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DIETRO I SOCIAL
episodio 1
4 Agosto 2026
19:00

Cosa sono le shitstorm, le tempeste di insulti: le cause del fenomeno, come contenerle e i casi famosi

Le shitstorm sono la versione 2.0 della gogna del Medioevo. Si tratta di un fenomeno in cui una persona - famosa ma anche comune - inseguito a una dichiarazione o azione errata (oppure che la società reputa sbagliata o poco etica), diventa preda di insulti. Dietro le shitstorm ci sono meccanismi psicologici precisi, che ci rendono carnefici.

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Cosa sono le shitstorm, le tempeste di insulti: le cause del fenomeno, come contenerle e i casi famosi
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Le shitstorm – in italiano "gogna mediatica" – sono uno dei fenomeni più diffusi sul web al giorno d'oggi. Si tratta di quelle situazioni in cui una persona – spesso famosa – diventa il bersaglio pubblico di violenze verbali e offese a seguito di un fatto che l’ha vista protagonista. Insomma, la vittima viene insultata in massa dopo aver fatto qualcosa che non è piaciuto alla società.

È una cosa che oggi – nell'epoca dei social – succede costantemente. C'è almeno una shitstorm al mese. Ed è una cosa che riguarda tutti noi. Chiunque di noi potrebbe aver scritto almeno una volta un commento negativo, oppure riceverlo se si finisce al centro dell’occhio del ciclone.

Ma perché accade? Perché sui social sono così diffuse le shitstorm, e quali sono i meccanismi che stanno dietro a questo fenomeno? E come ci possiamo difendere se ne rimaniamo vittime? Vediamolo in questo articolo.

Cos’è una shitstorm: gli esempi più famosi

Come abbiamo detto, le shitstorm sono la versione 2.0 della gogna del medioevo. Quello che succede è che un individuo, in seguito a un video, un articolo o una dichiarazione errata o che la società reputa sbagliata oppure poco etica, diventa preda di insulti. È un fenomeno che solitamente riguarda le persone famose, ma può accadere anche a gente comune, con conseguenze spesso disastrose.

Il caso Ferragni

Un episodio esemplare è quello dell’influencer più famosa d’Italia, Chiara Ferragni, che nel dicembre 2023 è stata accusata di truffa ai danni dei consumatori per aver fatto passare per beneficenza una pratica commerciale. Ferragni è stata sommersa da una tempesta di fango. Insulti verso di lei, verso la sua famiglia, i suoi figli… e c’è stato anche un grave risvolto economico: oltre ad aver pagato una multa da un milione di euro all’Antitrust (e questo non ha a che vedere con la shitstorm), l’influencer ha perso più di un milione di follower, e per un’influencer questo significa un’enorme perdita di valore economico sul mercato, e infatti il suo brand personale è stato fortemente svalutato.

Questo è un esempio di quei casi in cui le shitstom hanno uno strascico molto lungo nel tempo, anche se sono molti i casi in cui la tempesta mediatica si esaurisce in poco tempo.

Il caso della ristoratrice lodigiana

A volte, però, le shitstorm travolgono le vite anche di persone comuni.

Un esempio purtroppo molto famoso risale al 2024, quando una ristoratrice lodigiana – Giovanna Pedretti – vide in poche ore la sua vita sgretolarsi proprio a causa di una gogna mediatica. Cosa successe: la ristoratrice divenne famosa sul web per aver risposto in modo esemplare a un commento omofobo e abilista nelle recensioni al suo ristorante. Quindi all’inizio, acquisì una fama positiva sui social. Successe però che una famosa opinionista – Selvaggia Lucarelli – e il suo compagno, notarono che il commento omofobo, l’aveva con ogni probabilità fatto lei stessa per poi rispondersi in modo stimabile. Insomma, aveva utilizzato un escamotage – sicuramente poco etico – per farsi pubblicità sul web.

In poche ore la sua fama mediatica, da positiva, divenne estremamente negativa, e la ristoratrice venne sommersa di insulti dal popolo del web. Finì nell’occhio del ciclone. E non resse il colpo. Si tolse la vita. Attenzione: non possiamo affermare con certezza che fu la shistorm ad ucciderla. Quando si parla di suicidio, le variabili in gioco sono complessissime e tantissime. Quello che possiamo dire, è che sicuramente la shitstorm non ha aiutato e ha fortemente aggravato la situazione psicologica della vittima in questione. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. E tutto questo è accaduto per una recensione falsa.

L'impatto della gogna mediatica sui famosi e sulla gente comune

Esistono delle differenze tra shitstorm verso personaggi pubblici e shitstorm verso gente comune.

Da un lato, possiamo dire che le shitstorm verso le persone comuni rischiano di essere più gravi, soprattutto da un punto di vista psicologico. In un certo senso, le persone famose hanno una sorta di abitudine all’esposizione, o quantomeno conoscono meglio il rischio della fama, il rischio che si corre quando tanta gente parla di noi.

D’altra parte, però, le persone famose subiscono quella che potremmo chiamare “de-personificazione”, cioè quel fenomeno psicologico e sociale per cui i personaggi pubblici vengono considerati dalla società non come delle persone vere e proprie, ma come dei prodotti, dei simboli, o nel caso delle shitstorm, dei bersagli. Insomma, i famosi non possono sbagliare perché devono essere perfetti in quanto esempi pubblici, e basta un passo falso per portarli alla gogna. È una conseguenza del cosiddetto effetto alone.

Vediamo, a questo punto, che cosa ci spinge a diventare carnefici.

I meccanismi dietro le shitstorm

Il primo concetto da citare è quello della giustizia sociale: se qualcuno ha sbagliato, deve pagare. Una specie di "giustizia fatta in casa", dove sono gli utenti, la società a decidere chi dovrà finire nell’occhio del ciclone e quale sarà la pena, cioè le vessazioni che la vittima della shitstorm dovrà subire.

E perché sentiamo il bisogno di fare giustizia sociale? I motivi psicologici sono diversi, vediamo i più importanti.

Il primo è la cosiddetta punizione altruistica, cioè l’atto di punire qualcuno che ha violato una norma etica, morale o sociale, anche se punire ci costa tempo ed energia e non ci porta alcun beneficio – per questo appunto è detta “altruistica”. In verità, chiaramente, il beneficio c’è ed è psicologico: proteggere i valori della società ci fa sentire bene, ci dà una scarica di dopamina, il cosiddetto “ormone del piacere”.

Un altro motivo è il cosiddetto virtue signaling, in italiano segnalamento di virtù: scagliandoci contro chi ha sbagliato, stiamo affermando la nostra eticità e moralità. È come se dicessimo: “io non lo farei mai, io sono una persona giusta”. E più ci mostriamo indignati, più ci consideriamo delle persone di valore.

C’è poi il cosiddetto effetto folla. Detto banalmente, potremmo descriverlo così: “se lo fanno gli altri, posso farlo anche io”. Secondo questo meccanismo, valutiamo come meno gravi i nostri insulti, perché si perdono in un mare di altri commenti.

È vero poi che sui social ci permettiamo di dire cose che mai diremmo di persona. Questo perché tra noi e l’interlocutore c’è una barriera fisica, non ci troviamo davanti al nostro “avversario”. Non percepiamo il pericolo, non siamo in grado di pensare alle conseguenze delle nostre azioni.

E se invece la vittima fossimo noi, che cosa dobbiamo fare?

Cosa fare se si rimane vittime della gogna mediatica

La prima regola fondamentale è: non rispondere immediatamente. Lo so, sembra banale, ma spesso quando ci sentiamo attaccati il primo istinto è quello di difendersi, di rispondere a tono, cercando magari anche di giustificarsi, il più delle volte goffamente o aggressivamente.

Anche se ci sembra di dover intervenire subito, la cosa più importante da fare è: aspettare. Raccogliere tutte le informazioni possibili, capire quello che stanno dicendo di noi il web o gli opinionisti, così da preparare una risposta a freddo, un unico comunicato ufficiale – un video, un post, un commento o un’intervista – da pubblicare successivamente, con più calma cercando di toccare tutti i punti critici.

Chiaramente, poi, se la situazione ha dei risvolti legali, è fondamentale contattare un legale per capire come muoversi nel modo giusto anche e soprattutto da un punto di vista più formale e burocratico.

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Maria Bosco
Creator
Classe 1993, sono laureata in Matematica e Ingegneria Matematica, con la grande convinzione che sia possibile rendere la matematica divertente e comprensibile. Ex-pallanuotista, amante dello sport, dopo aver lavorato nella consulenza informatica, in piena crisi dei trent’anni sono finita a lavorare in televisione per poi finalmente approdare in Geopop.
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