Oggi non possiamo prevedere le eruzioni vulcaniche però esistono dei segni precursori, ovvero dei fenomeni che possono "annunciare" la ripresa dell'attività vulcanica, soprattutto per i vulcani a condotto chiuso. Tra i diversi tipi di osservazioni condotte per verificare lo stato di un vulcano vi sono l'aumento delle fumarole, la deformazione del suolo e i tremori vulcanici.

In questo video vi spieghiamo quali sono i segnali precursori di un'eruzione e quando si manifestano.

Aumento delle Fumarole

Per «fumarola» s’intende l’emanazione di un miscuglio di gas composto essenzialmente da vapore acqueo e da altri gas vulcanici, come anidride carbonica, anidride solforosa, acido solfidrico, acido cloridrico e altri componenti in minor quantità.
I gas emessi hanno temperature che possono oscillare da circa 100 °C fino a oltre 500°C. Nel momento in cui fuoriescono dal suolo vengono a contatto con un ambiente la cui temperatura è enormemente inferiore (temperatura ambiente) e condensano, formando i caratteristici «fumi», da cui deriva il nome del fenomeno.

Quando il magma inizia la sua risalita e tende ad avvicinarsi alla superficie terrestre, la diminuzione della pressione favorisce il rilascio dei gas, i quali, attraverso i pori e le fratture delle rocce del basamento del vulcano, arrivano in superficie, dando vita alle fumarole, dal tipico colore biancastro. Tendenzialmente più il magma risale, più il fenomeno delle fumarole tende a intensificarsi.
Inoltre un altro segnale importante è dato dalla chimica dei fluidi, che prima di un'eruzione mostrano dei cambiamenti composizionali dei dovuti all'aumento della componente magmatica.

Deformazioni del suolo e tremori vulcanici

Prima di un’eruzione vulcanica l’ascesa del magma può provocare una piccola variazione della pendenza delle pendici del vulcano, rilevabile con uno strumento chiamato «tiltmetro».

In altri termini, il suolo può localmente deformarsi, creando spesso anche delle fratture. Questo fenomeno è spesso accompagnato da terremoti, solitamente deboli e localizzati nell’intorno dell’edificio vulcanico. Queste oscillazioni continue del suolo (chiamate «tremore vulcanico»), a differenza dei terremoti tradizionali, possono durare anche per ore.

Quanto tempo prima dell’eruzione si manifestano i fenomeni precursori?

La risposta non è semplice e non può essere universale perché ogni vulcano (ricordiamo, a condotto chiuso) dev’essere considerato come singolare, unico e, in quanto tale, con delle caratteristiche e un’evoluzione diversa dagli altri. In altri termini, ogni vulcano ha una storia a sé.
Per vulcani a condotto aperto, come l’Etna e lo Stromboli, il discorso dei fenomeni precursori è da prendere ancor più con le pinze; si tratta di apparati vulcanici diversi da quelli chiusi per cui si comportano in maniera molto differente. Le riattivazioni, in linea di massima, sono raramente precedute (salvo casi recenti e ben documentati, come l’eruzione del Vesuvio del 1944) dai segnali precursori appena descritti. In altri termini, quelli a condotto aperto possono essere imprevedibili e sbottare come una bottiglia di Coca-Cola con dentro un pacchetto di Mentos.

A differenza dei fenomeni idrogeologici (frane, alluvioni, inondazioni) che si possono prevedere, limitare e potenzialmente evitare, i terremoti e le eruzioni vulcaniche non possono essere impediti né ridotti di magnitudo. Davanti a un sisma o a un’eruzione vulcanica siamo impotenti.
L’unica cosa che la scienza può fare è tentare di limitare il rischio con la prevenzione e ciò significa essenzialmente due cose:

  • Conoscere la probabilità d’insorgenza di un fenomeno per poter predisporre in tempo utile le difese;
  • Intraprendere delle politiche di prevenzione guidate dalla consulenza scientifica, alla scala comunale, regionale e nazionale.

Nel nostro Paese questi compiti rappresentano due tra gli obiettivi chiave del Dipartimento della Protezione Civile e INGV.

Articolo a cura di
Andrea Moccia