Marsili_tsunami

Il vulcano sottomarino Marsili, più precisamente la sua possibile eruzione, è spesso protagonista di notizie allarmistiche. Le sue dimensioni, d'altra parte, sono le prime a impressionare: lungo circa 70 km e largo circa 30, è il vulcano attivo più esteso d'Europa. Un altro fattore che fa accrescere la preoccupazione nei suoi confronti è la sua ubicazione: la vetta del Marsili giace nel mar Tirreno, a metà strada tra Napoli e Palermo e la sua vetta è a circa 500 metri sotto il livello del maree, in particolare, più o meno, con la cresta a sfiorare i 500 m di profondità.
Viste le sue caratteristiche, la domanda che tutti si pongono è la seguente: l'eruzione del Marsili potrebbe provocare uno tsunami capace di raggiungere e danneggiare le coste italiane?
Il video che trovate nella parte superiore di questo articolo cerca di rispondere a questa e altre domande.
Vi proponiamo qui di seguito una sintesi.

Attraverso una serie di studi condotti a partire dal 1920, ma approfonditi soprattutto negli ultimi anni da CNR e INGV, si sono stabilite la natura del Marsili (è uno stratovulcano) e la sua attività – che si è rivelata molto più recente di quanto si pensasse: l'ultima eruzione dovrebbe essere avvenuta tra 3000 e 5000 anni fa.

Relativamente ad una sua eventuale eruzione, secondo l'INGV i 500 m di acqua che separano la cima del Marsili dalla superficie dell'acqua assorbirebbero gran parte dell'energia sprigionata dall'eruzione e gli unici segni riscontrabili probabilmente sarebbero, come dichiarato dal Ricercatore del'INGV Guido Ventura,  "l’acqua che bolle’ legata al degassamento e il galleggiamento di materiale vulcanico (pomici) che rimarrebbe in sospensione per alcune settimane (come accadde per l’eruzione del 2011 al largo dell’isola di El Hierro alle Canarie)".

Più incerta è la formazione di uno tsunami, il cui rischio rimane basso,  nel caso di un collasso laterale di una porzione del vulcano.
Attualmente "non abbiamo un sistema di monitoraggio sottomarino che ci permetta di comprenderne appieno l’attività, e nemmeno il livello di esplosività che dipende appunto dalla chimica dei suoi magmi". Queste sono le parole del Prof. Carlo Doglioni, presidente dell'INGV.

Articolo a cura di
Alessandro Beloli