
Uno studio recente ha individuato una struttura in mattoni di fango risalente almeno al VI secolo a.C. a diversi metri di profondità servendosi di radar satellitare e tomografia di resistività elettrica, dimostrando che queste due tecniche possano guidare gli scavi in contesti anche molto complessi con una precisione inedita. Lo studio, pubblicato su Acta Geophysica, si è concentrato sulla zona meno indagata del sito di Tell el-Fara'in, l'antica Buto, nel Delta del Nilo nord-occidentale. È uno dei siti più stratificati dell'antico Egitto: la sua storia va dal Predinastico (4000-3000 a. C.) all'era islamica (VII sec. d. C.), passando per l'Antico e il Nuovo Regno, il periodo Tardo, l'epoca Tolemaica e quella Romana. Secoli di frequentazione ne hanno fatto un tell (collinetta nata dalla stratificazione di più fasi archeologiche) formato da strati sovrapposti di mattoni di fango.
Il Delta del Nilo pone sfide specifiche: la falda dell'acqua è superficiale, i livelli profondi sono instabili e la densità degli strati rende lo scavo tradizionale in estensione inefficiente senza guida preliminare. La prima fase di lavoro ha usato immagini SAR del satellite Sentinel-1, elaborate con il software open source SNAP. Il radar penetra il suolo e rileva variazioni strutturali indicative di edifici sepolti. L'elaborazione ha identificato una grande anomalia con contorno ovale, che ha guidato la fase successiva.

La tomografia di resistività elettrica (ERT) misura la resistenza del suolo al passaggio di corrente: mattoni, sabbia, pietra e vuoti producono profili caratteristici, a seconda di come reagiscono. I risultati mostrano una stratigrafia su tre livelli. Tra gli 0 e i 3 metri vi erano anomalie diffuse coerenti con materiale perturbato di epoca Tolemaica o Romana (IV sec. a. C. – V sec. d. C.). Tra i 3 e i 6 metri, un'anomalia di alta resistività è stata interpretata come struttura in mattoni di fango del periodo Saitico, della XXVI Dinastia nella fase Tarda dell'Egitto dei Faraoni, tra il VII e il VI secolo a.C. Tra i 6 e i 7 metri, vi era poi uno strato di sabbia identificato come piano di livellamento artificiale dello stesso periodo, probabilmente a scopo edilizio.

Lo scavo in estensione, su un'area di 10×10 metri ha confermato le interpretazioni. Sono emersi muri in mattoni di fango e manufatti legati al culto: amuleti in faiance di Iside, Horus, Taweret, Bes e Wadjet, la dea patrona di Buto; un amuleto di Wadjet in calcare; una statuetta in bronzo di Horus bambino; uno scarabeo in steatite col nome di Thutmose III (faraone a metà del XV sec. a. C.) e frammenti di statue. Il complesso indica dunque una funzione funeraria o cultuale durante la XXVI Dinastia, quando Buto era un importante centro religioso del Basso Egitto.