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Fuga da Alcatraz: la verità sull’evasione dei 3 detenuti dall’isola nel 1962

Il tentativo di fuga da Alcatraz è stata una delle evasioni più famose della storia... Ma cosa accadde esattamente la notte dell'11 giugno 1962?

19 Settembre 2022
18:30
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Fuga da Alcatraz: la verità sull’evasione dei 3 detenuti dall’isola nel 1962
fuga da alcatraz

L'11 giugno 1962 Frank Morris e la sua banda scapparono da Alcatraz, abbandonando il carcere di massima sicurezza senza lasciare traccia. La storia è conosciuta grazie al film "Fuga da Alcatraz" con protagonista Clint Eastwood e girato proprio nella prigione 43 anni fa. Ma cosa accadde in realtà quella notte? E riuscirono davvero a scappare?

Il carcere di Alcatraz

All'epoca della sua costruzione, quello di Alcatraz era il carcere di massima sicurezza per eccellenza. Si trovava su un'isola a circa 2 km dalla città di San Francisco, nell'omonima baia. Per raggiungerla a nuoto sarebbe stato necessario attraversare acque gelide e forti correnti – anche se non era solo questo a renderla una struttura così sicura. L'edificio aveva ad esempio sbarre d’acciaio più resistenti rispetto a quelle delle altre prigioni, i muri erano di cemento armato e tutta la struttura era estremamente sorvegliata, sia all’interno che all’esterno. Inoltre il regolamento era estremamente rigido e prevedeva fino a 12 controlli giornalieri dei detenuti.

Alcatraz 3D

Chi erano i fuggitivi di Alcatraz

Il protagonista della storia è Frank Lee Morris, nato il 1° settembre del 1962 e arrivato ad Alcatraz nel 1960 dopo una lunga serie di reati compiuti negli anni precedenti. Una volta arrivato alla struttura strinse amicizia con Clarence e John Anglin, altri due criminali che aveva già conosciuto nel carcere di Atlanta. Il trio aveva già tentato la fuga da precedenti strutture e, quindi, si chiesero perché non fare la stessa cosa anche qui, ad Alcatraz. Per poter attuare il piano avevano però bisogno di un quarto uomo, Allen West, un dirottatore di aerei che si dimostrò presto interessato a far parte della banda.

Il piano della fuga

Per fuggire, il gruppo di fuggiaschi avrebbe dovuto scavare un buco sulla parete posteriore della propria cella per finire nel corridoio di servizio che si trovava lì dietro. Serviva anche qualcosa per tappare il buco nel muro e una soluzione per far sì che le guardie non si accorgessero della loro assenza durante la fuga – come ad esempio dei fantocci di cartapesta. Dopo aver abbandonato le celle avrebbero dovuto raggiungere il tetto, evitando di essere visti dalle guardie, e arrivare alla spiaggia. Da qui serviva un mezzo per abbandonare l’isola e raggiungere la costa. Lì avrebbero poi rubato auto, vestiti, e sarebbero scappati lontano, sperando di non essere mai più trovati.

Alcatraz testa cartapesta

Che fine hanno fatto i fuggitivi di Alcatraz?

Il piano andò a gonfie vele per tutti tranne che per West, il quale non riuscì ad uscire dalla propria cella in tempo e si trovò costretto a restare ad Alcatraz. Gli altri tre lasciarono l'isola a bordo del canotto che avevano costruito a partire da pezzi di impermeabile incollati tra loro: da quel momento in poi si persero completamente le loro tracce. Le indagini dell'FBI non riuscirono mai a trovare prove schiaccianti per confermare o smentire il loro arrivo a terra e quindi, dopo 17 anni di indagini, il caso venne chiuso per presunto annegamento dei tre fuggitivi. Nel corso degli anni emersero diverse altre prove che, secondo alcuni, testimonierebbero la riuscita del loro piano, ma al momento la versione ufficiale resta quella della morte in mare.

Perché Alcatraz è stato chiuso?

La chiusura di Alcatraz è, almeno in parte, legata alla fuga della banda di Morris ma non si tratta dell'unica causa. La principale motivazione è infatti legata al costo di gestione della struttura che, all'epoca, era nettamente più alto di quello delle altre prigioni statunitensi. Questo non dipendeva solo dall'alto numero di guardie presenti ma anche dal continuo approvvigionamento di viveri via nave – l'unico mezzo utilizzabile, trattandosi di un'isola. Il carcere chiuse quindi i battenti il 21 marzo 1963, riaprendo poi nel 1972 come museo aperto al pubblico.

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Stefano Gandelli
Redattore
Sono un geologo appassionato di scrittura e, in particolare, mi piace raccontare il funzionamento delle cose e tutte quelle storie assurde (ma vere) che accadono nel mondo ogni giorno. Credo che uno degli elementi chiave per creare un buon contenuto sia mescolare scienza e cultura “pop”: proprio per questo motivo amo guardare film, andare ai concerti e collezionare dischi in vinile.
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