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18 Settembre 2026
15:00

Von der Leyen e le sfide dell’Europa: la strategia UE per energia, difesa, AI, clima e social

Nel suo discorso sullo Stato dell'Unione, Ursula von der Leyen ha descritto un' Europa che si trova in una situazione contraddittoria: economicamente più solida rispetto alle crisi degli ultimi anni, ma allo stesso tempo esposta a una serie di vulnerabilità che riguardano energia, industria, sicurezza, tecnologia e cambiamento climatico.

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Von der Leyen e le sfide dell’Europa: la strategia UE per energia, difesa, AI, clima e social
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Il discorso sullo stato dell'Unione Europea è un intervento annuale del/della Presidente della Commissione europea dinanzi al Parlamento europeo, volto a definire le priorità dell'Unione per l'anno a venire. La Presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyn nel suo discorso del 16 settembre ha definito l'Unione Europea come “più forte che mai”, anche se può anche apparire “più precaria che mai”. L’Unione Europea vuole ridurre le proprie dipendenze strategiche e trasformare il peso economico del mercato unico in una maggiore capacità di agire autonomamente, e nei giorni scorsi si è parlato del possibile ingresso del Canada come membro associato. Analizziamo insieme quali sono stati i principali macro-temi affrontati e le attuali sfide per gli Stati membri – mentre qui trovate il video completo.

Problema limite energia: raddoppiare elettricità entro il 2040

Uno dei punti centrali e priorità dell’Unione Europea è l‘energia: dopo la drastica riduzione delle importazioni di gas dalla Russia, l'Unione Europea ha diversificato le proprie forniture e aumentato la produzione di energia rinnovabile e nucleare. Ma per la Presidente Von der Leyen il problema non è risolto: l'energia europea rimane costosa e questo rappresenta un limite alla competitività dell'industria.

La proposta è una maggiore elettrificazione dell'economia: secondo le stime citate dalla Commissione, raddoppiare la quota di elettricità entro il 2040 potrebbe ridurre di circa 260 miliardi di euro l'anno la spesa europea per l'importazione di combustibili fossili. C'è però un problema meno visibile: la rete elettrica: nel 2025 l'Europa avrebbe installato oltre 80 GW di nuova capacità rinnovabile, ma una quantità di capacità circa sei volte superiore a quella installata nell'anno sarebbe ancora in attesa di connessione alla rete. La sfida non è quindi soltanto produrre energia pulita, ma trasportarla e renderla disponibile quando serve. La Commissione intende intervenire accelerando le autorizzazioni e gli investimenti nelle reti.

Dipendenza dalla Cina: la questione materie prime

Un altro grande tema è la dipendenza industriale dalla Cina. Von der Leyen ha definito insostenibile l'attuale squilibrio commerciale: secondo il dato citato nel discorso, il deficit dell'UE nei confronti della Cina equivale a circa un miliardo di euro al giorno. Il problema non riguarda soltanto ciò che l'Europa importa, ma anche quanto siano concentrate alcune catene di approvvigionamento.

La Commissione indica una dipendenza dalla Cina superiore all'80% per molte materie prime critiche e fino al 90% per alcune terre rare. Questi materiali sono fondamentali per tecnologie molto diverse: batterie, veicoli elettrici, semiconduttori, sistemi energetici e applicazioni della difesa. Per questo Bruxelles vuole creare una nuova struttura europea dedicata alle materie prime strategiche, con l'obiettivo di diversificare gli approvvigionamenti e costruire riserve: è un cambiamento significativo rispetto alla logica economica tradizionale. Per anni la globalizzazione ha privilegiato soprattutto efficienza e costi bassi, ora invece sta introducendo un'altra variabile, ossia la resilienza delle catene produttive. Ad esempio, una materia prima leggermente più costosa può diventare strategicamente conveniente se evita che un'intera filiera dipenda da un singolo Paese.

La nuova strategia europea per la difesa e sicurezza

La guerra in Ucraina ha reso evidente un'altra dipendenza europea: quella dalle capacità militari degli alleati, soprattutto nei settori più costosi e tecnologicamente complessi. Nel discorso la Presidente Von der Leyen ha proposto una nuova strategia europea per la sicurezza e un meccanismo di consultazione simile, nella logica, all'articolo 4 della NATO.

Le parti si consulteranno ogni volta che, nell’opinione di una di esse, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata.
Art. 4 Trattato Nord Atlantico

L'idea è poter coordinare una risposta europea anche a minacce che non costituiscano ancora un attacco militare diretto: droni, sabotaggi, cyberattacchi e altre forme di guerra ibrida. La Commissione vuole inoltre rafforzare capacità definite "strategic enablers": difesa aerea e antimissile, trasporto strategico, rifornimento in volo, spazio e cybersicurezza. Il punto non è soltanto aumentare la spesa militare, ma sviluppare capacità che richiedono investimenti enormi e che difficilmente ogni Stato può costruire autonomamente. La difesa europea viene quindi presentata sempre più come un problema di coordinamento industriale e tecnologico, oltre che militare.

Intelligenza artificiale: al centro sicurezza e capacità di usarla nel modo corretto

Un'altra priorità è l'intelligenza artificiale. La strategia europea è anche sviluppare capacità di calcolo, infrastrutture e applicazioni industriali europee, utilizzando l'AI nei settori in cui l'Europa possiede già competenze: sanità, trasporti, agricoltura, manifattura, difesa e spazio. Parallelamente Bruxelles vuole continuare a intervenire sulla sicurezza dell'intelligenza artificiale e sui rischi dei modelli più avanzati. La sfida per l'UE, quindi, è riuscire a fare entrambe le cose senza che la regolamentazione aumenti troppo i costi per le imprese europee o, al contrario, che la ricerca di competitività riduca la capacità di controllare i rischi.

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Superfici calde osservate durante l'ondata di calore in Europa, 2026. Fonte: Wikimedia commons

Un clima che è ormai cambiato: in cosa consiste l’adattamento

Nel discorso il cambiamento climatico occupa uno spazio significativo, ma con un'enfasi diversa rispetto agli anni del Green Deal. Von der Leyen ha definito l'estate 2026 l’ “estate della verità”, citando i 660.000 ettari bruciati dagli incendi, le circa 12 milioni di tonnellate di raccolti persi e gli oltre 35.000 morti associati alle ondate di calore. Il messaggio è che la politica climatica non può più riguardare soltanto la riduzione delle emissioni: deve occuparsi anche di adattamento, ossia protezione delle città, gestione dell'acqua, agricoltura, prevenzione degli incendi, infrastrutture e sistemi sanitari. La mitigazione cerca di limitare il riscaldamento futuro riducendo le emissioni, mentre l'adattamento cerca di ridurre i danni prodotti da un clima che è già cambiato e continuerà a cambiare.

Un'Europa più integrata e forte anche fuori dall'UE

Tra le proposte più sorprendenti c'è quella relativa al Canada: Von der Leyen ha aperto alla possibilità che diventi il primo "associate member" dell'Unione europea, una formula che al momento non corrisponde a una vera adesione e i cui dettagli istituzionali devono ancora essere definiti. L'obiettivo sarebbe costruire una cooperazione molto più stretta su tecnologia, energia, difesa, Artico, materie prime critiche, batterie, intelligenza artificiale e sicurezza economica. È una proposta che si inserisce nella stessa logica delle altre iniziative del discorso: se il mondo diventa più competitivo e frammentato, l'Europa cerca di aumentare la propria capacità di cooperare con partner considerati strategici senza necessariamente integrarli nell'Unione.

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Niente social per i minori di 13 anni

Tra le proposte più rilevanti per i cittadini europei c'è l'EU Kids Act: la Commissione ha proposto un limite di 13 anni per l'accesso ai social media, 15 anni per gli account personali e maggiori obblighi di sicurezza e progettazione delle piattaforme per gli adolescenti. È un settore nel quale il dibattito scientifico è particolarmente complesso: l'associazione tra uso dei social, sonno, salute mentale e comportamenti a rischio è documentata in numerosi studi, ma stabilire un rapporto causale con l'uso dei social è molto più difficile. Il problema riguarda quindi non soltanto il tempo trascorso online, ma anche il tipo di contenuti, le modalità d'uso e le caratteristiche individuali degli utenti.

Lo stato dell'arte: un'Europa che cerca autonomia

Guardando l'intero discorso, emerge una strategia comune dietro temi apparentemente molto diversi. La domanda è quanto può essere autonoma l'Europa in un mondo nel quale le dipendenze economiche possono trasformarsi rapidamente in vulnerabilità strategiche? Tra tutti i temi citati, alcuni prevedono già programmi in corso, altri dovranno ancora essere trasformati in proposte legislative, finanziamenti o accordi tra gli Stati membri. Ed è proprio questa la principale incognita: il discorso definisce una direzione, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità dei 27 Paesi membri di finanziare e attuare concretamente queste politiche. Lo Stato dell'Unione descritto da von der Leyen, quindi, non è quello di un'Unione Europea che sta semplicemente cercando di tornare alla situazione precedente alle crisi degli ultimi anni, ma che sta tentando di adattarsi a un nuovo ambiente internazionale, nel quale energia, tecnologia, industria, clima e sicurezza sono sempre più intrecciati. La questione dei prossimi anni sarà capire se questa maggiore autonomia resterà soprattutto un obiettivo politico oppure riuscirà a trasformarsi in capacità industriale, energetica e strategica concreta e soprattutto comune e uniforme a tutti gli Stati membri.

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