
Un grande fossile marino lungo circa nove metri verrà battuto all’asta in Francia. La vendita sarebbe dovuta avvenire ieri con una base d'asta di 200-300mila euro, ma alla fine è stata, come riportato sul sito dedicato, postposta a data ancora da definire, e le possibilità di inviare un'offerta risultano chiuse. La notizia ha attirato l’attenzione dei media, che in alcuni casi hanno parlato di un “dinosauro”. In realtà, lo scheletro appartiene a un elasmosauro, un rettile marino vissuto alla fine del Cretaceo (100-65 milioni di anni fa) e imparentato con i plesiosauri, non con i dinosauri.
L’esemplare, soprannominato “Nessie” in riferimento al leggendario mostro di Loch Nessmostro di Loch Ness, proviene dai giacimenti fossiliferi del bacino di Khouribga, in Marocco, una delle aree più ricche al mondo di fossili di vertebrati marini del tardo Cretaceo.

Secondo le informazioni diffuse dagli organizzatori, il fossile è conservato in modo significativo (per il 75%) e misura circa nove metri di lunghezza. Dal punto di vista biologico, gli elasmosauri erano predatori perfettamente adattati alla vita negli oceani. Possedevano quattro pinne natatorie e, nelle forme più note, un collo straordinariamente allungato che poteva comprendere decine di vertebre. Vissero negli stessi ecosistemi dei dinosauri, ma appartenevano a un ramo evolutivo distinto dei rettili.
Il reperto, eccezionale per il suo livello di conservazione e proveniente dal bacino di Khouribga in Marocco, era stato messo in esposizione al pubblico dal 28 maggio, fino al 26 giugno, in vista della vendita. Insieme allo scheletro, sarà battuto all'asta, con una base di 40-60mila euro, anche il cranio di "Toto", un Mosasauride, risalente a un periodo tra i 72 e 66 milioni di anni fa, proveniente dalla stessa area.
Al di là dell’interesse per l’animale, la vendita riaccende un dibattito che coinvolge da anni la comunità scientifica: quello del commercio dei fossili. Quando esemplari di particolare interesse paleontologico finiscono in collezioni private, gli studiosi possono incontrare difficoltà nell’accedere ai reperti per ulteriori analisi. Al contrario, la conservazione in musei e istituzioni pubbliche garantisce la possibilità di studiarli e confrontarli nel tempo.