
La guerra in Medio Oriente tra Stati Uniti e Iran si sta spostando verso un nuovo chokepoint strategico, lo stretto di Bab el-Mandeb: gli Houthi, il movimento armato yemenita sostenuto dall'Iran, hanno preso il controllo della storica città portuale di Mocha (situata a meno di 80 km dallo stretto) e hanno lanciato attacchi contro le strategiche isole di Hanish, nel Mar Rosso, respingendo verso sud le forze governative yemenite sostenute dall'Arabia Saudita fino a Dhubab, una città che si affaccia direttamente sullo stretto, proprio di fronte all'isola di Perim.
La strategia degli Houthi è chiara: chi controlla la costa yemenita che affaccia sul Mar Rosso, rafforza la propria presa su uno dei passaggi marittimi più trafficati e contesi del pianeta, lo stretto di Bab el-Mandeb, che dopo il blocco dello stretto di Hormuz ha acquisito ancora più importanza.
Lo scorso luglio, il gruppo aveva già dichiarato un blocco navale contro l'Arabia Saudita (il più grande esportatore di petrolio al mondo) e il dominio degli Houthi sul canale isolerebbe ulteriormente i produttori di petrolio del Golfo dalle loro principali rotte marittime. Complice anche l'inasprirsi degli attacchi tra USA e Iran, il prezzo del petrolio è schizzato oltre i 105 dollari al barile, con la produzione di greggio saudita che è crollata di 1,9 milioni di barili al giorno arrivando a 6,238 milioni, il livello più basso dal 1990.
Se entrambi gli stretti (Bab el-Mandeb e Hormuz) dovessero essere chiusi contemporaneamente, circa il 30% del petrolio globale trasportato via mare si bloccherebbe. I problemi, però, non riguarderebbero solo il petrolio: dallo Stretto di Bab el-Mandeb passa anche il 10% circa del commercio globale, con numerosi container in arrivo dalla Cina, dall'India e da altri Paesi asiatici e diretti verso l'Europa.
Va detto, comunque, che il controllo della città di Mocha non è sufficiente per controllare completamente Bab el-Mandeb (che dipende anche da Gibuti ed Eritrea e dalla presenza navale internazionale), ma potrebbe avere ricadute importanti sui rischi della navigazione attraverso lo Stretto.
Cos'è lo stretto di Bab el-Mandeb e com'è fatto
Lo stretto di Bab el-Mandeb si trova all'estremità meridionale del Mar Rosso, incastrato tra due continenti. Da una parte c'è lo Yemen, sulla Penisola Arabica, dall'altra ci sono Gibuti ed Eritrea, sulla costa africana. Questo collo di bottiglia marittimo rappresenta il punto in cui il Mar Rosso si collega al Golfo di Aden e, da lì, all'Oceano Indiano. Si trova sul lato opposto della Penisola Arabica rispetto allo Stretto di Hormuz, l'altro grande passaggio finito al centro della guerra tra Stati Uniti e Iran.

La cosa che colpisce di più sono le sue dimensioni. Nel punto più stretto lo stretto misura circa 18 miglia (circa 29 chilometri) ed è diviso naturalmente dall'isola yemenita di Perim (Mayyun, in arabo) in due canali: il traffico marittimo internazionale transita principalmente nel canale occidentale, largo circa 26 km e profondo circa 200 metri. Il canale orientale, invece, che raggiunge appena 30 metri di profondità e 3 km di larghezza, è utilizzato per il traffico locale e le piccole imbarcazioni.
All'interno del braccio di mare spuntano alcune isole di origine vulcanica e la profondità massima è di circa 300 metri: non a caso, in arabo Bab el-Mandeb significa “Porta delle Lacrime”, un soprannome che si deve alle condizioni di navigazione notoriamente insidiose in questo tratto di mare. Più a nord si trovano le isole Hanish, piazzate tra i porti di Hodeidah e Mocha. Gli Houthi in realtà già controllano Hodeidah, che hanno usato come base per la loro campagna di attacchi contro il traffico nel Mar Rosso.
Secondo una fonte militare yemenita, oltre a Mocha gli Houthi avrebbero conquistato anche l'isola di Zuqar, a sud del Mar Rosso, dopo attacchi missilistici e un assalto terrestre condotto con l'ausilio di imbarcazioni che trasportavano combattenti.
Perché uno stretto così piccolo conta così tanto (anche per l'Europa)
Un passaggio marittimo così stretto e trafficato viene definito in gergo “chokepoint”, cioè una strozzatura, un collo di bottiglia da cui è costretta a passare una quota enorme del commercio mondiale e che, proprio per questo, diventa un punto debole.
Bab el-Mandeb è la porta d'ingresso meridionale del Canale di Suez, che collega il Mar Rosso al Mediterraneo. Per intenderci, è lo snodo che permette a merci e materie prime di viaggiare direttamente tra l'Asia e l'Europa, senza dover circumnavigare l'intera Africa attraverso il Capo di Buona Speranza. Da questo tratto, passa il 12% del commercio mondiale.

Oltre alle merci, però, da Bab el-Mandeb passano anche il petrolio e i carburanti diretti dal Golfo al Mediterraneo: ora che lo Stretto di Hormuz è chiuso, l'Arabia Saudita ha infatti cercato di reindirizzare le sue esportazioni di petrolio verso il Mar Rosso. Più nel dettaglio, Riyadh ha spinto il suo oleodotto Est-Ovest (la cosiddetta Petroline) alla piena capacità, reindirizzando via terra il greggio dai giacimenti orientali fino al porto di Yanbu sul Mar Rosso. Per far sì che il greggio saudita raggiunga i Paesi asiatici, però, le navi devono necessariamente attraversare lo stretto in questione.

I numeri aiutano a capire la sua importanza. Secondo quanto riportato dall'Agenzia USA per l'informazione energetica (EIA), il volume di petrolio in transito attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb è passato da 5,7 milioni di barili al giorno nel 2020 a ben 9,3 milioni di barili al giorno nel 2023. Dopo l'inizio degli attacchi Houthi nello Stretto, il transito di greggio in questo checkpoint è invece calato, scendendo a 4,1 milioni di barili al giorno nel 2024 (circa il 5% del petrolio scambiato via mare a livello globale) e a 4,2 milioni di barili al giorno nella prima metà del 2025.
Il problema è che, nel caso in cui questo passaggio si bloccasse, le navi sarebbero costrette a deviare intorno al Capo di Buona Speranza, all'estremità meridionale dell'Africa, aggiungendo settimane di viaggio e costi enormi a una tratta che altrimenti sarebbe lineare.
E questa situazione si è già verificata in passato: con la campagna di attacchi degli Houthi iniziata a fine 2023, colossi della logistica e dell'energia dirottarono le proprie navi lontano dal Canale di Suez, facendole circumnavigare l'Africa. Il risultato fu immediato: costi di trasporto alle stelle e tempi di viaggio molto più lunghi. E più tempo e più soldi per spostare le merci significano, alla fine della catena, prezzi più alti e pressioni inflazionistiche che arrivano fino ai consumatori europei, mentre la stagione fredda si avvicina.