
Il bombardamento aereo su Dresda fu effettuato sull'omonima città tedesca tra il 13 e il 15 febbraio 1945 dalle forze aeree del Regno Unito e degli Stati Uniti. L’attacco aveva vari scopi, il principale dei quali era fiaccare il morale del nemico e indurlo alla resa. Gli effetti del bombardamento furono spaventosi: il centro di Dresda (che dopo la fine del conflitto sarebbe diventata una città della Germana orientale) fu raso al suolo quasi completamente; tra 25 e 40 mila persone restarono uccise. L’attacco, pur non essendo stato il più distruttivo della Seconda guerra mondiale, ha sollevato scrupoli di carattere morale in vasti settori dell’opinione pubblica anche nei Paesi vincitori. Per i vertici militari degli Alleati, però, l’attacco fu una legittima azione di guerra.
Perché Dresda è stata bombardata: l’arma aerea nella II guerra mondiale
Per comprendere le ragioni del bombardamento di Dresda, va ricordato che l’uso dell’arma aerea su vasta scala costituì la più importante innovazione della Seconda guerra mondiale rispetto ai conflitti precedenti. L’aviazione, esistente da alcuni decenni, aveva raggiunto un livello di sviluppo tale da poter portare la guerra anche lontano dalla linea del fronte e provocare danni e vittime in tutto il territorio del nemico.

Tutti i Paesi belligeranti fecero uso dell’arma aerea, effettuando sia bombardamenti tattici, cioè di supporto alle azioni militari, sia strategici, cioè non collegati direttamente alle operazioni in corso ma miranti a distruggere il potenziale bellico del nemico. Nei bombardamenti strategici rientrano, per esempio, gli attacchi alle industrie e quelli finalizzati a fiaccare il morale del nemico (il moral bombing).
L’intensità dei bombardamenti effettuati da ciascun Paese dipese esclusivamente dalle capacità della loro aviazione: nessuno limitò gli attacchi aerei per ragioni morali.
Tra le località colpite con maggiore violenza nel corso della guerra figurano le località inglesi attaccate dai tedeschi – come Coventry, semidistrutta da un bombardamento nel 1940 – e numerose città tedesche, italiane e giapponesi, colpite dagli Alleati. I bombardamenti di Amburgo del 1943 e di Tokyo nel 1945 furono tra i più noti e distruttivi, senza contrare, naturalmente, gli attacchi atomici su Hiroshima e Nagasaki.
La pianificazione e l'attacco a Dresda: chi lo decise
La decisione di attaccare Dresda fu presa dal comando alleato nel febbraio del 1945, quando già si profilava la vittoria. La Germania era infatti stretta in una morsa: era attaccata da ovest da USA e UK, sbarcati in Normandia nel giugno precedente, e da est dai sovietici, che avevano respinto l’attacco tedesco iniziato nel 1941 e intrapreso una poderosa controffensiva.

Fino al 1945 Dresda – una città d’arte con un importante centro storico di origine medievale – non era stata per lungo tempo al di fuori dal raggio di azione dei bombardieri. La decisione di bombardarla fu presa per il timore che, di fronte all’avanzata sovietica, il comando tedesco avrebbe spostato truppe sul fronte occidentale, rendendo più difficile le operazioni su quel fronte. Inoltre, il comando anglo-americano era intenzionato a creare confusione al nemico e, soprattutto, a fiaccarne il morale. Anche l’Urss, alla conferenza di Yalta del 4 febbraio, fece pressioni perché si colpissero le linee di comunicazione del nemico.
Il bombardamento e la tempesta di fuoco
Il bombardamento si sviluppò nell’arco di tre giorni, dal 13 al 15 febbraio 1945, e fu condotto sia dalla Royal Air Force britannica sia dall’aviazione statunitense. Le operazioni iniziarono nella notte tra il 13 e il 14 febbraio, quando circa 800 bombardieri inglesi sganciarono 1500 tonnellate di bombe esplosive e 1200 tonnellate di bombe incendiarie. L’attacco provocò un vastissimo incendio, dal quale, a causa dello spostamento d’aria provocato dalle esplosioni, scaturì una “tempesta di fuoco”: venti ardenti soffiarono sulla città sollevando persone e cose.
La città fu nuovamente attaccata l’indomani dai bombardieri B-17 americani, che sganciarono altre 1250 tonnellate di bombe, e nel mattino del 15 febbraio ancora dagli americani. Gli attacchi si svilupparono in ondate successive, organizzate in maniera da ostacolare il lavoro dei pompieri e delle squadre di soccorso. Le fiamme si spensero solo dopo una settimana.

Le conseguenze e il numero delle vittime
Gli effetti delle incursioni furono spaventosi. La città contava circa 222.000 appartamenti, dei quali 75.000 furono distrutti, 11.000 furono gravemente danneggiati, 7.000 furono danneggiati e 81.000 colpiti più lievemente. Furono distrutte anche numerose fabbriche, chiese e altri edifici. Il centro della città fu praticamente raso al suolo. Non è noto, invece, il numero esatto delle vittime: per anni si è speculato che potessero essere centinaia di migliaia, ma le stime più attendibili sostengono che furono tra 25.000 e 40.000.
Il bombardamento di Dresda fu un crimine di guerra o una legittima operazione militare?
Il bombardamento di Dresda è l’incursione aerea della Seconda guerra mondiale che ha provocato maggiori discussioni e scrupoli di carattere morale. L’attacco non fu il bombardamento più distruttivo. Altre incursioni, come quella su Tokyo del marzo 1945, provocarono molte più vittime; il quantitativo di bombe sganciato su altre città tedesche, in primis Berlino, fu molto più elevato. Quasi nessuno, però, ha messo in discussione la legittimità degli attacchi.

Invece, per alcuni settori dell’opinione pubblica il bombardamento su Dresda fu un crimine di guerra, perché in città non erano presenti obiettivi militari “diretti”, come industrie belliche, e perché fu effettuato per scopi “terroristici”, cioè per terrorizzare la popolazione e indurla così alla resa. L’attacco, inoltre, fu effettuato quando la Germania era di fatto già sconfitta e la sua resa era solo questione di tempo. Dresda, infine, aveva una straordinaria importanza sul piano culturale. Tra coloro secondo i quali l’attacco fu un crimine figurano lo scrittore tedesco Gunther Grass e storici britannici come Antony Beevor e Basil Liddell Hart.

Chi, al contrario, ritiene che il bombardamento fu un legittimo atto di guerra fa notare, anzitutto, che all’epoca non esistevano trattati internazionali che limitavano le incursioni aeree (erano in vigore solo le convenzioni sulla protezione dei civili in tempo di guerra). Inoltre, chi considera legittimo l’attacco mette in luce come Dresda non fosse una città indifesa, perché al suo interno erano presenti caserme e installazioni militari, e, come i tedeschi avessero a loro volta effettuato bombardamenti “terroristici” sul Regno Unito, che non avevano raggiunto l’intensità di quelli Alleati solo perché l’aviazione tedesca non ne aveva le capacità. Del resto, sin dal 1944 la Germania colpiva il Regno Unito con i razzi V2, che non avevano alcuna funzione militare, ma solo “terroristica”. Infine – ed è la motivazione più importante di chi ritiene giusto l’attacco a Dresda – i bombardamenti consentirono di accelerare la sconfitta della Germania e, quindi, di abbreviare la guerra, riducendo il numero di vittime totali e limitando i crimini del nazismo (si pensi all’Olocausto, che sarebbe continuato se la Germania non fosse stata sconfitta). Questa tesi è sostenuta dai vertici militari alleati, tra i quali il capo del comando bombardieri inglese, Arthur Harris.
Quel che è certo è che la popolazione di Dresda fu vittima degli eventi, ma la responsabilità principale della distruzione della città, come di tanti altri centri europei, ricade sul nazismo, che aveva voluto la guerra pensando di poter imporre la propria egemonia sull’Europa: senza le manie di potenza di Hitler e dei suoi sostenitori, Dresda non sarebbe stata distrutta.