pianta luna
in foto: Credit: NASA, UF/IFAS photo by Tyler Jones.

Un team di ricerca californiano ha dimostrato per la prima volta che è possibile far crescere delle piante su un campione di regolite, cioè il suolo lunare portato a terra dalle missioni Apollo. Più in dettaglio, il team statunitense è riuscito a far sviluppare dei piccoli germogli di ​​‘arabetta comune’, una pianta poco importante dal punto di vista agronomico ma spesso utilizzata negli esperimenti scientifici per la semplicità del suo genoma e per il suo ciclo vitale piuttosto breve.
I risultati della ricerca sono stati pubblicati il 12 maggio 2022 sulla rivista Communications Biology e in questo articolo andremo a vedere perché questo lavoro è così importante per il mondo della biologia e dell’esplorazione spaziale.

L’esperimento con la regolite lunare

Le missioni Apollo della NASA furono rivoluzionarie e con un ampio sguardo al futuro: così ampio che alcuni campioni di suolo raccolti furono stipati per future analisi, attendendo tecnologie innovative per avere risultati più approfonditi. Questo è il caso della regolite, la polvere lunare utilizzata come suolo in questo innovativo esperimento di botanica. Per renderla “adatta” alla crescita delle piante è stato necessario aggiungere anche acqua e nutrienti. Nell'introduzione abbiamo accennato al fatto che la pianta scelta per l’esperimento, la cosiddetta “arabetta comune”, abbia una scarsa importanza agronomica. Per quale motivo allora è stata scelta?

arabetta comune

Diciamo che in biologia si usano negli esperimenti i così detti organismi modello. Gli organismi modello sono organismi che ben rappresentano una categoria di essere vivente e che per praticità (quali dimensioni, ciclo vitale e intervallo generazionale breve) ben si prestano a studi biologici. Per le piante l’organismo modello è Arabidopsis thaliana, una piccola pianta con un ciclo biologico rapido, che produce numerosi fiori frutti e semi permettendo di comprendere generalmente se le condizioni ambientali sono più o meno vivibili.

La crescita delle piante sul suolo lunare

I risultati dello studio sono stati parzialmente incoraggianti: le piante sono cresciute, anche se poco e lentamente! Questo risultato è molto significativo perché ha permesso di dimostrare come la regolite, o polvere lunare, potrebbe essere utilizzata come substrato di crescita per future coltivazioni spaziali – a patto di integrarla e diluirla con opportune quantità di acqua e nutrienti.
A tal proposito si è espressa anche Anna-Lisa Paul, autrice dello studio:

Siamo rimasti stupiti. Non l’avevamo previsto. Questo significa che i terreni lunari non bloccano gli ormoni e i segnali coinvolti nella germinazione delle piante.

Per quanto incoraggiante, questa tecnica di coltura ha comunque dei limiti. Si è notato ad esempio che le piante seminate su suolo lunare non solo erano di dimensioni più piccole rispetto a quelle cresciute su suolo “terrestre”, ma crescevano anche più lentamente. Questo, secondo i ricercatori, è legato proprio alla difficoltà delle piante nell’affrontare la diversa composizione chimica della regolite lunare.
Futuri studi dovranno essere fatti per comprendere quale è la “ ricetta di suolo ideale” contenente regolite che possa sostenere al meglio la crescita delle piante, e quindi permettere una fornitura di ossigeno e cibo in loco.

Articolo a cura di
Lorenzo Bonardo