
Un temporale estivo di media intensità può scaricare centinaia di litri di acqua sul tetto di un'abitazione, per di più in pochissimo tempo. La non corretta canalizzazione unita ad un errato smaltimento potrebbero comportare continue infiltrazioni nei tompagni, formazione di muffa ed eventuali danni permanenti che si accumulano e peggiorano nel tempo, nonché – nei casi più estremi – possibili cedimenti dei terreni di fondazione e severi danni strutturali. Per questo motivo ogni edificio è dotato di un sistema di smaltimento delle acque meteoriche, progettato e realizzato in base a rigorosi principi fisici e idraulici.
Il percorso dell'acqua piovana: il ruolo della copertura e della lattoneria
Durante un evento meteorico, la pioggia investe il tetto di un'abitazione indistintamente da come questo è fatto o dalla pendenza che ha. L'acqua scorre naturalmente verso le quote inferiori, seguendo le linee di massima pendenza e i percorsi che oppongono minore resistenza al moto. In altre parole, l'acqua intraprende la strada energeticamente meno dispendiosa per spostarsi e, se non la trova, ristagnerà. Seguendo questa logica, il compito delle strutture esterne di un tetto è proprio quello di realizzare un percorso preferenziale per lo spostamento del fluido, in modo da garantirne il rapido allontanamento, evitando ristagni e scongiurando possibili infiltrazioni.
Questo avviene in primis grazie alle pendenze del tetto. In un tetto a falde questa condizione è presto realizzata dal momento in cui l'acqua segue le geometrie degli spioventi della copertura; su edifici terrazzati, o comunque dotati di coperture piane, al contrario, sarà necessario dotare la superficie di strati terminali inclinati mediante il livellamento del massetto.
Una volta terminato il deflusso sulla copertura, entra in gioco la lattoneria: l’insieme degli elementi metallici ancorati alle strutture del tetto che costituiscono il sistema deputato a raccogliere e convogliare l’acqua. Partiamo dalla grondaia, il canale di raccolta orizzontale fissato lungo il bordo inferiore del tetto, la cosiddetta linea di gronda.

Lo scopo della grondaia è di intercettare l'acqua che scivola lungo le falde della copertura; anche se a occhio nudo può apparire perfettamente orizzontale, una grondaia possiede sempre una leggera pendenza, compresa solitamente tra lo 0,5% e l'1%, strettamente necessaria a guidare il deflusso verso lo scarico senza far mai ristagnare l'acqua. Il fluido raggiunge poi la bocchetta di scarico, un elemento di raccordo progettato per evitare turbolenze e accelerare la caduta all'interno del pluviale, ovvero il tubo verticale che corre lungo la facciata dell'edificio.
Quest'ultimo ha il compito cruciale di trasportare l'acqua dalla quota del tetto fino a terra in modo controllato e contenuto. Giunta alla base, l'acqua trasportata entra in un pozzetto di raccolta, eventualmente sifonato e grigliato per evitare la risalita di cattivi odori e fermare le impurità solide. Dal pozzetto, l'acqua viene smaltita nel sistema di raccolta comunale, che in alcuni casi può coincidere con la fognatura, a seconda del tipo di rete di cui è dotato il comune (fognatura mista o separata).
Dimensionamento e posizionamento dei pluviali
Per progettare un sistema di smaltimento delle acque meteoriche è necessario disporre di tre dati di partenza: quanto è esteso il tetto, quali sono le pendenze e quali sono le precipitazioni attese nell'area di interesse, ovvero l'intensità pluviometrica massima della zona geografica. Con un diametro del tubo pluviale piccolo rispetto alla quantità d'acqua confluita nella grondaia, il tempo necessario allo smaltimento aumenterà e, di conseguenza, si verificherà la tracimazione dell'acqua dalla grondaia per inefficienza del sistema. Per un tetto di cento metri quadrati si utilizza generalmente un pluviale con un diametro compreso tra gli 80 e i 100 millimetri. La gestione può avvenire anche attraverso più punti di discesa, solitamente disposti agli spigoli del fabbricato.
I metodi di raccolta e smaltimento
Nei sistemi moderni si tende a separare le acque meteoriche da quelle reflue, evitando per quanto possibile il loro recapito nella fognatura nera per limitare il sovraccarico dei depuratori durante gli eventi meteorici intensi. Nelle aree urbanizzate le acque meteoriche vengono invece convogliate nella fognatura bianca, dedicata esclusivamente a questo scopo. In assenza di questa rete, l'acqua viene mandata in speciali pozzi perdenti o trincee drenanti sotterranee, dove si infiltra lentamente nel terreno ricaricando le falde acquifere in modo del tutto naturale.
Esiste anche una via ecosostenibile di moderna concezione: invece di disperdere l'acqua, il pluviale viene deviato all'interno di una grande cisterna. L'acqua viene immagazzinata e, attraverso un semplice sistema di filtraggio e una pompa idraulica, può essere riutilizzata per irrigare il giardino, lavare l'auto o alimentare gli sciacquoni dei WC, abbattendo drasticamente il consumo di acqua potabile domestica.
Tecniche di manutenzione
Il nemico di questo sistema di regimentazione delle acque non è la pioggia, ma il materiale solido: foglie secche, rametti, nidi di uccelli e accumuli di materiale possono creare degli sbarramenti. L'acqua, conseguentemente, inizia a ristagnare: il peso di una grondaia piena d'acqua può arrivare a deformare i supporti metallici che la tengono ancorata al tetto. Inoltre, durante la stagione invernale, l'acqua ferma rischia di ghiacciare.
L'espansione naturale causata dal passaggio dallo stato liquido a quello solido può generare rotture nei tubi in rame e nei raccordi in PVC. Per prevenire questi problemi, la buona pratica costruttiva prevede l'installazione di apposite retine bombate, chiamate para-foglie, posizionate sulla bocca del pluviale, oltre a imporre una pulizia periodica dei canali orizzontali.