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5 Dicembre 2022
9:30

Approfondiamo il ritrovamento archeologico di 24 statue di bronzo a San Casciano dei Bagni

L’8 novembre 2022 è stata annunciata una delle più importanti scoperte archeologiche italiane degli ultimi 50 anni, dai tempi dei Bronzi di Riace. Ecco un approfondimento del ritrovamento a San Casciano dei Bagni di 24 statue di bronzo.

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Approfondiamo il ritrovamento archeologico di 24 statue di bronzo a San Casciano dei Bagni
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(credit: Ministero della Cultura)

Nel mese di ottobre il team internazionale di archeologi e specialisti dell’Università per Stranieri di Siena, impegnato negli scavi del santuario etrusco-romano di Bagno Grande a San Casciano dei Bagni, ha portato alla luce un tesoro intatto comprendente 24 statue di bronzo e numerosi ex-voto in bronzo e 5.000 monete in oro, argento e bronzo.

Dalla Toscana la notizia ha rapidamente fatto il giro del mondo. Per il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e del Direttore generale Musei Massimo Osanna la scoperta di San Casciano dei Bagni testimonia «una volta di più che l’Italia è un Paese di tesori immensi e unici» e che questa «è la scoperta più importante dai Bronzi di Riace e certamente uno dei ritrovamenti di bronzi più significativi mai avvenuti nella storia del Mediterraneo antico». Quali sono il contesto e il significato in cui si colloca il più grande deposito di statue in bronzo dell’Italia antica?

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Prospettiva aerea dello scavo di San Casciano dei Bagni (credit: Ministero della Cultura)

Bagno Grande a San Casciano dei Bagni: area e progetto di indagine

San Casciano dei Bagni è un piccolo comune della Val d’Orcia, in provincia di Siena, noto da sempre per la presenza di fonti termali. Qui, infatti, sono state identificate 38 sorgenti naturali delle quali quella di Bagno Grande è la più significativa, data la sua portata di 90.000 litri di acqua per ora e la temperatura di 42°C. Le proprietà benefiche di queste acque sono state riconosciute e sfruttate dalle epoche più antiche (si stima un uso già nel Tardo Bronzo) e ancora oggi le vasche termali sono frequentate e utilizzate. La più intensa frequentazione dell’area è databile all’età pre-romana e romana.

La presenza di un importante sito archeologico romano a San Casciano dei Bagni è menzionata già in fonti rinascimentali (1585) e alla metà del XVIII secolo risalgono le prime esplorazioni non ufficiali ad opera del parroco del Paese, don Francesco Manciati. Solo nel 2018 però sono state avviate le prime attività di indagine archeologica nell’ambito del Roman Baths Project, sostenuto dal Ministero della Cultura, dalla Soprintendenza di Siena, dall’Amministrazione locale e coordinato dal prof. Jacopo Tabolli dell’Università per gli Stranieri di Siena.

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Lavori di scavo di San Casciano dei Bagni (credit: Ministero della Cultura)

Dopo una serie di indagini di superficie per individuare l’area da scavare e una prima breve campagna nel 2019, gli scavi veri e propri sono iniziati nel 2020 nella zona a sud della sorgente di Bagno Grande. L’archeologo Emanuele Mariotti ha diretto e continua a dirigere le attività sul campo di un team internazionale di studenti ed esperti che sta portando alla luce i resti di un complesso santuario multi-stratificato di epoca etrusco-romana. Vediamo di cosa si tratta per capire il significato della scoperta dei bronzi di San Casciano.

Il santuario salvifico di San Casciano dei Bagni: cronologia e significato

Le ricerche archeologiche sono concentrate nel settore della sorgente di Bagno Grande, dove sta venendo alla luce parte di un ampio santuario strettamente connesso al valore sacro attribuito alle acque termali. Il santuario fu in uso dal III secolo a.C. al V secolo d.C., quando la cristianizzazione dell’area ne decretò l’abbandono. Attualmente è oggetto di indagine la struttura romana di età imperiale.

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Visione dall’alto dello scavo di San Casciano dei Bagni (credit: Ministero della Cultura)

Si tratta di un edificio quadrangolare realizzato nella parte finale dell’Età Augustea (inizio del I secolo d.C.) e costruito sui resti di una struttura preesistente di epoca tardo-etrusca. La sopravvivenza dei luoghi sacri etruschi in epoca romana faceva parte del processo di “romanizzazione” che, dopo secoli di guerre, sancì l’assimilazione e integrazione politica degli Etruschi a Roma. Nell’ambito di questo processo si inseriva anche la monumentalizzazione di molti luoghi sacri etruschi, in particolare quelli legati al culto delle acque calde la cui sacralità era condivisa da entrambi i popoli.

A seguito di un incendio avvenuto alla fine del I secolo d.C., il santuario fu restaurato nel secolo successivo e rimase in uso fino all’arrivo dei Cristiani (V secolo d.C.) che smontarono l’edificio e ne modificarono la struttura. Il santuario veniva così abbandonato e non distrutto, nel rispetto della sacralità plurisecolare di un luogo così particolare.

Rovine del tempio di San Casciano dei Bagni
Rovine del tempio di San Casciano dei Bagni (credit: Ministero della Cultura)

Numerosi rinvenimenti epigrafici e figurativi hanno svelato i nomi delle divinità tutelari del santuario. Gli ex-voto (oggetti offerti alle divinità dai fedeli), le iscrizioni votive e le notevoli statue in bronzo appena rinvenute fanno tutte riferimento a divinità salvifiche alle quali erano riconosciute prerogative salutari e facoltà mediche.

Gli dei del santuario di Bagno Grande erano Apollo, Esculapio, Igea, Iside e Fortuna Primigenia. I fedeli svolgevano i riti di purificazione e depositavano le offerte nei pressi delle sorgenti, in un percorso che li portava dall’ingresso del santuario al luogo più sacro in assoluto, la grande vasca dove un mese fa è stato scoperto il più grande deposito di statue bronzee dell’Italia antica e l’unico di cui si può ricostruire il contesto.

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Una delle statue in bronzo rinvenute a San Casciano dei Bagni (credit: Ministero della Cultura)

Il significato e il valore storico delle statue di bronzo

Durante le difficili operazioni di scavo all’interno della vasca sacra, dove una pompa idrica doveva costantemente estrarre l’acqua che riempiva la vasca al ritmo di 15 litri al secondo, gli archeologi hanno scoperto un notevole deposito votivo. La scoperta di 24 statue in bronzo, 5 delle quali alte quasi un metro, è straordinaria sotto molti punti di vista.

L’eccezionale stato di conservazione delle statue è stato reso possibile dalla calda acqua termale nella quale erano immerse, le cui proprietà chimiche (è povera di zolfo e ricca di argilla) hanno permesso ai reperti di conservarsi in un ambiente senza ossigeno.

reperti trovati a San Casciano
Alcuni reperti trovati a San Casciano dei Bagni (credit: Ministero della Cultura)

Oltre alle statue si sono conservate iscrizioni etrusche e latine che furono incise prima della realizzazione delle opere. La datazione dei reperti tra il II secolo a.C. e il I secolo d.C. è suggerita proprio dalle iscrizioni che recano i nomi delle potenti famiglie dell’Etruria interna (i Velimna di Perugia, i Marcni dell’agro senese) affiancate a quelle romane: è la prova tangibile di un periodo di transizione e integrazione culturale tra la civiltà etrusca e quella romana che, seppure segnato da guerre e conflitti, vide i due popoli uniti nello svolgimento di ritualità condivise.

I bronzi di San Casciano raffigurano le divinità venerate nel santuario, insieme a bronzetti di organi o parti anatomiche per le quali si richiedeva l’intervento curativo delle divinità attraverso le acque termali. L’aspetto più notevole della scoperta, però, è nella possibilità di ricostruire il contesto originale di svolgimento del rito in cui vediamo le potenti famiglie del II-I secolo a.C. donare offerte alle acque e agli dei per poter essere curate e salvate. Quando in epoca primo-imperiale i Romani ricostruirono il santuario, le offerte e le statue ornamentali che avevano caratterizzato la fase d’uso più antica furono collocate all’interno della vasca e rispettosamente sigillate, preservandone il valore simbolico e sacro fino ai nostri giorni.

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Una delle statue in bronzo rinvenute a San Casciano dei Bagni (credit: Ministero della Cultura)
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