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2 Febbraio 2026
16:00

Chernobyl prima del disastro nucleare: com’era fatta la città fantasma di Pripyat e com’è oggi?

Pripyat era il luogo nel quale vivevano tutti i lavoratori di Chernobyl. Ma com'era organizzata quella che oggi è una città fantasma dell'Ucraina? E che fine ha fatto oggi?

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Chernobyl prima del disastro nucleare: com’era fatta la città fantasma di Pripyat e com’è oggi?
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Un’immagine della città di Pripyat oggi, dopo essere stata abbandonata.

Quando sentiamo parlare di Chernobyl le prime immagini che ci vengono in mente sono quelle del disastro e di una zona disabitata, grigia e pericolosa. Ma non è sempre stato così: prima del 26 aprile 1986 la cittadina di Pripyat, situata a circa 3 km dal reattore n.4 della centrale, era la casa per circa 50 mila persone, la maggior parte delle quali impiegata all'interno della centrale stessa. Ma come era fatto questo centro abitato, oggi abbandonata a causa del disastro nucleare di Chernobyl?

La storia della città fantasma di Pripyat prima del disastro di Chernobyl

Pripyat è una città piuttosto recente: i lavori per la sua costruzione presero il via solamente nel 1970, quando le autorità sovietiche individuarono un'area a poca distanza dalla centrale nucleare di Chernobyl (anch'essa in costruzione) per ospitare tutto il personale. Questa zona dell'Ucraina infatti era lontana dalle grandi città e, soprattutto, distava pochi chilometri dalla ferrovia, permettendo di collegarla agevolmente con il resto del Paese.

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Una foto di Pripyat abbandonata. Credit: Matti Paavonen, via Wikicommons

Il primo grande edificio della città venne realizzato nel 1972 ed è interessante evidenziare come il piano originale non prevedesse la realizzazione di case indipendenti o di fattorie, ma solamente di grandi condomini residenziali. Forse oggi, con il senno di poi, nessuno di noi si trasferirebbe mai qui…ma dobbiamo metterci nei panni di un lavoratore sovietico del periodo.

Accettare di lavorare alla centrale avrebbe infatti dato a ciascuna famiglia accesso ad un appartamento gratuito, a un lavoro a tempo indeterminato e a tutti i servizi di una città nuova di zecca.

Come anticipato, la maggior parte degli edifici qui costruiti era di natura residenziale: parliamo di enormi palazzi in stile sovietico, all'interno dei quali erano presenti mono-, bi- e tri-locali, con sporadiche unità di dimensioni maggiori a cinque locali. Di seguito una mappa della città:

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Mappa della città di Pripyat. Credit: ShockD, ChNPP

Ogni colore rappresenta un quartiere. Quello rosa, ad esempio, era il centro cittadino, al cui interno possiamo trovare anche uno stadio e un grande parco. In azzurro chiaro poi troviamo l'area dedicata ai centri ricreativi e pubblici mentre in verde menta, a est, il complesso ospedaliero. Tutti gli altri colori riguardano invece quartieri residenziali, ciascuno dotato di alti palazzi in calcestruzzo.

Come possiamo notare, al centro della città è presente un'unica grande strada che portava direttamente alla centrale nucleare lungo la quale erano presenti alcuni degli edifici governativi più importanti, come il comitato di partito o il comitato esecutivo.

La fine della città: com'è oggi

La città di Pripyat morì ufficialmente il 27 aprile 1986, 16 anni dopo la sua apertura e 36 ore dopo l'incidente nucleare, quando il Governo sovietico ordinò la completa evacuazione del centro abitato. All'epoca le autorità promisero agli abitanti che sarebbero potuti tornare dopo soli 3 giorni: per questo motivo molti effetti personali come libri, foto, gioielli e giocattoli vennero lasciati indietro. Molti di questi verranno poi sequestrati dai liquidatori perché troppo radioattivi mentre altri, purtroppo, rubati da saccheggiatori. Per questo motivo quando, mesi dopo, agli abitanti fu concesso di passare velocemente da casa per recuperare i propri averi, molti di questi erano spariti.

Da quel momento in poi nessuno è più vissuto stabilmente a Pripyat. Oggi la città è disabitata, fatta eccezione per i turisti che con tour organizzati passano qualche ora tra le rovine di ciò che, un tempo, era considerata un'avanguardia urbana.

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Alcune zone della città di Pripyat oggi abbandonate. Credit: Wikiwind, via Wikicommons
Sono un geologo appassionato di scrittura e, in particolare, mi piace raccontare il funzionamento delle cose e tutte quelle storie assurde (ma vere) che accadono nel mondo ogni giorno. Credo che uno degli elementi chiave per creare un buon contenuto sia mescolare scienza e cultura “pop”: proprio per questo motivo amo guardare film, andare ai concerti e collezionare dischi in vinile.
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