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6 Maggio 2026
6:00

10.037 persone nelle 14 città metropolitane italiane sono senza fissa dimora: la mappa Istat da Roma a Milano

Il primo conteggio nazionale Istat nelle grandi città: Roma in testa con 2.621 persone. Un senza dimora su sei ha meno di 30 anni e quasi il 70% è straniero.

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10.037 persone nelle 14 città metropolitane italiane sono senza fissa dimora: la mappa Istat da Roma a Milano
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Nella notte del 26 gennaio 2026, oltre 6000 volontari e rilevatori Istat hanno percorso le strade delle quattordici città metropolitane italiane per contare, uno ad uno, chi non aveva un posto dove dormire. Il risultato è il primo censimento nazionale sulle persone senza fissa dimora condotto con metodo uniforme: 10.037 individui sopra i 18 anni, tra chi dormiva in strada e chi era ospitato in una struttura di accoglienza notturna. A promuoverlo è stato l'Istat, in collaborazione con la fio.PSD-ETS, la Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora, con il supporto logistico delle amministrazioni comunali.

Come funziona il conteggio Point in Time e perché è importante

Il metodo utilizzato si chiama Point in Time: una fotografia scattata nella stessa notte in tutte le città, basata sull'osservazione diretta. I rilevatori hanno percorso l'intero territorio comunale suddiviso in aree predefinite, contando le persone presenti in spazi aperti, portici, sottopassi, stazioni, tende e auto. Parallelamente, nelle strutture di accoglienza notturna è stato registrato il numero di ospiti presenti. Non si tratta di un censimento completo della povertà estrema in Italia — restano fuori chi vive in insediamenti organizzati, in stabili occupati o presso privati — ma è il dato più sistematico e territorialmente ampio mai prodotto nel nostro Paese. Prima di questo, le informazioni erano frammentate, non comparabili tra città e affidate in larga parte ai registri delle organizzazioni del terzo settore.

Dei 10.037 individui conteggiati, poco più della metà erano ospitati in strutture di accoglienza notturna, mentre i restanti si trovavano in strada. Roma concentra il valore assoluto più alto, seguono Milano, Torino e Napoli.

La distribuzione non è uniforme nemmeno nella proporzione tra chi dorme in strada e chi è in struttura: a Genova i senza dimora in strada arrivano al 65,9% del totale locale, a Firenze al 59%, mentre a Bari e Messina la quota scende intorno al 20%. Questo scarto riflette sia la disponibilità di posti letto sia le caratteristiche climatiche e urbane di ciascuna città.

Giovani e senza dimora: chi sono i mille under 30 nelle strade italiane

Tra i dati più significativi del rapporto c'è la presenza dei giovani: uno su sei di chi dorme in un dormitorio pubblico o in una struttura di primo livello ha meno di trent'anni.

Le città del Sud e delle isole presentano le concentrazioni più elevate di giovani senza dimora in struttura. A Catania il 39,3% degli ospiti ha tra i 18 e i 30 anni, a Bari il 31,2%, a Messina il 25%. Anche Milano e Torino si collocano al di sopra della media nazionale. All'estremo opposto, a Genova i giovani rappresentano solo l'1,8% degli ospiti, con una distribuzione che segnala come in quella città la homelessness giovanile si manifesti prevalentemente fuori dai circuiti istituzionali. Il quadro in strada è altrettanto rilevante. Tra i senza dimora conteggiati all'aperto per cui è stato possibile rilevare l'età, i giovani under 30 rappresentano il 16,2% dei casi identificati, con punte a Cagliari e Messina.

Questi dati suggeriscono che la fascia giovanile è spesso quella meno raggiunta dai servizi: chi ha meno di trent'anni tende a restare invisibile più a lungo, a ricorrere a soluzioni informali o a evitare le strutture. La condizione di senza dimora in giovane età non è quasi mai il risultato di un percorso lungo di esclusione: è spesso uno scivolamento rapido, legato alla perdita di un lavoro, alla fine di un rapporto, all'uscita da un contesto familiare fragile. Arrivare presto significa avere margini maggiori di recupero, ma anche rischiare di normalizzare quella condizione.

Strutture di accoglienza e terzo settore: chi copre il vuoto dello Stato

Nella notte del conteggio erano operative 217 strutture di accoglienza notturna, per un totale di 6.678 posti letto, un numero che copra appena il 66,5% del totale. Molte di queste strutture sono piccole: solo nove strutture superano i 100 posti.

In alcune città il gap è particolarmente evidente. A Genova il rapporto tra capienza e persone senza dimora scende al 36,7%, a Venezia al 46,5%, a Firenze al 50,7%. Fanno eccezione Messina, dove la capienza dichiarata supera il numero di persone conteggiate, e Bari, dove il rapporto è quasi del 96%.

I servizi di accoglienza notturna vengono forniti sia da organizzazioni di terzo settore sia dai Comuni, e includono dormitori, accoglienze più strutturate, micro-accoglienze diffuse in piccoli appartamenti e, in alcuni casi, moduli abitativi mobili supportati da operatori. Accanto al letto per la notte, le organizzazioni gestiscono mense, sportelli di segretariato sociale, supporto per la residenza anagrafica, orientamento al lavoro, mediazione culturale. Le migliori pratiche messe in campo dal terzo settore a favore delle persone senza dimora si riscontrano nei contesti in cui esiste un sistema pubblico di programmazione degli interventi che, lungi dal delegare compiti pubblici, coinvolge e valorizza i corpi intermedi come autentici partner. Il problema è che questa condizione — uno Stato che programma e un terzo settore che realizza in modo integrato — è ancora l'eccezione, non la norma. Nella maggior parte dei casi, il terzo settore è il sostituto di un sistema pubblico che non c'è o non arriva.

Lo stesso conteggio dell'Istat è stato reso possibile grazie alla fio.PSD-ETS, che ha reclutato e coordinato la rete dei rilevatori sul campo. Senza quella struttura associativa, costruita in decenni di lavoro territoriale, non sarebbe esistita la capacità operativa per fotografare in una sola notte quattordici città metropolitane.

Nazionalità straniera e senza dimora: i numeri di un divario profondo

La dimensione della nazionalità è uno degli elementi più rilevanti del rapporto. Nelle strutture di accoglienza notturna le persone di nazionalità straniera sono 3.838, pari al 69% del totale. Tra quelle conteggiate in strada, la quota sale al 70,6% dei casi per cui è stato possibile rilevare questa informazione. Si tratta di una proporzione molto più alta di quella che la componente straniera occupa nella popolazione generale delle città considerate, e riflette una sovraesposizione strutturale al rischio di esclusione abitativa.

Una persona straniera senza dimora affronta spesso un doppio ostacolo: quello materiale della mancanza di un tetto e quello burocratico dell'accesso a servizi che richiedono una residenza, un permesso di soggiorno regolare, documenti che chi vive in strada raramente riesce a mantenere. Il fatto che in molte strutture l'unica condizione di accesso richiesta sia l'effettiva condizione di senza dimora — non i documenti, non la nazionalità — è uno degli elementi che rende quella rete di accoglienza informale e del terzo settore così decisiva. E così difficile da sostituire con qualcosa di più stabile.

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