
Gli strumenti digitali hanno ormai superato i confini della semplice burocrazia aziendale per trasformarsi in veri e propri asset strategici, capaci di gestire e sbloccare crisi geopolitiche in tempo reale. Ne è la prova l'uso della firma elettronica per l'accordo tra Stati Uniti e Iran, per il quale si terrà una cerimonia fisica domani, venerdì 19 giugno, nei pressi di Lucerna, in Svizzera. Il Memorandum d'Intesa, che getta le basi per un cessate il fuoco permanente tra i due Paesi, è stato infatti validato a distanza: il presidente Donald Trump ha siglato il documento digitalmente mentre si trovava a Versailles per una cena di Stato con Emmanuel Macron. Un'operazione che dimostra come questa tecnologia garantisca assoluta sicurezza e pieno valore legale anche ai massimi livelli della diplomazia internazionale.
Cosa si intende per firma elettronica e per cosa si può usare
Quello che è accaduto nella diplomazia internazionale rispecchia, in scala ben più complessa, i princìpi che regolano la firma elettronica anche nella vita quotidiana dei cittadini europei, anche se gli accordi tra Stati seguono norme di diritto internazionale distinte da eIDAS. Fatta questa doverosa specifica, vediamo ora cos’è la firma elettronica e per cosa si può usare.
Dobbiamo comprendere innanzitutto che, a livello giuridico, la firma elettronica non è un singolo prodotto, ma un principio generale definito, nel nostro caso, dal regolamento europeo eIDAS. Esistono diversi livelli di sicurezza.
- La firma elettronica semplice è la categoria base: un esempio comune è una normale e-mail o la firma che apponiamo sul tablet del corriere per un pacco. Il suo valore legale non è assoluto e viene valutato dal giudice caso per caso.
- Salendo di livello troviamo la Firma Elettronica Avanzata o FEA, che garantisce una connessione univoca al firmatario e il controllo del mezzo: la utilizziamo spesso in banca o nelle assicurazioni tramite la firma grafometrica, quella scritta a mano sul tablet che rileva pressione e velocità del tratto.
- Il livello massimo è la Firma Elettronica Qualificata o FEQ, che equivale legalmente alla firma autografa sulla carta e ha valore in tutta Europa.
In Italia, la forma più diffusa e regolamentata della FEQ è la firma digitale, un sistema basato su una coppia di chiavi crittografiche asimmetriche (una pubblica e una privata). eIDAS ammette altri dispositivi qualificati (QSCD) per rilasciare una FEQ, ma la firma digitale italiana ne resta l'implementazione prevalente.
Se firmiamo con FEQ, l'onere della prova si inverte nel caso in cui vogliamo disconoscere la firma: chi sostiene di non aver firmato non può semplicemente negarlo, ma deve proporre querela di falso. In qualsiasi altro tipo di controversia, le regole ordinarie sull'onere della prova restano invariate.
Dalla FEQ nascono la firma automatica (o massiva), che permette di siglare enormi flussi di documenti omogenei come le fatture senza presidiare lo schermo, e la firma di una cartella, che simula il vecchio “libro firma” permettendoci di approvare un intero gruppo di file diversi con un solo inserimento del codice PIN. Infine, esiste il sigillo elettronico, una tecnologia speculare alla firma ma destinata alle persone giuridiche (le aziende e le istituzioni) anziché ai singoli cittadini, nata per certificare l'origine e l'integrità di un documento.
La tipologia che potrebbe aver usato Trump per siglare l’accordo USA-Iran
Per evitare i lunghi tempi logistici e organizzativi di un vertice tradizionale in un momento di massima tensione, le diplomazie hanno scelto la via della rapidità, scambiando il documento in modo protetto e rimandando la cerimonia fisica a domani 19 giugno nei pressi di Lucerna, in Svizzera.
I dettagli tecnici della procedura non sono stati resi pubblici, ma in linea generale si può ipotizzare che in scenari così delicati si siano utilizzate reti isolate, videoconferenze protette e canali satellitari sicuri. Per garantire che il testo non subisse alterazioni di alcun genere, secondo alcuni esperti è probabile che si sia fatto ricorso agli hash crittografici abbinati a una firma digitale asimmetrica: l'hash, da solo, funge da impronta digitale del file (basta modificare una virgola per alterarlo), ma è la firma digitale a renderlo sicuro, perché impedisce a chiunque di ricalcolare un hash valido dopo una manomissione.