
L’antichissima arte giapponese del piegare la carta, cioè l’origami, potrebbe sembrare solo un passatempo creativo, ma ha applicazioni in campi che vanno dall'ingegneria alla medicina, fino all'esplorazione spaziale. Piegare un materiale in modo intelligente permette infatti di comprimere strutture molto grandi in volumi estremamente ridotti, per poi dispiegarle quando serve.
È proprio per questo che gli origami sono fondamentali anche nel progetto Starshade della NASA, che sfrutta una particolare tecnica di piegatura, chiamata “flasher pattern”, per trasportare nello spazio un pannello grande quanto un campo da baseball, ripiegato all'interno di un cilindro abbastanza piccolo da entrare in un razzo. Una volta aperto, il pannello si posizionerebbe tra un telescopio e una stella lontana, bloccandone la luce e permettendo di osservare direttamente i pianeti che le orbitano attorno, normalmente nascosti dal suo intenso bagliore.
L'obiettivo del progetto è ottenere immagini dirette di questi pianeti e studiarne l'atmosfera, per capire se alcuni possiedano caratteristiche compatibili con la presenza della vita. Il progetto è in fase di costante sviluppo, ma negli ultimi mesi il team ha alzato ulteriormente l'asticella, proponendo una versione di Starshade con un diametro di circa 99 metri, paragonabile a quello della Stazione Spaziale Internazionale. Se realizzata, sarebbe una delle più grandi strutture mai progettate per essere dispiegate nello spazio.
L’obiettivo del progetto Starshade e come funziona
Esiste un pianeta “gemello” della Terra fuori dal nostro sistema solare? Per rispondere a questa domanda, la NASA da decenni analizza gli “esopianeti”, cioè i pianeti al di fuori del nostro sistema solare, che orbitano attorno a stelle diverse dal Sole. Ad oggi si utilizzano diverse tecniche per scovarli, ma riuscire a fotografarli direttamente permetterebbe di ottenere informazioni ancora più dettagliate.
Il problema è che la luce riflessa da un esopianeta può essere miliardi di volte più debole di quella emessa dalla stella attorno a cui orbita. È come cercare di fotografare una lucciola accanto a un faro acceso: il bagliore della stella rende il pianeta praticamente invisibile.

Per superare questo ostacolo, la NASA ha progettato Starshade. Proprio come proteggiamo i nostri occhi dal bagliore del Sole mettendo la mano davanti al viso, il dispositivo Starshade dovrebbe proteggere la fotocamera di un telescopio dalla luce della stella senza bloccare quella proveniente dal pianeta. Posizionandosi a decine di migliaia di chilometri davanti a un telescopio spaziale, il dispositivo Starshade, un enorme pannello dalla forma di un girasole grosso quanto un campo da baseball, si allineerebbe perfettamente tra il telescopio e la stella, consentendo di osservare direttamente i pianeti che le orbitano attorno e di analizzarne l'atmosfera.
Come ripiegare un campo da baseball in un razzo
Quando è completamente aperto, Starshade ha la forma di un girasole e le dimensioni di un campo da baseball. Trasportare nello spazio una struttura così grande rappresenta una sfida ingegneristica tutt'altro che banale. Gli ingegneri della NASA chiamano questo il "problema della valigia": come far entrare qualcosa di enorme in uno spazio ridottissimo, per poi farlo tornare enorme una volta in orbita.
La soluzione a questo problema è stata trovata dal team di Manan Arya, professore della Stanford University ed esperto di origami. Sfrutta uno schema di piegatura chiamato “flasher pattern” che permette di far collassare una superficie piatta in un cilindro molto compatto, mantenendo la possibilità di dispiegarla completamente una volta raggiunta la destinazione.

Nel caso di Starshade, il disco centrale viene ripiegato seguendo questo schema, formando una spirale verso il centro. Attorno al nucleo vengono poi avvolti i petali che completano la struttura. L'intero pannello entra così nel vano del razzo e, una volta nello spazio, si apre automaticamente fino ad assumere la caratteristica forma a girasole

Una tecnologia ancora in sviluppo
Starshade è una tecnologia tuttora in sviluppo. Secondo uno studio pubblicato a febbraio 2026 su Nature Astronomy, il prossimo obiettivo è realizzare una versione con un diametro di circa 99 metri, una dimensione paragonabile a quella della Stazione Spaziale Internazionale, da testare in orbita terrestre. La ricerca, a cui hanno partecipato anche i premi Nobel John Mather e Michel Mayor, ha mostrato che uno Starshade di queste dimensioni potrebbe permettere di osservare direttamente pianeti al di fuori del Sistema Solare utilizzando tre dei più grandi telescopi terrestri. A marzo 2026, inoltre, un gruppo di circa 30 esperti si è riunito al Keck Institute for Space Studies del California Institute of Technology per definire il percorso tecnologico necessario a trasformare il progetto in una possibile futura missione spaziale.