
La caldera del vulcano di Yellowstone, nel Wyoming (Stati Uniti) si è sollevata di 2 cm nel suo bordo settentrionale. A segnalare questa anomalia, grazie a rilevazioni radar e GPS, è stato il Servizio Geologico degli Stati Uniti (USGS). Il sollevamento è stato registrato tra luglio e settembre 2025 e, benché non sia ragguardevole, deve essere monitorato con attenzione dal momento che quello di Yellowstone (giornalisticamente definito “supervulcano”) è uno dei vulcani attivi più pericolosi al mondo, che in passato ha causato eruzioni violentissime. L’attuale deformazione del terreno, comunque, rientra nel normale comportamento della caldera.
Il sollevamento della caldera di Yellowstone
Il sollevamento è stato registrato in un’area tra le più calde della caldera, poco più a sud del Norris Geyser Basin, che già in passato è stata oggetto di deformazioni. Qui tra il 1996 e il 2004 si è registrato un sollevamento di ben 12 cm. Questa deformazione, che fu chiamata “Anomalia del Sollevamento di Norris” o NUA, all’epoca fu attribuita all’accumulo di magma a una profondità di circa 14 km. Dopo il 2004, l’area si è abbassata di circa 7 cm, per poi manifestare un’alternanza di sollevamenti e abbassamenti tra il 2013 e il 2020 dovuti al rilascio di acqua proveniente dal magma. Nel corso degli anni successivi non si sono riscontrati particolari cambiamenti, ma a luglio 2025 le stazioni GPS hanno segnalato un sollevamento. A confermare questa variazione sono state le immagini radar dei satelliti: il confronto tra le immagini acquisite sopra la stessa area in momenti diversi ha fornito una misura precisa delle deformazioni del suolo. Tra settembre e dicembre 2025 l’area è anche stata interessata da un aumento dei terremoti, che potrebbero essere una risposta al sollevamento.

Perché non c’è pericolo di un’eruzione imminente a Yellowstone?
Recenti studi hanno individuato sotto la caldera di Yellowstone sette serbatoi magmatici a profondità comprese tra 4 e 47 km, contenenti circa 400 km3 di magma. Si è scoperto anche che il magma con la composizione più adatta a innescare eruzioni di tipo esplosivo, le più pericolose, si è accumulato soprattutto nella zona nordorientale della caldera. Gli studi compiuti finora hanno determinato che le eruzioni più violente dello Yellowstone hanno luogo all’incirca ogni 700.000-900.000 anni (in base alle ricerche più recenti addirittura fino a 1,5 milioni di anni). Considerando che l’ultima eruzione violenta è avvenuta circa 640.000 anni fa, anche se attualmente la quantità di magma presente sotto la caldera è notevole, non deve comunque costituire motivo di allarme. Ciò non toglie che nel frattempo potrebbero avere luogo eruzioni più modeste, di tipo effusivo. Tuttavia la recente deformazione, causata da meccanismi quali l’accumulo di magma o di fluidi di origine magmatica, non desta preoccupazioni dal momento che è di piccola entità. Evidenzia soltanto che quello di Yellowstone è un sistema attivo e dinamico, come testimoniano le sue intense manifestazioni idrotermali, quali geyser e sorgenti termali. Tramite questi fenomeni, la pressione dei fluidi circolanti nel sottosuolo diminuisce e con essa anche la probabilità che avvenga un’eruzione vulcanica esplosiva. Il meccanismo che mantiene “sotto controllo” la caldera è legato alla presenza, a 3,8 km di profondità nella zona nordorientale, di uno strato particolarmente poroso e parzialmente fuso che funge da “tappo” del serbatoio magmatico ma anche da valvola di sfogo, permettendo il rilascio dei gas.
