
Vi hanno mai pagato per leggere un libro? A Singapore c'è un nuovo programma-challenge nato per il mese della lettura: si chiama ReadSG, è un'iniziativa del National Library Board (NLB) di Singapore ed è nato con l’obiettivo dichiarato di staccare le persone dai social media e dal doomscrolling per riportarle sulle pagine di un libro, pagandole a cottimo. All'iniziativa "per salvare i cittadini dal brainrot" si partecipa attraverso un'app: aperta, si attiva un timer che rimane in attività per 15 minuti, durante i quali dedicarsi alla lettura. Allo scadere del quarto d'ora, si ottiene una ricompensa, venti monete virtuali, ed è possibile una sessione al giorno. Per ogni 1000 monete accumulate, si ottiene un dollaro della valuta locale (pari a circa 70 centesimi di euro).
Servono circa cinquanta giorni di lettura per guadagnare quei settanta centesimi, e nell'arco di 365 giorni si ottengono 7.300 monete (cioè circa 5 euro), quindi nessuno diventerà ricco, ma Singapore spera con questo metodo di portare a migliorare concentrazione, pensiero critico e immaginazione. L’idea che sta dietro ReadSG poggia su una scommessa psicologica: quella che un'azione mossa da una microscopica ricompensa il denaro, ripetuta quotidianamente, possa trasformarsi in un'abitudine. «Sappiamo che le abitudini si costruiscono attraverso azioni piccole e costanti, quindi stiamo cominciando con un piccolo obiettivo, leggere per soli 15 minuti al giorno. Sul bus, prima di dormire o durante la pausa pranzo», ha dichiarato Melissa Tam, a capo del Consiglio nazionale delle biblioteche. Ma, facendo un passo indietro, davvero si può comprare la voglia per fare qualcosa?
Gli studi sulla ricompensa: quando funziona e quando no
Nel 1973, in una scuola dell'infanzia associata a Stanford, tre ricercatori in psicologia studiarono l'effetto delle ricompense su alcuni bambini che amavano particolarmente disegnare. Li divisero in gruppi: ad alcuni promisero un diploma-ricompensa se avessero continuato a disegnare, mentre ad altri non promisero nulla. Per un paio settimane, Mark Lepper, David Greene e Richard Nisbett li osservarono durante i momenti liberi di gioco e pubblicarono i risultati nello studio Undermining children's intrinsic interest with extrinsic reward: A test of the "overjustification" hypothesis.. I bambini a cui era stata promessa una ricompensa disegnavano meno rispetto a prima e molto meno di quelli che non avrebbero ricevuto il premio. L'attesa di una ricompensa, in qualche modo, aveva ridotto l'interesse dei bambini anziché nutrirlo: è il fenomeno che gli psicologi chiamano effetto di sovragiustificazione, per cui quando riceviamo un premio esterno per un'attività che già ci piaceva, il cervello "riscrive" la motivazione.
C'è un altro esperimento fatto nel 2011 dall'economista di Harvard Roland Fryer (Financial Incentives and Student Achievement: Evidence from Randomized Trials), che pubblicò i risultati di una gigantesca serie di test condotti in centinaia di scuole americane sul rendimento scolastico, costato milioni di dollari. In alcune scuole e città si pagavano i ragazzi per i risultati ottenuti (voti alti e buoni punteggi nei test), mentre in altre per il compimento di determinate azioni (frequentare le lezioni, leggere libri etc.). Pagare per i risultati non funzionò quasi mai (i voti non salirono), mentre pagare per le azioni ebbe delle conseguenze. Il caso più eloquente è quello di Dallas, dove gli alunni di seconda elementare ricevevano 2 dollari per ogni libro letto (con un tetto per semestre), a una condizione: dovevano superare un piccolo quiz sulla comprensione del testo, rispondendo correttamente almeno all'80% delle domande.
Gli esperimenti di Fryer mostrano che gli effetti degli incentivi dipendono anche da che cosa viene premiato e dal contesto. Allo stesso modo ReadSG adotta un meccanismo in cui si sceglie di pagare per un'azione concreta, più che per un risultato astratto. Resterà da verificare se questo incentivo contribuirà a trasformare la lettura in un'abitudine duratura.
Si può costruire un’abitudine? Servono in media 66 giorni
C'è una condizione perché tutto questo funzioni e il comportamento diventi effettivamente abitudine (cioè in un automatismo che il cervello esegue senza più bisogno di essere convinto ogni volta), senza essere abbandonato dopo poco. Come vi avevamo già spiegato in un altro articolo, infatti, non bastano 21 giorni per creare un’abitudine: la stima più affidabile arriva da uno studio della psicologa Phillippa Lally, pubblicato nel 2010 (How are habits formed: Modelling habit formation in the real world) sull’European Journal of Social Psychology, secondo cui servono in media 66 giorni perché un nuovo comportamento diventi automatico, con un intervallo enorme a seconda della persona e della difficoltà del gesto (la stima andava dai 18 giorni per bere un bicchiere d'acqua a dieta fino a 254 per abitudini più impegnative).
Il meccanismo di Singapore (una sessione al giorno, ogni giorno, per mesi) si presta a essere letto alla luce di questi studi: una sessione anche breve, ma ripetuta, può in qualche modo favorire la formazione di un'abitudine, anche se non c'è un numero preciso di giorni valido per tutti, e la ricompensa non è il fine, ma l'esca che tiene la persona incentivata a ripetere il comportamento abbastanza a lungo perché si consolidi. Come ha detto la direttrice del Consiglio nazionale delle biblioteche, la filosofia è quella delle «piccole azioni costanti».
Resta il rovescio della medaglia: uno studio del 2016 (J. Guryan, J. S. Kim e K. H. Park, Motivation and incentives in education: Evidence from a summer reading experiment) pubblicato su Economics of Education Review, condotto nell'ambito di un programma estivo di lettura, ha mostrato che questi incentivi funzionano molto meglio su chi era già un po' motivato in partenza, mentre possono non raggiungere in modo altrettanto efficace i meno motivati e più riluttanti (proprio quelli che una campagna del genere vorrebbe conquistare). Pagare per leggere, in sintesi, potrebbe dare la spinta finale a chi è già predisposto, più che convertire chi non lo è. Se ReadSG riuscirà a spostare anche loro, sarà un piccolo esperimento sociale di enorme interesse.
Chi ci ha già provato nel mondo: gli esempi
Singapore non è un caso isolato: ci sono in tutto il mondo esempi di Paesi che stanno cercando di intervenire, con diverse strategie, sul rapporto tra lettura e tecnologie digitali.
- Il Regno Unito ha proclamato il 2026 National Year of Reading (Anno Nazionale della Lettura), promosso dal Departement for Education, realizzato con il National Literacy Trust sotto lo slogan «Go All In», per contrastare quello che i promotori chiamano «un profondo calo del piacere di leggere» e portare a riscoprirlo. In questo caso non c'è un incentivo in denaro, ma un grande piano di eventi e iniziative tra scuole e biblioteche.
- Gli Emirati Arabi Uniti hanno lanciato una legge nazionale sulla lettura già nel 2016 e portano avanti la celebre Arab Reading Challenge, una competizione che mette in palio premi fino a un milione di dirham (circa 235 euro), coinvolgendo milioni di studenti di tutto il mondo arabo e incitandoli a leggere più libri possibile (oltre 50) all'interno di un anno accademico.
- L'Australia sceglie la via del divieto, attaccando il problema dal lato opposto: non più libri, ma meno schermo. Dal dicembre 2025 è diventata il primo Paese al mondo a vietare i social network agli under 16 (da Instagram a TikTok fino a YouTube). È una scommessa che tutti i governi stanno osservando con attenzione: la stessa Singapore sta valutando di limitare il tempo sui social per i minori.
- La Cina, dal 1° febbraio 2026, ha in vigore un regolamento nazionale sulla promozione della lettura: orari delle biblioteche prolungati, finanziamenti coordinati, una Settimana Nazionale della Lettura ad aprile. «Il regolamento», si legge, «mira a innalzare gli standard intellettuali, morali, scientifici e culturali del popolo cinese e a migliorare il senso civico generale della società, contribuendo agli sforzi della Cina per trasformarsi in un Paese con una forte cultura socialista. […] Il regolamento enfatizza inoltre la necessità di pianificare e costruire in modo scientifico le strutture pubbliche per la lettura e di sostenere l'integrazione tra lettura digitale e tradizionale. Richiede, inoltre, ai fornitori di servizi di lettura digitale di rafforzare la gestione dei contenuti e di offrire prodotti digitali di alta qualità. La cosa curiosa? In Cina il «tasso di lettura» non è in crisi, bensì in crescita (era al 51,7% nel 2004, ha toccato l'82,1% nel 2024).