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19 Settembre 2026
7:00

Italo Calvino nacque a Cuba per questo lo chiamarono Italo: 5 curiosità sullo scrittore

Italo Calvino, scrittore nato a Cuba e cresciuto a Sanremo, fu partigiano, appassionato di fumetti, autore di canzoni ed editor per Einaudi. Ecco alcune curiosità sull'autore.

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Italo Calvino nacque a Cuba per questo lo chiamarono Italo: 5 curiosità sullo scrittore
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Johan Brun, CC BY–SA 4.0 via Wikimedia Commons

Italo Calvino è uno degli scrittori italiani più eclettici e conosciuti in patria (e fuori!), che ha firmato tra romanzi, racconti e saggi alcuni tra i titoli più importanti della letteratura italiana, da Il sentiero dei nidi di ragno (1947) a Le città invisibili (1972), dalla trilogia I nostri antenati alle avventure di Marcovaldo, Calvino fu anche autore di fumetti e testi di canzoni e lavorò a lungo per la casa editrice Einaudi.

Morì il 19 settembre del 1985 a Siena, ad appena 61 anni a causa di un ictus, mentre stava concludendo le sue celebri Lezioni Americane, destinate agli studenti dell'Università di Harvard. Non vide dunque il Nuovo Millennio, anche se ipotizzò i tre talismani da portare con sé: imparare molte poesie a memoria, anche da anziani; preferire quelle cose che richiedono sforzo, diffidando della facilità e “sapere che tutto quello che abbiamo può esserci tolto da un momento all’altro”.

Ecco qualche curiosità sull'autore che potreste non conoscere, come ad esempio il fatto che gli sia stato dedicato un'asteroide, il 22370 Italo Calvino, scoperto il 15 ottobre 1993 dall'osservatorio di Bassano Bresciano.

Non è nato in Italia, ma a Santiago de Las Vegas, Cuba

Calvino nacque il 15 ottobre del 1923 a Cuba: precisamente a Santiago de Las Vegas, vicino a L'Avana. I suoi genitori, entrambi studiosi di scienze naturali e agrarie, dirigevano lì una stazione sperimentale di floricultura: Mario Calvino, agronomo e botanico ligure di Sanremo, ed Eva Mameli, botanica e naturalista di origini sarde, decisero di chiamarlo "Italo" anche per sottolineare le sue origini italiane, nonostante fosse nato all'estero. Il nome era stato scelto dalla madre affinché non dimenticasse la patria degli avi.

Calvino, nelle brevi note biografiche, sostituiva talvolta Cuba, di cui non aveva ricordi diretti per la giovane età, con Sanremo come luogo di nascita. Tornò sull'isola nel 1964, occasione in cui incontrò Ernesto Che Guevara all'Avana. Ancora oggi Cuba gli dedica un comitato culturale e un premio letterario biennale.

Sanremo è diventata la città dei fiori grazie alla famiglia Calvino

La famiglia rientrò in patria due anni dopo e il futuro scrittore trascorse l'infanzia in Liguria, non solo in mezzo alla vegetazione autoctona e spontanea, ma anche tra i giardini ricchi di specie esotiche curati dai genitori (avocado, papaya, guyaba), sviluppando un immaginario legato alla natura molto specifico. Non tutti sanno che fu il lavoro della famiglia Calvino a contribuire a traformare Sanremo nella città dei fiori. Fu il primogenito: nel 1927 a Sanremo nacque anche il fratello Floriano. La famiglia era formata da scienziati, mentre lui, scherzava, era la pecora nera che si era data alla letteratura: si iscrisse ad Agraria, prima a Torino e poi a Firenze, ma non concluse quel percorso e dopo la guerra passò a Lettere, laureandosi con una tesi su Joseph Conrad.

Chissà che non sia anche merito anche di questo contesto naturalisticamente ricco l'ispirazione alla scrittura di una delle sue opere più note, Il barone rampante, pubblicato nel 1957 e parte della cosiddetta trilogia araldica I nostri antenati, di cui fanno parte anche Il visconte dimezzato (1952) e Il cavaliere inesistente (1959): il protagonista, Cosimo Piovasco di Rondò, litiga con i genitori e a 12 anni si arrampica su un albero del giardino, dichiarando che non scenderà mai più. Cosimo è stato ispirato anche dal botanico Libereso Guglielmi, amico di Calvino, e da un racconto ascoltato in un'osteria di Roma.

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Fu un grande appassionato di fumetti, cinema e canzoni

Italo Calvino da bambino era un appassionato lettore di fumetti, in particolare di quelli che venivano pubblicati sul Corriere dei Piccoli, anche detto Corrierino, la prima rivista settimanale a fumetti italiana, pubblicata dal 1908 al 1995: li ritagliava e ne ricomponeva vignette e trame, sviluppando precocemente le sue abilità narrative e interiorizzando un linguaggio visivo che tornerà qualche anno dopo. Calvino stesso finì, negli anni successivi, su quello che diventò il Corriere dei Ragazzi, con la pubblicazione di alcune storie tratte dalla raccolta di venti novelle Marcovaldo ovvero Le stagioni in città, illustrate da Sergio Tofano.

In adolescenza, insofferente nei confronti dell'ideologia fascista, si rifugiò nel cinema, trascorrendo la gran parte dei suoi pomeriggi a consumare film e a scrivere recensioni, ma anche nei settimanali umoristici e soprattutto nel disegno: si firmava Jago e pubblicò alcune sue vignette umoristiche nella rubrica «Il cestino» della rivista il Bertoldo, nel 1940.

Inoltre scrisse anche i testi di alcune canzoni, con le musiche di Sergio Liberovici, nell'ambito del movimento di controcultura dei Cantacronache, collettivo musicale e letterario fondato da Fausto Amodei, Michele Straniero e Liberovici, attivo a Torino tra il 1958 e il 1962 e considerato precursore del cantautorato italiano. Tra queste liriche Dove vola l’avvoltoio?, scritta insieme a Liberovici nel 1958 e cantata da Pietro Buttarelli, canzoni antimilitarista molto famosa nel Dopoguerra; Oltre il ponte, dedicata alla Resistenza partigiana, con un dialogo tra un ex partigiano anziano e una ragazza e Canzone triste, dedicata al lavoro operaio e ai massacranti turni in fabbrica. Insieme a queste, c'erano anche le Cantafavole destinate ai bambini.

Fu un fervente antifascista, attivo nella Resistenza

Ripeteva spesso: "La Resistenza mi ha messo al mondo", considerandola l'esperienza che più di tutte era all'origine della sua scrittura, prima ancora degli studi. Durante l'occupazione tedesca combatté con le brigate partigiane garibaldine in Liguria: si arruolò nel XVI distaccamento della IX brigata garibaldina nel 1944 e scelse come nome di battaglia "Santiago", per ricordare il luogo di nascita. In seguito allo scioglimento si arruolò di nuovo in una banda azzurra badogliana e poi tornò tra le brigate garibaldine. Partecipò a diverse battaglie, comprese quella di Bregalla, vittoriosa, e quella di Baiardo, dove furono sconfitti, e, catturato, riuscì a salvarsi dalla fucilazione.

Lo spirito partigiano lo accompagnò per tutto il Dopoguerra, come un'«attitudine a superare i pericoli e le difficoltà di slancio, un misto di fierezza guerriera e di autoironia […], un piglio talora un po' gradasso e truculento ma sempre animato da generosità […]», come scrisse in Autobiografia politica giovanile (1962). Dopo la Liberazione divenne attivista del Partito Comunista Italiano, prima a Imperia e poi a Torino, dove conobbe Cesare Pavese ed Elio Vittorini e cominciò a collaborare alla rivista milanese Politecnico e poi al quotidiano L'Unità, responsabile della pagina culturale.

La sua militanza comunista continuò anche durante gli anni della guerra fredda, durante la quale viaggiò molto come giornalista.

Fu un editor severo: la teoria del cucchiaino

In un testo autobiografico nel 1980 scrisse: «Lavorando in una casa editrice, ho dedicato più tempo ai libri degli altri che ai miei. Non lo rimpiango: tutto ciò che serve all’insieme d’una convivenza civile è energia ben spesa». Calvino lavorò infatti per decenni con la casa editrice Einaudi, a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale, collaborando con figure come Cesare Pavese ed Elio Vittorini. All'inizio vendette libri a rate, poi passò al ruolo di redattore, ufficio stampa ed editor.

Si dedicò per anni alla valutazione di manoscritti inediti, oltre a mantenere le relazioni con gli autori e i traduttori. Non a caso il prestigioso premio letterario dedicato a scrittori esordienti italiani porta il suo nome: è stato fondato a Torino nel 1985, poco dopo la sua morte, per iniziativa di un gruppo di amici e colleghi, da Norberto Bobbio a Natalia Ginzburg, ideato dalla studiosa Delia Frigessi.

Le sue lettere di rifiuto agli autori dei manoscritti divennero famose: erano vere e proprie mini-recensioni critiche che spiegavano agli autori come migliorare il testo. Molte di esse (circa cinquemila!) sono conservate nell'archivio Einaudi e alcune sono state pubblicate a partire dagli anni Novanta. Calvino sosteneva di non aver bisogno di leggere un libro intero per giudicarlo: bastava infatti "un cucchiaino", cioè poche righe scelte a caso, per capire se la prosa reggeva.

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