13 Aprile 2023
18:30

Coprire i nostri ghiacciai con teli o neve artificiale li aiuterà a non fondere?

Sulle Alpi si cerca di contrastare la rapida fusione dei ghiacciai dovuta al riscaldamento globale coprendone la superficie artificialmente. Quali risultati dobbiamo aspettarci?

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Coprire i nostri ghiacciai con teli o neve artificiale li aiuterà a non fondere?
telo ghiacciaio

I ghiacciai alpini stanno fondendo rapidamente a causa del riscaldamento globale: è risaputo, ma il ritmo con cui ciò accade potrebbe sorprendere. Nell’ultimo secolo i ghiacciai svizzeri hanno perso circa il 65% del loro volume, di cui più del 15% solo tra il 2016 e il 2022 – anno in cui è andato perso ben il 6% del volume a causa delle scarsissime nevicate e delle temperature costantemente sopra la media. Secondo gli scienziati, ciò significa che entro il 2100 i ghiacciai alpini situati a quote inferiori ai 3600 m scompariranno.

Di fronte a questa spaventosa accelerazione, sulle Alpi si sta provando a conservare i ghiacciai coprendoli con teli geotessili e alimentandoli con neve artificiale. In che cosa consistono queste tecniche e in che misura possiamo considerarle efficaci?

L’equilibrio di un ghiacciaio

Un ghiacciaio può essere considerato stabile quando c’è un equilibrio tra due processi: alimentazione e ablazione. L’alimentazione consiste nell’accumulo di neve in inverno. L’ablazione è invece la perdita di neve e ghiaccio per fusione durante i mesi più caldi. Quando prevale l’accumulo il ghiacciaio si espande, mentre se prevale l’ablazione si ritira.
Per tentare di conservare un ghiacciaio, quindi, si può agire in due modi: coprendone la superficie in estate per limitarne la fusione, oppure incrementando artificialmente l’accumulo di neve in inverno.

L'idea di coprire i ghiacciai con i teli

Da anni in estate su molti ghiacciai alpini vengono installate speciali coperture. Si tratta di teli geotessili bianchi e spessi circa 3-4 mm, costituiti da poliestere e fibre di polipropilene. Sul Presena, tra Trentino-Alto Adige e Lombardia, questo tipo di copertura è stata estesa per ben 100.000 m2. La funzione di questi teli è aumentare l’albedo del ghiacciaio. Ma che cos’è l’albedo?
Questo termine indica la capacità di una superficie di riflettere la radiazione solare: più una superficie è chiara, maggiore è la quantità di radiazione che riflette e minore quella che assorbe (per poi riemetterla sotto forma di calore). Neve e ghiaccio, quindi, hanno un albedo elevato, mentre quello della roccia nuda è basso.

I nostri ghiacciai, però, stanno diventando sempre più scuri. Questo perché la loro progressiva fusione, dovuta all’aumento delle temperature, fa emergere i frammenti rocciosi prima intrappolati nel ghiaccio e rende instabili i versanti, i cui detriti vanno ad accumularsi sulla superficie del ghiacciaio. Anche l’inquinamento atmosferico contribuisce all’annerimento. Un ghiacciaio scuro ha un albedo inferiore: ciò significa che assorbe più radiazione solare e quindi ne riemette di più sotto forma di calore, facendo aumentare la temperatura dell'aria. A sua volta, l’incremento della temperatura fa aumentare la fusione del ghiaccio e di conseguenza diminuire l'albedo.

ghiacciaio telo austria
Il ghiacciaio di Tiefenbach, in Austria, ricoperto di teli geotessili. Credit: Tiia Monto, CC BY–SA 3.0, via Wikimedia Commons

Si tratta di un vero e proprio circolo vizioso, che si cerca di interrompere proprio con l’utilizzo dei teli geotessili. Ma quanto si è rivelato efficace coprire i ghiacciai? È stato stimato che l'applicazione dei teli riduce la fusione di circa il 60%. Sembrerebbe un buon risultato, se non fosse che il loro utilizzo su larga scala viene ritenuto impraticabile a causa dei costi elevatissimi e della scarsa sostenibilità dal punto di vista ambientale (si pensi alle emissioni legate al trasporto dei teli ad alta quota e alla produzione di materie plastiche e al rilascio delle fibre nell'ambiente).

L'opzione di innevare artificialmente i ghiacciai

Un metodo alternativo ai teli geotessili è la produzione di neve artificiale per aumentare il naturale accumulo invernale e l'albedo dei ghiacciai. La neve ha un albedo maggiore rispetto a quello del ghiaccio e quindi una maggiore capacità di riflettere la radiazione solare e rallentare la fusione.

La produzione di neve artificiale con le tecniche tradizionali richiede enormi quantitativi di acqua ed energia. Per questo, sul ghiacciaio del Morteratsch, in Svizzera, è stata sperimentata una tecnica più sostenibile. È stato installato un sistema di tubi sospesi (già sperimentato sull’Himalaya) che, come un impianto di irrigazione, ricopre il ghiaccio di neve prodotta utilizzando l’acqua di fusione del ghiacciaio stesso. Questo progetto ha dimostrato che la neve artificiale può rallentare la fusione, ma i costi troppo elevati e l’impatto ambientale lo renderebbero comunque non applicabile ad aree estese.

ghiacciaio neve artificiale
Il ghiacciaio del Morteratsch, in Svizzera. Credit: Ximonic (Simo Räsänen), CC BY–SA 3.0, via Wikimedia Commons

Le conclusioni degli esperti sulle tecniche per rallentare la fusione dei ghiacciai

Oltre a teli geotessili e neve artificiale, nel mondo sono state proposte altre tecniche per rallentare la fusione dei ghiacciai. In Svizzera, per esempio, un geografo ha suggerito di utilizzare speciali barriere per contrastare l’azione dei venti freddi che scendono lungo i versanti asportando neve e ghiaccio. Ancora più singolare è la proposta di un esperto di glaciologia nelle Ande: dipingere con pigmenti naturali le rocce ormai nude ad alta quota in modo da aumentarne l’albedo.

Gli scienziati sono d'accordo nel sostenere che tutte queste pratiche, però, non possono rappresentare una soluzione alla fusione dei ghiacciai. Sono in grado al massimo di rallentarla e rivelarsi utili su scala locale per salvaguardare l'economia delle località turistiche di montagna. Teli e neve artificiale non possono neppure essere considerate tecniche sostenibili; al contrario, comportano ulteriori costi ambientali. L'unico modo per preservare in parte i nostri ghiacciai rimane contenere l'aumento delle temperature entro 1,5 °C rispetto al periodo preindustriale, intervenendo sulle emissioni di gas serra.

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