto alto per questo tipo di calcoli, tuttavia 2010 RF12 è minuscolo: ha un diametro stimato tra 6 e 12 metri, per cui se dovesse entrare nell’atmosfera, verrebbe quasi certamente distrutto dall’attrito con l’aria, producendo un bolide molto luminoso e forse una piccola esplosione in alta atmosfera.
Per confronto, il meteoroide di Čeljabinsk del 2013, esploso sopra la Russia causando oltre 1500 feriti soprattutto per i vetri infranti dall’onda d’urto, era grande circa 17 metri: più del doppio di 2010 RF12. E anche in quel caso non ci fu un impatto al suolo, ma un’esplosione atmosferica.
Il caso di Apophis e 2024 YR4: rischi esclusi
La storia recente della difesa planetaria mostra che spesso un asteroide può entrare nelle liste di rischio, far parlare di sé e poi venire escluso grazie a nuove osservazioni. È successo con Apophis e con 2024 YR4.
Scoperto nel 2004, Apophis diventò famoso perché inizialmente sembrava avere una probabilità non trascurabile di colpire la Terra nel 2029. Per un breve periodo raggiunse un livello alto sulla Scala Torino, diventando uno degli asteroidi più discussi di sempre. Oggi però sappiamo che Apophis non colpirà la Terra né nel 2029 né nei passaggi successivi più importanti, difatti le osservazioni ottiche e radio hanno escluso ogni rischio per almeno il prossimo secolo. Tuttavia, Apophis passerà il 13 aprile 2029 a circa 32.000 km dalla superficie terrestre, più vicino di molti satelliti geostazionari, fornendoci un’occasione rara per studiare come la gravità terrestre possa modificare orbita, rotazione e struttura interna di un piccolo corpo celeste.

Anche 2024 YR4 è stato un caso molto interessante. Scoperto alla fine del 2024, nel 2025 attirò attenzione giornalistica perché la probabilità di impatto con la Terra nel 2032 era salita a valori dell’ordine di qualche punto percentuale. Con nuove osservazioni, però, il rischio per la Terra è stato escluso.
Per un periodo rimase una piccola probabilità di impatto con la Luna, ma anche quella è stata eliminata grazie a nuove osservazioni del telescopio spaziale James Webb. Questi due casi ci mostrano come quando un oggetto viene appena scoperto, la sua orbita è ancora incerta e solo con nuove osservazioni, l’incertezza si restringe e quasi sempre il rischio scompare.
Come ci possiamo difendere dagli asteroidi in rotta di collisione con la Terra
La prima forma di difesa planetaria è scoprire gli asteroidi prima che diventino un problema. Per questo esistono programmi di sorveglianza coordinati da NASA, ESA, Minor Planet Center, International Asteroid Warning Network e Space Mission Planning Advisory Group. L’obiettivo è individuare gli oggetti, misurarne l’orbita, stimarne le dimensioni e capire se servano ulteriori osservazioni.
Il secondo passo è capire se, in caso di minaccia reale, potremmo modificare la traiettoria di un asteroide. La prima dimostrazione pratica è arrivata con la missione DART della NASA, che nel 2022 ha colpito Dimorphos, la piccola luna dell’asteroide Didymos, accorciandone il periodo orbitale di oltre 30 minuti.

Nonostante non fosse un asteroide pericoloso, la NASA ha usato Dimorphos come un esperimento controllato per testare la tecnica dell’impattatore cinetico. A completare il quadro c’è Hera, la missione dell’ESA che studierà in dettaglio il sistema Didymos-Dimorphos e gli effetti dell’impatto di DART.
In futuro sarà poi fondamentale NEO Surveyor, un telescopio spaziale NASA progettato specificamente per scoprire e caratterizzare asteroidi e comete potenzialmente pericolosi, inclusi oggetti scuri o difficili da osservare da Terra.
Cos’è l’Asteroid Day e perché si celebra il 30 giugno
L’Asteroid Day è stato riconosciuto ufficialmente dalle Nazioni Unite nel 2016 e si celebra ogni anno il 30 giugno. L’obiettivo è aumentare la consapevolezza pubblica sul rischio di impatto di asteroidi, ma anche spiegare cosa fanno gli astronomi per scoprire, seguire e caratterizzare gli oggetti che passano vicino alla Terra.
La data scelta è l’anniversario dell’evento di Tunguska, avvenuto il 30 giugno 1908. Quel giorno un oggetto probabilmente grande 50-60 metri entrò nell’atmosfera terrestre ed esplose sopra una zona remota della Siberia con una energia equivalente a mille bombe di Hiroshima causando devastazione su di una zona (fortunatamente disabitata) di circa 2200 km².
Sebbene gli oggetti dell’ordine del chilometro (o più) sono rari e per fortuna quasi tutti noti, quelli più piccoli sono invece molto più numerosi, più difficili da individuare e potrebbero comunque produrre effetti disastrosi a livello locale o regionale se dovessero esplodere sopra aree abitate. L’Asteroid Day serve quindi a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità di avere network di telescopi che scandagliano il cielo continuamente alla ricerca di oggetti potenzialmente pericolosi in rotta di collisione con la Terra.