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1 Marzo 2024
18:30

Com’era fatto e funzionava un veliero da guerra del XVIII secolo? Ecco il video in 3D

Vediamo come erano fatti i velieri da guerra del XVIII secolo attraverso la HMS Victory, la più grande delle navi inglesi da combattimento, simbolo della potenza delle navi da guerra dell'epoca.

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Com’era fatto e funzionava un veliero da guerra del XVIII secolo? Ecco il video in 3D
galeone da combattimento
Credit: Jacob O’Neal – Animagraff

Le navi da guerra del XVIII secolo rappresentano un'epoca d'oro nella storia navale e della navigazione, incarnando la potenza marittima e militare di molte nazioni attraverso le loro imponenti strutture e capacità belliche. Il veliero fu un poderoso veliero da guerra, progettato per affrontare la navigazione oceanica e resistere durante gli scontri diretti con le navi nemiche. Un esempio emblematico di questa grandezza è la leggendaria HMS Victory, varata nel 1765 dalla corona inglese, una nave maestosa che ancora oggi incanta gli amanti della storia navale. Capiamo la sua struttura e il suo funzionamento grazie a un video in 3D e all'articolo che segue.

La struttura dell'imbarcazione: una testimonianza dell'abilità artigianale

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Credit: Jacob O’Neal – Animagraff

Cominciamo dalla struttura portante della nave ovvero il telaio. Le navi da guerra del XVIII secolo erano, per l’epoca, la tecnologia più avanzata disponibile. La costruzione dello scafo partiva con l’unire diverse assi di legno fissate con elementi in legno o metallo e ancorata alla chiglia. Le assi venivano poi modellate nella forma desiderata, per dare alla nave il suo design caratteristico. Queste assi verticali si collegavano tra di loro con le travi del pavimento sostenute da supporti verticali.

Non è tutto: è importante sottolineare il ruolo cruciale che svolgeva lo scafo. Questo era composto da assi verticali e orizzontali che racchiudevano a loro volta il telaio in una corazza spessa circa 70 cm, una sorta di carro armato galleggiante rivestito da un'armatura di legno. La struttura si completava con gli alberi: il più alto svettava per oltre 70 m sopra il livello del mare e tutti e tre erano sostenuti da ogni piano arrivando sul fondo nave, dove erano ancorati con grandi blocchi di legno alla chiglia. Infine lo scafo, fino alla linea di galleggiamento, era rivestito da uno strato di rame che proteggeva la nave dalla corrosione.

Alberi, Vele e Sartiame: Configurazione e Funzionamento

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Credit: Jacob O’Neal – Animagraff

Gli alberi e le vele erano un'altra parte fondamentale dell'equipaggiamento di una nave a vela del XVIII secolo. Queste enormi strutture di tessuto, sostenute da robusti pennoni e sartiame – ovvero i cavi e le cime – consentivano alla nave di sfruttare la forza del vento per muoversi attraverso l'acqua. Le vele venivano manovrate dai marinai attraverso un intricato sistema di cavi e verricelli, consentendo loro di regolare l'angolo e la tensione delle vele per sfruttare al meglio la direzione e la forza del vento.

Le vele venivano progettate in modo da poter essere alzate, abbassate o manovrate in base alle esigenze del momento. Ad esempio, le vele quadre, montate sui pennoni principali e di mezzana, erano ideali per catturare il vento da dietro e spingere la nave in avanti. Le vele di trinchetto e di fiocco, montate più in avanti, consentivano alla nave di navigare controvento, catturando il vento da un lato e permettendo alla nave di virare in diverse direzioni.

La stiva: cuore pulsante delle operazioni a bordo

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Credit: Jacob O’Neal – Animagraff

La stiva della nave era lo spazio in cui venivano conservate le tonnellate di provviste necessarie per sostenere l'equipaggio durante lunghe traversate in mare aperto. La stiva era divisa in due piani, era senza finestre e veniva ventilata attraverso un sistema di condotti e grate di ventilazione che andava fino al ponte. Quest'ultima era un labirinto di casse, barili e sacchi, contenenti tutto ciò di cui l'equipaggio aveva bisogno per sopravvivere in mare. Pensate che a bordo c’era un negozio di abiti per i marinai, un dispensario medico e un piccolo ambulatorio.

L'acqua, fondamentale per l'idratazione e per cucinare, veniva conservata in barili sigillati per evitare il deterioramento e il contagio. Il cibo, spesso costituito da biscotti, carne salata, legumi secchi e altri alimenti non facilmente deperibili, veniva stivato in modo che fosse facilmente accessibile durante le lunghe traversate. Le munizioni venivano conservate in un apposito spazio, pronte per essere utilizzate in caso di necessità.

Il ponte dei cannoni: la potenza bellica di una nave da guerra

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Credit: Jacob O’Neal – Animagraff

Sulla HMS Victory i ponti erano tre e potevano ospitare fino a 104 cannoni di diversi calibri. Questi ultimi erano montati su supporti robusti e potevano essere manovrati per puntarli in diverse direzioni attraverso un sistema di corde e carrucole. I cannonieri, con le loro abilità, erano capaci di caricare e sparare rapidamente i cannoni. Ogni cannone era progettato per sparare un certo tipo di proiettile, che poteva essere una palla di cannone, una granata o un colpo di diverso tipo, a seconda delle esigenze della situazione.

Il processo di caricamento di un cannone richiedeva una coordinazione precisa e un addestramento specializzato. Dopo aver pulito la canna con un verme, un pezzo di ferro battuto a forma di spirale e una spugna, i marinai caricavano la cartuccia contenente la polvere da sparo, seguita dal proiettile. Una volta che il cannone era pronto, veniva accesa la miccia, sparando il proiettile verso il bersaglio.

Il ponte dei cannoni era un luogo di grande attività durante le battaglie navali, con i cannonieri che lavoravano instancabilmente per mantenere i loro cannoni in azione e respingere gli attacchi nemici. Non tutti sanno che anche queste navi hanno delle pompe di sentina per mantenere la nave all’asciutto. Queste pompe rimuovevano l'acqua dalla stiva attraverso un sistema che permetteva di sollevare l’acqua e pomparla fuori dalla nave attraverso tubi di legno. Tutte e quattro le pompe, operando simultaneamente, potevano spostare 1760,22 l/min di acqua dalla stiva.

Dove dormiva l’equipaggio?

La maggior parte degli 800 membri dell'equipaggio della nave aveva poco spazio per dormire, infatti le amache su cui dormivano erano posizionate una di fianco all’altra cercando di occupare il meno spazio possibile. Durante i turni di riposo i cannoni venivano spostati e posizionati sui lati della nave per lasciare spazio ai marinai che dormivano. I ponti potevano ospitare molte amache, circa 400, grazie alle rotazioni di guardia, infatti metà dell’equipaggio lavorava mentre l’altra metà riposava.

Il ponte di coperta: centro dell'azione e dell'attività degli ufficiali

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Jacob O’Neal – Animagraff

Il ponte di coperta era il fulcro dell'azione e dell'attività incessante a bordo della nave. Diviso in varie sezioni, ciascuna con una specifica funzione, era il luogo dove gli ufficiali supervisionavano le operazioni mentre i marinai svolgevano una moltitudine di compiti. Nella sezione anteriore si trovava il quartier generale dell'equipaggio, dove venivano pianificate le rotte e prese decisioni cruciali. La sezione centrale ospitava il pozzetto, con il timone e il timoniere che dirigevano la nave. Il timone era collegato attraverso una serie di cavi a delle pulegge che, una volta azionate, lo facevano girare nella direzione desiderata.

Le ancore

La nave aveva sette ancore, di cui le principali erano quelle della prua, mentre alcune erano appese vicino alla poppa. Ogni ancora pesava circa 4536 kg, con i relativi cavi ancorati che erano ancora più pesanti. C’erano gru su entrambi i lati, insieme a una trave chiamata "testa di gatto", usata per abbassare in sicurezza le ancore della nave. Dopo il posizionamento, i robusti cavi da otto pollici di diametro si occupavano del resto. Sollevare e calare le ancore poteva richiedere ore e coinvolgere numerosi marinai.

Classe ‘88, sono laureato in Scienze Geografiche e prima di Geopop ho lavorato per lo sviluppo di progetti socio-ambientali, scritto un romanzo di viaggio, insegnato Geografia, Storia e Lettere alle superiori e fatto divulgazione su YouTube e RaiGulp. Viaggiare e raccontare il mondo è la mia passione: geopolitica, luoghi, usi e costumi, storie… Da bambino adoravo Piero Angela e Indiana Jones.
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