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5 Settembre 2022
7:30

Cosa sono le acque internazionali e a cosa serve la libertà di navigazione?

Il mare è davvero senza confini? Dove cominciano le acque internazionali e chi le controlla? E perché sono così importanti da un punto di vista geopolitico?

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Cosa sono le acque internazionali e a cosa serve la libertà di navigazione?
Acque internazionali

Quando pensiamo al mare, ci viene in mente un'enorme distesa d'acqua che non è proprietà di nessuno Stato e nella quale si può navigare liberamente. Ecco: se ciò è possibile è perché esistono le acque internazionali. Ma cosa sono esattamente? E siamo proprio sicuri che nel mare si può navigare liberamente?

Dove iniziano le acque internazionali?

Il concetto di "acque internazionali" è stato introdotto nel diritto internazionale con la Convenzione di Montego Bay del 1982. Le acque internazionali sono quelle acque su cui nessuno Stato esercita sovranità e quindi, dato che non sono di nessuno, sono di tutti. Le acque internazionali sono definite "res communis omnium", cioè sono un qualcosa di comune a tutti: in esse chiunque può navigare, pescare e condurre ricerche scientifiche.

Sfruttamento acque internazionali

Ma quando finiscono le acque territoriali e iniziano le acque internazionali? Le acque nazionali, ovvero quelle su cui si esercita la giurisdizione di uno Stato, si estendono per 12 miglia a partire dalla costa. Tuttavia, gli Stati possono proclamare una Zona Economica Esclusiva, che può estendersi per ulteriori 188 miglia, nella quale essi possono esercitare la loro giurisdizione. Ciò significa che le acque internazionali possono iniziare o a 12 miglia dalla costa – qualora lo stato che si affaccia sul mare non possieda una Zona Economica Esclusiva – o a 200 miglia dalla costa, qualora lo Stato in questione possieda una Zona Economica Esclusiva (12 miglia di acque territoriali, più 188 miglia di ZEE).

Cosa si può fare nelle acque internazionali?

Come abbiamo detto, nelle acque internazionali è possibile pescare, navigare e condurre esperimenti scientifici. Ma chi ha giurisdizione nelle acque internazionali? Che leggi vigono? Dato che le acque internazionali non sono di nessuno, non si applicano le leggi di alcun Paese. Tuttavia, secondo l'articolo 92 della Convenzione di Montego Bay, chi naviga in acque internazionali deve rispettare le leggi della nazione che dà la bandiera all'imbarcazione sulla quale viaggia.

montego bay convenzione

Insomma: se viaggio su una nave italiana in acque internazionali devo rispettare le leggi italiane. Addirittura, se una nave che viaggia in acque internazionali sorprende un vascello pirata, essa è autorizzata a fermarlo e a processare i pirati sulla base delle leggi della nazione della nave.

Ma, se decidessi di costruirmi una nave e di navigare in acque internazionali senza alcuna bandiera, potrei fare ciò che voglio? No: varrebbe comunque il diritto internazionale e, se una nave mi incontrasse, mi potrebbe arrestare per pirateria, processandomi sulla base delle leggi della sua bandiera.

Pirati acque internazionali

Nelle acque internazionali, tuttavia, si possono fare anche altre cose di fondamentale importanza. Secondo la Convenzione di Montego Bay, infatti, è assolutamente legale "poggiare cavi sottomarini, costruire isole artificiali e altre installazioni, previa autorizzazione internazionale". In teoria, quindi, gli Stati dovrebbero comunicare alla comunità internazionale che hanno intenzione, ad esempio, di costruire un isolotto artificiale nell'Oceano o che intendono installare dei sensori radar anti-sottomarino. A questo punto, la comunità internazionale dovrebbe autorizzare questa operazione e, solo a quel punto, il Paese in questione potrebbe procedere.

In pratica, però, ciò non avviene mai. Dato che le organizzazioni internazionali come l'ONU non hanno alcun effettivo potere di bloccare le azioni degli Stati sovrani, succede che questi ultimi fanno ciò che vogliono nelle acque internazionali, senza chiedere il permesso a nessuno ed informando la comunità internazionale a cose fatte. Non essendoci un "proprietario" delle acque internazionali, esse diventano un luogo in cui gli Stati competono per estendere la loro influenza, spesso usando strumentalmente il concetto stesso di libertà di navigazione in acque internazionali.

ONU acque internazionali

Gli Stati Uniti e la libertà di navigazione

Gli USA sono da sempre promotori della libertà di navigazione nelle acque internazionali. Sono talmente a favore da non permettere ad alcuna organizzazione internazionale di intervenire per controllare ciò che effettivamente viene fatto nelle acque internazionali. Perché? Perché gli Stati Uniti sono, come si dice in gergo, una talassocrazia, ovvero un soggetto geopolitico che basa la sua forza sul controllo dei mari. Non è un caso che essi controllino il commercio globale. Ma come può l'America controllare i mari se le acque internazionali sono libere?

In realtà è proprio grazie alla libertà di navigazione che le navi militari americane possono aggirarsi indisturbate per il mondo, controllando tutti i principali snodi commerciali del globo (i cosiddetti choke points). C'é di più: è proprio grazie alla libertà di installare infrastrutture in mare aperto che gli USA riescono a tenere sotto controllo – attraverso radar subacquei – i movimenti delle navi militari nemiche, riuscendo ad essere sempre un passo avanti agli avversari.

Controllo acque internazionali

Non che gli altri Paesi non tentino di fare la stessa cosa, ma la flotta americana tende a dissuadere queste operazioni, con le buone o con le cattive. Se il mare avesse dei confini definiti come la terra, infatti, gli Stati Uniti non sarebbero la grande potenza che conosciamo.

Il futuro del mare

Il mare, che a prima vista ci appare privo di confini e assolutamente libero, diventa luogo di conflitto geopolitico. Oltre alla territorializzazione delle acque (ovvero all'imposizione di confini sul mare) causata dallo sviluppo delle Zone Economiche Esclusive, anche le acque internazionali sembrano essere utilizzate dalle grandi potenze per i loro interessi strategici.

mappa commercio globale

Non sono soltanto gli USA a comportarsi così nelle acque internazionali. In Cina, nel Mar Cinese Meridionale e Orientale, infatti, il governo di Pechino sta costruendo delle isole artificiali. Pechino le considera territorio cinese e dunque intende proclamare delle Zone Economiche Esclusive di 188 miglia a partire da esse, di fatto impossessandosi di 200 miglia di acque internazionali. Ovviamente, questa operazione è resa possibile dal fatto che nessuno può impedire ai cinesi di costruire isole artificiali in piene acque internazionali, proprio perché internazionali.

Insomma, tra Zone Economiche Esclusive e uso strumentale del concetto di acque internazionali, il mare è sempre più una fondamentale posta in gioco geopolitica.

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