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16 Ottobre 2026
16:30

Cosa significa guerra ibrida e perché è difficile definirla: il caso Russia-Ucraina

Spesso sui giornali si legge l’espressione “guerra ibrida”, usata a proposito di vari conflitti contemporanei, in particolare di quello tra Ucraina e Russia e per le tensioni tra NATO e Mosca. Tuttavia, il concetto non è semplice da applicare e spesso può ingenerare confusione e ambiguità.

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Cosa significa guerra ibrida e perché è difficile definirla: il caso Russia-Ucraina
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Immagine realizzata con AI a puro scopo rappresentativo.

La guerra ibrida è un conflitto in cui i belligeranti, per danneggiare il nemico, usano sia armi militari “tradizionali”, sia strumenti non convenzionali, come gli attacchi informatici, le pressioni economiche, la disinformazione, persino i flussi migratori.

La distinzione tra guerra ibrida e guerra convenzionale non è sempre semplice, in considerazione del fatto che, già nel passato, gran parte dei conflitti sono stati combattuti non solo con mezzi militari, ma anche attraverso altri tipo di strumenti. Da una prospettiva storica, quindi, la guerra ibrida non è certamente un fenomeno nuovo: negli ultimi tempi, tuttavia, il concetto di guerra ibrida ha guadagnato grande popolarità ed è usato frequentemente dai mezzi di comunicazione in relazione alla guerra tra Russia e Ucraina e alle tensioni geopolitiche tra la NATO e Mosca.

Cosa è una guerra ibrida

Per guerra ibrida in genere si intende un conflitto in cui le parti in lotta (che siano Stati o attori non statali) usano sia strumenti militari convenzionali, sia strumenti non militari per indebolire o sabotare un avversario. L’aggettivo ibrido, infatti, indica qualcosa che nasce dall’unione o dall'incrocio di due o più elementi diversi tra loro.

Nel caso della guerra ibrida, le parti in lotta si servono, oltre che delle armi, di mezzi diversi. Tra i più comuni figurano gli strumenti informatici, usati per condurre attacchi hacker; strumenti comunicativi, per fare propaganda e diffondere fake news con l’obiettivo di influenzare l’opinione pubblica; strumenti economici, per colpire le infrastrutture e i centri di produzione del nemico.

La guerra ibrida, dunque, non si combatte soltanto sul campo di battaglia, ma anche in ambito economico, informatico, politico e comunicativo. Non si colpiscono soltanto le forze armate, ma anche le infrastrutture, l’economia e il morale dei cittadini.

Talvolta, le attività non convenzionali non sono condotte direttamente dagli Stati, ma da gruppi armati irregolari, mercenari o soggetti che agiscono per conto delle autorità statali, il che rende difficile identificare i responsabili.

In ogni caso, perché una guerra si possa definire ibrida è indispensabile che, accanto agli strumenti non convenzionali, vi siano anche combattimenti armati. Nei fatti, però, nel linguaggio giornalistico talvolta si passa di “guerra ibrida” anche in assenza di operazioni militari, per esempio, se uno Stato lancia attacchi informatici contro un altro, ma non le accompagna con attacchi armati “tradizionali”.

Come distinguerla dalle guerre convenzionali

La definizione di “guerra ibrida” è di difficile applicazione. Non è facile, infatti, distinguerla dalle guerre convenzionali, perché pressoché in tutti i conflitti armati si usano anche strumenti non militari per piegare il nemico. Per esempio, la propaganda esisteva già nel mondo antico e nel corso dei secoli ha acquisito sempre maggiore importanza. Nelle due guerre mondiali, in particolare, ha avuto un ruolo determinante e tutti i Paesi belligeranti hanno investito enormi risorse per svilupparla.

Allo stesso modo, le pressioni economiche accompagnano da sempre i conflitti armati. Si pensi, tanto per fare un esempio, alla guerra del Peloponneso, combattuta nel V secolo a. C. tra Atene e Sparta: entrambe le parti cercarono di controllare le rotte commerciali e di danneggiare l’economia del nemico; in tempi più recenti, si pensi al blocco navale imposto da Napoleoneal Regno Unito.

Con il passare del tempo, naturalmente, i mezzi non convenzionali sono cambiati. Oggi uno degli strumenti più diffusi è quello informatico: la cyberguerra, condotta mediante attacchi hacker, è parte essenziale dei conflitti. Inoltre, talvolta si usano come strumento di guerra persino i flussi migratori: gli Stati minacciano di agevolare il passaggio di flussi ingestibili di migranti per destabilizzare altri Paesi.

Un’altra difficoltà nasce dalla confusione tra la guerra ibrida e la guerra non convenzionale, Talvolta i due concetti si sovrappongono e siano usati come sinonimi nei linguaggi giornalistico. Tuttavia, si tratta di due cose diverse: la guerra non convenzionale, infatti, è una guerra condotta con azioni di guerriglia, sabotaggi e simili operazioni, invece che con eserciti regolari. È perciò diversa dalla guerra ibrida.

Un esempio di guerra ibrida: il conflitto tra Russia e Ucraina

Un esempio di guerra ibrida è il conflitto tra Russia e Ucraina, perché le operazioni militari vere e proprie si affiancano ad attività informatiche, campagne di disinformazione e pressioni economiche.  Entrambe le parti in lotta hanno infatti organizzato campagne di disinformazione, hanno cercato di colpire l’economia del nemico, si sono serviti di attacchi informatici e hanno promosso sabotaggi ai danni delle infrastrutture.

Il sabotaggio del gasdotto Nord Stream, del quale è accusata l'Ucraina copia 2
Il sabotaggio del gasdotto Nord Stream, del quale è accusata l'Ucraina

Non dovrebbe invece rientrare nel concetto di guerra ibrida la tensione geopolitica che si è sviluppata tra Russia e Paesi della NATO: sebbene siano in corso attacchi economici (le sanzioni imposte alla Russia) e informatici (i presunti attacchi hacker organizzati dai russi), non vi sono combattimenti veri e propri. Pertanto, sebbene talvolta sia usata la definizione di guerra ibrida, al momento, esistono tensioni geopolitiche, più che una guerra vera e propria.

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