
Emma Bonino è uno dei nomi più importanti dell’attivismo civile e umanitario e del femminismo italiano dell’ultimo secolo, con il suo impegno in particolare nelle campagne per la liberalizzazione dell’aborto e contro il nucleare, sia attraverso la propaganda referendaria, sia con atti di disobbedienza civile. Durante la sua carriera ha promosso svariate iniziative per la liberalizzazione delle droghe leggere e sul piano internazionale si è impegnata nella difesa dei diritti civili e politici, tra cui il divorzio, l’abolizione della pena di morte, il diritto all'autodeterminazione, all'eutanasia legale e al suicidio assistito.
Membro del Partito radicale dal 1975 e fondatrice di +Europa, nato come lista nel 2017 e costituitosi come partito nel 2019, è stata più volte deputata, deputata al Parlamento europeo e commissaria europea, oltre che due volte ministra, senatrice, vicepresidente del Senato (2008-2013) e nel 2015 ha ricevuto il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito. Sempre mossa dall’idea che i diritti umani non siano un lusso occidentale ma una questione universale, è scomparsa a Roma oggi, 11 settembre 2026, all'età di 78 anni.
Emma Bonino sfidò le leggi: da Bra a Montecitorio
Emma Bonino nasce il 9 marzo 1948 a Bra, in provincia di Cuneo, in una famiglia di origini contadine del Piemonte. Studia lingue e letterature straniere all'Università Bocconi di Milano, dove si laurea con una tesi sull'autobiografia di Malcolm X, il leader afroamericano dei diritti civili.
La sua carriera pubblica comincia con un gesto che la lancia subito nella scena politica nazionale. Nell'Italia dei primi anni Settanta l'aborto è illegale e clandestino: secondo le stime riportate dal Ministero della Salute, prima della legalizzazione gli aborti clandestini erano tra i 220mila e i 600mila l'anno e potevano provocare gravi complicazioni e anche la morte.
Nel 1975 Bonino, che vive quell'esperienza in prima persona, si avvicina al CISA (Centro d'Informazione sulla Sterilizzazione e sull'Aborto, fondato nel 1973 insieme ad Adele Faccio e diverse radicali femministe), una rete di ambulatori che pratica interruzioni di gravidanza con il cosiddetto metodo Karman (una tecnica di aspirazione a bassa pressione, all'epoca già usata negli ospedali di mezzo mondo) e organizza viaggi verso cliniche all'estero, in Inghilterra, Svizzera e Jugoslavia. Fa qualcosa che diventa per lei un metodo: invece di nascondersi, nel 1975 si autodenuncia per la pratica di aborto clandestino, e viene arrestata.
Nel 1976, a soli 28 anni, viene eletta deputata con il Partito Radicale. Quando nel 1977 il Parlamento deve decidere se autorizzare il processo contro di lei, Marco Pannella e la collega Adele Faccio, implorano la Camera di votare sì, in modo da ottenere risonanza mediatica: la Camera vota no, per togliere loro il palcoscenico, ma non basta. L'anno dopo, nel 1978, l'Italia approva la Legge 194, che legalizza e regolamenta l'interruzione volontaria di gravidanza. È il frutto del lavoro di un vasto movimento femminista, ed è anche merito del suo coraggio.
Il "metodo radicale": nonviolenza, referendum e digiuni
Il metodo di Emma Bonino e del suo storico compagno di lotta, Marco Pannella, leader carismatico dei Radicali scomparso nel 2016, affonda le radici nella nonviolenza gandhiana e si fonda su tre strumenti: il referendum abrogativo (lo strumento con cui i cittadini possono cancellare una legge, usato dai Radicali come un grimaldello per aprire questioni che i partiti evitavano), la disobbedienza civile e lo sciopero della fame e della sete, il digiuno, praticato da entrambi decine di volte come forma di pressione politica estrema.

È una politica fatta da minoranza permanente, ma in grado di imporre un’agenda, e viene adottata per divorzio, aborto, obiezione di coscienza, antiproibizionismo sulle droghe, giustizia e diritti dei detenuti. I Radicali hanno quasi sempre raccolto pochi voti, ma con le loro dimostrazioni hanno costretto i grandi partiti a prendere posizione su temi che avrebbero preferito ignorare. In un Paese a lungo diviso tra la cultura cattolica e quella comunista, Bonino ha incarnato una terza via laica e liberale che in Italia ha sempre avuto pochi rappresentanti e difficoltà a farsi eleggere.
L'Europa e il mondo: da Commissaria a ministra degli Esteri
Se in Italia restava una voce di minoranza, in Europa e sulla scena internazionale Bonino si è imposta, sedendo dal 1979 al Parlamento europeo, di cui diventa una delle figure più note. Tra il 1995 e il 1999 è Commissaria europea nella Commissione guidata da Jacques Santer, con deleghe alla pesca, alla tutela dei consumatori e soprattutto agli aiuti umanitari. Negli anni delle grandi crisi post-Guerra fredda (dai Balcani al Ruanda, dai Grandi Laghi africani all'Afghanistan) Bonino si costruisce una reputazione internazionale andando di persona nei teatri di crisi, grazie anche alle sette lingue, tra cui l’arabo, che riesce a parlare.

Nel 1999 arriva il suo miglior risultato elettorale: la "Lista Bonino" ottiene un inaspettato 8,5% alle elezioni europee, con cui conquista sette seggi. In Italia intanto diventa ministra per il Commercio internazionale e le Politiche europee nel secondo governo Prodi (2006-2008), poi vicepresidente del Senato e, dal 2013 al 2014, ministra degli Affari Esteri nel governo di Enrico Letta.
Le battaglie oltre i confini italiani
Tra le lotte a lei più care, quella contro la pena di morte: attraverso l'associazione "Nessuno tocchi Caino" Emma Bonino e i Radicali hanno guidato per anni la campagna diplomatica internazionale per una moratoria universale delle esecuzioni, culminata nel 2007 nella storica risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che invita gli Stati a sospendere le esecuzioni capitali.
Bonino si è battuta per tante altre cause: la campagna "Un fiore per le donne di Kabul" contro la discriminazione delle donne afghane sotto i talebani nel 1997, la mobilitazione internazionale contro le mutilazioni genitali femminili, l'attenzione mai spenta verso il mondo arabo, la lotta contro la fame nel mondo. Un impegno che nasceva sempre dallo stesso nucleo: l'idea che i diritti umani non siano un lusso occidentale ma una questione universale, da difendere anche quando è scomodo.
Nel 2017 ha fondato +Europa (Più Europa), il movimento con cui prova a portare in Parlamento una lista dichiaratamente europeista e liberale, con cui partecipa alle elezioni nel 2018.
Perché Emma Bonino ha lasciato il segno
Bonino verrà ricordata per la sua coerenza: ha fatto della nonviolenza, del garantismo (la difesa dei diritti degli imputati e dei detenuti), del laicismo e dell'europeismo linee non negoziabili per cinquant'anni, nonostante questo non abbia spesso portato consenso. Il suo lascito politico si misura anche nella capacità di aver portato nel dibattito pubblico italiano e di essersi sempre spesa, in prima persona e per decenni, temi che si sono trasformati in diritti (come la libertà individuale, la laicità dello Stato, il divorzio, l'aborto legale) che oggi diamo quasi per scontati.