
Con l'arrivo della bella stagione e le immancabili gite all'aria aperta, la probabilità di incrociare un serpente sui nostri sentieri aumenta notevolmente. In Italia sono presenti oltre 20 specie di serpenti ed è fondamentale saper distinguere due categorie ben precise: le bisce, del tutto innocue, e le vipere, che sono invece dotate di veleno. Riconoscerle al primo sguardo non è difficile se si conoscono i quattro dettagli chiave che le differenziano: la forma della pupilla (rotonda per le bisce, verticale per le vipere), la geometria della testa, le squame e le proporzioni di corpo e coda. Imparare queste differenze è fondamentale non solo per la tranquillità personale, ma anche per evitare di fare del male ad animali innocui che sono importanti per l'equilibrio dei nostri ecosistemi.
Le differenze principali e caratteristiche
Distinguere una vipera da un innocuo colubride (la famiglia a cui appartengono le bisce) è piuttosto semplice se si sa dove guardare. I dettagli a cui prestare attenzione sono quattro:
- Occhio e pupilla: è il tratto distintivo più marcato. Le bisce hanno pupille rotonde, molto simili a quelle umane. Le vipere, invece, hanno una pupilla verticale ed ellittica, proprio come quella dei gatti.

- Testa: la forma del capo ci dà un ottimo indizio. Le bisce hanno una testa ovale e affusolata, che segue in modo dolce e continuo la linea del corpo senza stacchi netti. Le vipere hanno invece una testa a forma di triangolo (con base larga e muso stretto), ben distinta dal resto del corpo. Attenzione però: sebbene sia un buon indizio, non è un carattere distintivo assoluto, in quanto anche alcuni serpenti innocui possono appiattire la testa assumendo questa forma se spaventati.
- Squame sulla testa: se si guarda l'animale da vicino, si può notare che le bisce hanno squame grandi e lisce, simili a delle placche. Sulla testa delle vipere, invece, le squame sono molto piccole e numerose.

- Corpo e coda: le bisce sono agili, solitamente più lunghe e dalla corporatura snella, con una coda che si assottiglia in modo molto graduale. Tra le bisce e gli innocui colubridi più comuni troviamo la biscia dal collare (Natrix natrix), frequentatrice dei corsi d'acqua, che raggiunge facilmente i 120 cm di lunghezza, potendo sfiorare i 150-200 cm negli esemplari femmina più grandi; simile per habitat e dimensioni (100-130 cm) è la biscia tassellata (Natrix tessellata). Molto noto è anche il biacco (Hierophis viridiflavus), il classico serpente nerastro o giallo-nero delle nostre campagne: innocuo e velocissimo, misura tra i 150 e i 200 cm. Le vipere, al contrario, appaiono molto più tozze e corte, e la loro coda si restringe in modo brusco, quasi come se fosse un'appendice separata dal resto del corpo. La vipera comune (Vipera aspis), la specie più diffusa in Italia, e il marasso (Vipera berus), diffuso sulle Alpi, misurano in media appena 60-80 cm. Leggermente più grande è la vipera dal corno (Vipera ammodytes), presente nel Nord-Est e riconoscibile per un piccolo corno sul muso, che arriva a 90 cm. Negli Appennini centrali vive invece la vipera dell'Orsini (Vipera ursinii), la più piccola in assoluto, che raramente supera i 40-50 cm.

Cosa fare in caso di incontro e morso
Se vi trovate faccia a faccia con uno di questi rettili e appurate dalle pupille o dalla forma del corpo che si tratta di una biscia (quindi non velenosa), potete stare tranquilli: al primo rumore, molto probabilmente, scapperà via.
Se invece vi rendete conto di avere davanti una vipera, dovete sapere che non sono assolutamente animali aggressivi pronti a rincorrere le persone. Essendo sorde ai suoni aerei ma capaci di percepire in modo eccellente le vibrazioni del terreno, se sentono i vostri passi in avvicinamento, la loro prima e unica opzione è sempre nascondersi e fuggire. Questi animali amano frequentare luoghi assolati e poveri di vegetazione, nascondendosi sotto le pietre o fra gli arbusti bassi. L'attacco, quindi, avviene solo ed esclusivamente per difendersi: mordono se vengono calpestate accidentalmente o se ci si mettono le mani sopra inavvertitamente.
Per prevenire questi inconvenienti in campagna o in montagna, basta indossare un abbigliamento adeguato (scarpe chiuse e pantaloni lunghi), evitare di muovere pietre a mani nude e usare robusti guanti di cuoio se si raccolgono bacche o funghi sotto i cespugli.
Se dovesse verificarsi un morso e l'animale dovesse inoculare il veleno, l'avvelenamento genererà effetti locali e sistemici. Inizialmente si avverte dolore intenso, gonfiore e arrossamento nella parte colpita. Dopo circa 30 minuti possono manifestarsi disturbi generali come secchezza della bocca, cefalea, vomito, tachicardia e abbassamento della pressione arteriosa. Una simile dose di veleno ha solitamente effetti poco rilevanti in un individuo adulto in salute, ma può rivelarsi pericolosa in un bambino o in un piccolo animale domestico.
In caso di morso, le linee guida del Soccorso Alpino e del Dipartimento di Prevenzione delle ASL sono chiare: è assolutamente necessario mantenere la calma e non correre, perché il movimento rende più rapida la diffusione del veleno nel sangue. Bisogna chiamare immediatamente il 112 e, nell'attesa, lavare se possibile la ferita con acqua e sapone, evitando rigorosamente l'alcol. Sono assolutamente inutili e dannosi i tentativi "fai-da-te" di incidere la ferita o aspirare il veleno.