Centinaia di piscine, campi da golf sterminati, fontane che fanno spettacoli acquatici ogni giorno. C’è addirittura una riproduzione dei canali di Venezia! Las Vegas, si sa, è una città che non bada a spese e non ha limiti nelle sue proposte eccentriche. Con la crisi climatica in atto, tuttavia, può continuare a portare avanti questo stile di vita sfrenato? Vediamo quali sono i reali consumi di Las Vegas e cosa sta cercando di fare per, contenere lo spreco di acqua ed energia elettrica.

Una metropoli nel deserto

Andando a Las Vegas come turisti, è improbabile farsi domande sull’approvvigionamento idrico o i rischi ambientali. Eppure, dietro lo svago e i piaceri offerti dalla città, c’è una sfida continua per farla sopravvivere. Dallo Stratosphere, il casinò con la torre di 350 metri, si vede bene lo stacco impressionante tra la città e il territorio circostante. Finché siete nel suo perimetro, si trovano piscine enormi e campi da golf sterminati. Superato l’ultimo isolato, però, ci si ritrova nel deserto del Mojave, cioè in una landa desolata. Per mantenere le aree verdi, offrire spettacolari giochi acquatici e far bere e lavare migliaia di persone, serve un quantitativo considerevole di acqua. In tutta Las Vegas ci sono circa 350 alberghi e 100 casinò. Londra, che pure ne ha abbastanza, ne conta "solo" 30.

La diga di Hoover

Da dove arriva l’acqua per rifornire tutta Las Vegas? Dal lago Mead, poco fuori dalla città, alimentato dal fiume Colorado. È il più grande bacino d’acqua artificiale degli Stati Uniti e si è formato grazie alla diga di Hoover, costruita sul fiume Colorado. Las Vegas dipende da questa diga fin dagli anni '30: da lì ricava tutta l'energia elettrica e il 90% dell’acqua che viene consumata in città. Ma questa risorsa è a rischio, per almeno tre ragioni. La prima è legata al consumo: tanto per dirne una, solo il Golf Club di Angel Park consuma ogni anno 1 miliardo e mezzo di litri d’acqua. È più di quanto consuma in media una città italiana di 20.000 abitanti nello stesso lasso di tempo. Inoltre, l’espansione di Las Vegas non accenna a fermarsi. Con sempre più persone che abitano lì, la domanda di acqua continua a crescere.

Al di là di questo, l’acqua del lago Mead non arriva solo in Nevada – lo stato dove si trova Las Vegas -, ma anche in Arizona e California. Questo mette alla prova sia la portata del Mead che del fiume Colorado. A peggiorare la situazione, poi, c’è il rischio di desertificazione della zona. L’incremento del clima secco limita le nevicate e l’afflusso annuo di acqua è in calo. Ciò significa che il bacino del Colorado, e di conseguenza il lago, ricevono sempre meno acqua.

Acqua e rischio siccità

Anche i periodi di siccità si stanno facendo più frequenti e gravosi. L’anno scorso, a Las Vegas, non ha piovuto per circa 240 giorni. Le temperature in crescita, poi, fanno evaporare sempre più acqua, limitando ulteriormente questa risorsa. Si tratta di una combinazione di fattori pericolosa, che sta prosciugando il fiume Colorado e il lago Mead. I segni dell’abbassamento dell’acqua sono diventati quasi un’attrazione turistica, che si può osservare mentre si atterra con l’aereo. Per garantire l’approvvigionamento di acqua nonostante la riduzione del bacino, sono state costruite, negli anni, tre tunnel idraulici, che consentono di portare l’acqua dal lago alla città anche se il bacino si abbassa notevolmente. Ma ovviamente questo rimedio non arresta la riduzione del livello dell’acqua.

Torri di presa della diga di Hoover sul Lago Mead
in foto: Torri di presa della diga di Hoover sul Lago Mead

Tentativi eco-sostenibili

Che a Las Vegas si usino quantità esorbitanti di acqua è un dato di fatto. Però è anche vero che la città è sempre alla ricerca di nuove soluzioni per ridurre i consumi. Gran parte dell’acqua utilizzata dalla città viene trattata e reimmessa nel lago. Inoltre, a Las Vegas sono molto attenti agli sprechi. Alcuni investigatori sono addirittura incaricati di controllare che le persone non usino troppa acqua per innaffiare le piante! I privati, poi, ricevono incentivi se rinunciano ai propri prati ornamentali ed entro il 2027 è prevista la rimozione di tutti gli spazi verdi superflui: quelli nelle rotonde, negli uffici, nei condomini. Si dovrebbe così ottenere un risparmio del 15%. Nonostante questi accorgimenti, a Las Vegas il consumo medio a persona resta di circa 800 litri al giorno. Questo non vuol dire che ogni persona ne consumi davvero questa quantità, ma che la somma complessiva dei consumi della città, divisa per il numero degli abitanti, dà questa cifra. Valore che, comunque, supera i circa 500 litri di una città più grande e popolosa come Los Angeles.

Le origini di Las Vegas

Come siamo arrivati ad avere questa metropoli nel deserto? La criminalità organizzata ha sicuramente fatto la sua parte. La città che conosciamo oggi si sviluppò proprio grazie alla diga di Hoover, negli anni ‘30. Nel periodo della Grande Depressione, i posti di lavoro creati dalla costruzione dell’opera e la legalizzazione del gioco d’azzardo nel Nevada furono un mix perfetto. La criminalità organizzata fiutò presto l’occasione di guadagno, dando inizio al business dei casinò negli anni ‘30. Ma è dal 1946 che inizia l’epoca d’oro dei casinò, con l’apertura del Flamingo. Al progetto diede un contributo fondamentale il mafioso Bugsy Siegel, che concepì la prima struttura con ristoranti, spa, night club e tanto altro, oltre ovviamente al casinò. Il Flamingo fu l’archetipo su cui si sono poi basate strutture come il Caesar Palace, il The Venetian o il Luxor Hotel.

Lo Sky Beam, il Bat-segnale di Las Vegas

Proprio il Luxor, l’hotel a forma di piramide, è noto per il fascio di luce che parte dalla punta dell’edificio. È una sorta di Bat-segnale di Las Vegas, di notte lo si vede da qualsiasi punto della città. Lo Sky Beam del Luxor è composto da 39 lampade da 7000 watt e l’hotel pagava 1 milione di dollari l’anno di elettricità nei primi tempi dopo l’apertura nel 1993. Dal 2008, proprio per evitare sprechi eccessivi, viene accesa solo la metà delle lampade. Il Luxor è un caso limite, ma in generale, se guardiamo Las Vegas dall’alto di notte, sembra un fanale gigante in mezzo al deserto. Prima capitale del neon, ora è passata ai LED proprio per risparmiare sull’energia. La città, inoltre, punta molto su fonti rinnovabili. Dal 2016, tutte le strutture cittadine di Las Vegas, dagli uffici ai lampioni, sono alimentate da energie rinnovabili. In questo modo si risparmia il 30% di energia all’anno.

Lo Sky Beam del Luxor Hotel
in foto: Lo Sky Beam del Luxor Hotel

Il futuro della città

In questo discorso, però, non rientrano decine di casinò che sono privati. Tuttavia, per esempio, l’albergo della Metro-Goldwyn-Mayer ha avviato nel 2021 la costruzione di un parco fotovoltaico nel deserto fuori Las Vegas. Con i suoi 300.000 pannelli solari dovrebbe provvedere al fabbisogno di più di dieci strutture della Strip, la via dove sono gli hotel e casinò più famosi della città.

Las Vegas è una città contraddittoria. Non bada a spese e non pone limiti agli eccessi. Vuole offrire tutto, dalla cena sulla torre Eiffel alla partita a golf in pieno deserto. Allo stesso tempo, però, ha preso sempre più consapevolezza del proprio impatto ambientale e dei relativi costi. Ora sta cercando di rimanere se stessa, ma in versione sostenibile. Purtroppo, però, forse è proprio il tempo la risorsa che manca di più per effettuare questa transizione. Chi abita a Las Vegas è abituato al caldo torrido, ma il riscaldamento globale sta spingendo la situazione al limite. È la città degli Stati Uniti dove la temperatura sale più velocemente. Con una media di 40° d’estate manca poco prima che la situazione diventi insostenibile, proprio a livello fisiologico. Con la crisi climatica che stiamo vivendo, viene da chiedersi: possiamo permetterci una città come Las Vegas?

Articolo a cura di
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