0 risultati
video suggerito
video suggerito
15 Giugno 2026
12:41

Accordo USA-Iran, Trump annuncia la firma venerdì dopo oltre 100 giorni di guerra: cosa prevede l’intesa

USA e Iran hanno raggiunto un accordo di pace provvisorio, con la firma prevista il 19 giugno a Ginevra: sul piano concreto, i punti più certi riguardano l'apertura dello Stretto di Hormuz, la fine del blocco navale USA e la cessazione delle ostilità. La guerra, dal punto di vista strategico (e non tattico), potrebbe essere stato un fallimento per gli USA.

Ti piace questo contenuto?
Accordo USA-Iran, Trump annuncia la firma venerdì dopo oltre 100 giorni di guerra: cosa prevede l’intesa
accordo-pace-usa-iran
Cosa sappiamo sull’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran.

Dopo oltre cento giorni di guerra, Stati Uniti e Iran hanno annunciato di aver raggiunto un accordo che porterà alla riapertura dello Stretto di Hormuz, con la fine del blocco navale americano. La firma ufficiale è fissata per venerdì 19 giugno a Ginevra, in Svizzera: il dossier più delicato, quello dedicato al programma nucleare iraniano, sarà invece rimandato a una seconda fase di trattative.

L'annuncio è arrivato domenica 14 giugno, con il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif che ha confermato, tramite un post su X, che Washington e Teheran hanno conseguito un accordo di pace dichiarando «la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, inclusi quelli in Libano». I mercati hanno reagito positivamente all'annuncio, con il prezzo del petrolio Brent (punto di riferimento in Europa) che è a 83,59 dollari al barile: un valore così basso non si vedeva da marzo.

L'intesa, va detto, è comunque appesa a un filo e potrebbe fallire ancora prima della firma ufficiale, soprattutto dopo che Israele ha dichiarato che continuerà con i bombardamenti nel sud del Libano a prescindere dall'esito dell'accordo.

Cosa sappiamo (e cosa no) sull'accordo tra USA e Iran

La prima cosa da chiarire è che, al momento, i termini precisi dell'intesa non sono pubblici: come accennato, l'accordo prevedrebbe la fine immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, Libano compreso, ma i dettagli esatti non sono ancora noti. Le versioni dell'accordo circolate nelle ultime ore si limitano a delineare più che altro un quadro generale.

Secondo alcune indiscrezioni riportate dal New York Times, ci troveremmo davanti a un memorandum d'intesa, cioè un documento che fissa princìpi e intenzioni, senza approfondire nel dettaglio gli obblighi vincolanti. In particolare, l'Atlantic Council lo descrive come un piano in 14 punti che formalizza i fragili cessate il fuoco in Iran e in Libano e delinea le aree dei futuri negoziati.

Finora la bozza più completa è stata rilasciata dall'agenzia di stampa iraniana Mehr, secondo la quale il testo riguarderebbe, tra le altre cose:

  • La cessazione permanente e immediata delle ostilità su tutti i fronti, compreso il Libano.
  • La revoca completa del blocco navale USA entro 30 giorni.
  • L'impegno degli Stati Uniti a ritirare le proprie forze dalle aree intorno all'Iran.
  • La riapertura dello Stretto di Hormuz.

La bozza menzionerebbe anche la sospensione delle sanzioni sulle vendite di petrolio, il raggiungimento di un accordo definitivo sulle questioni nucleari entro 60 giorni dalla firma dell'accordo e lo sblocco di 24 miliardi di dollari di beni iraniani congelati durante il periodo di negoziazione di 2 mesi.

Insomma, sul piano concreto i punti più certi sarebbero tre: la riapertura dello Stretto di Hormuz, la fine del blocco navale USA dei porti iraniani e il prolungamento del cessate il fuoco, mentre le discussioni sul programma nucleare iraniano vengono rinviate a ulteriori colloqui per altri 60 giorni.

Va detto, comunque, che queste indiscrezioni non sono ancora state confermate ufficialmente: in ogni caso, da questa bozza appare già chiaro come il memorandum non risolva le questioni di fondo, come i meccanismi di funzionamento dello Stretto di Hormuz, le concessioni iraniane sul nucleare e l'alleggerimento delle sanzioni verso Teheran, tutti temi che saranno discussi in una seconda fase.

Sul piano della tempistica, la firma è prevista per venerdì 19 giugno a Ginevra e potrà avvenire per via elettronica da parte del Presidente USA, oppure di persona tramite il Vicepresidente JD Vance. Trump ha già dichiarato concluso l'accordo, autorizzando l'apertura «senza pedaggi» dello Stretto e la rimozione del blocco navale americano, ma la cautela è d'obbligo in questi casi: gli analisti avvertono che ci saranno probabilmente cambiamenti significativi tra i possibili punti messi per iscritto nel memorandum e ciò che emergerà davvero dall'accordo finale.

Lo Stretto di Hormuz riaprirà, ma ci vorranno mesi per ripristinare i flussi energetici

Il memorandum d'intesa permetterà quindi la riapertura (quasi) immediata dello Stretto di Hormuz: il problema è che, sulla carta, riaprire lo Stretto non equivale a ripristinare subito i flussi energetici agli stessi livelli del pre-conflitto.

Lo stesso Atlantic Council invita a non dare per scontato un rapido ritorno alla normalità: il cessate il fuoco, al momento, è estremamente fragile e rischia di ritardare le operazioni di sminamento, rallentando di fatto il ripristino completo dell'offerta energetica e mantenendo elevati i premi di rischio.

Del resto, oltre 3 mesi e mezzo di stop non si possono recuperare in pochi giorni, visto che la guerra ha anche causato danni alle infrastrutture di raffinazione del petrolio e di lavorazione del gas naturale liquefatto (GNL), come gli impianti di Ras Laffan in Qatar. Le strutture richiederanno quindi riparazioni estese e, perfino nello scenario più ottimistico, il ritorno alla normalità richiederà diversi mesi. Nel frattempo, le scorte globali di petrolio si sono ridotte a un ritmo record (dopo essere state ampiamente intaccate per compensare le perdite di forniture durante il conflitto) e i Paesi impiegheranno diverso tempo per ripristinarle ai livelli iniziali.

Il conto, intanto, lo stanno già pagando le economie occidentali, con la Banca Centrale Europea che la scorsa settimana è stata costretta ad alzare i tassi d'interesse (per la prima volta in tre anni) per contrastare l’aumento dell’inflazione, passando dal 2% al 2,25%.

Chi ha vinto il conflitto? La differenza tra tattica e strategia USA

Arriviamo quindi alla domanda che molti si stanno facendo: chi esce vincitore da oltre cento giorni di conflitto? Come sottolineato da diversi analisti, la risposta che emerge è piuttosto scomoda per Washington. L'accordo è probabilmente il miglior esito possibile, ma forse non è quello che gli Stati Uniti e Israele avevano previsto pianificando l'attacco contro l'Iran lo scorso 28 febbraio.

Sul piano militare, va detto, i risultati ci sono e sono rilevanti. L'amministrazione Trump può rivendicare di aver decimato elementi chiave della potenza militare iraniana ed eliminato figure di vertice del regime, tra cui la stessa Guida Suprema Ali Khamenei.

Ma è qui che arriva la differenza tra tattica e strategia: nonostante questi successi tattici sul campo militare, la guerra per gli USA è stata un fallimento strategico, perché il cambio di regime auspicato non c'è stato e i Pasdaran ne escono perfino rafforzati, dopo la ritorsione condotta in tutto il Golfo.

Il paradosso più grande riguarda proprio l'obiettivo dichiarato del conflitto, che era quello di fermare il programma nucleare di Teheran: la guerra potrebbe aver convinto la leadership iraniana del contrario, e cioè che un deterrente nucleare sia il modo migliore per garantirsi la sopravvivenza.

Da considerare c'è poi la gestione dello Stretto di Hormuz, che pesa sul futuro. L'Iran ha dimostrato che le sue storiche minacce di chiudere Hormuz non erano un bluff e che, in effetti, un eventuale blocco è in grado di mettere in ginocchio l'economia globale: la capacità di chiudere lo Stretto – che resta in mano a Teheran – è un'arma potente che il Paese potrà minacciare di usare di nuovo in futuro. È il motivo per cui questa pace assomiglia più a una tregua che a una soluzione. Lo scenario più probabile è quello di un'intesa temporanea e fragile, che nella migliore delle ipotesi eviterà una nuova guerra fino alla fine di questa amministrazione.

Le incognite sulla seconda fase dei negoziati, comunque, non aiutano. Washington non ha mostrato la pazienza necessaria per realizzare un complesso accordo nucleare con nuove misure di verifica, mentre Israele appare contrario a qualsiasi intesa e userà la propria influenza (e gli attacchi in Libano) per ostacolarla. Sul fronte iraniano il quadro è altrettanto teso: la nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei potrebbe non volere nulla di più di un piccolo accordo transazionale.

Insomma, gli Stati Uniti hanno vinto quasi tutte le battaglie, ma potrebbero non aver vinto la guerra (o almeno non come si aspettavano di fare). E lo Stretto di Hormuz, che era la posta in gioco di partenza, resta esattamente dove lo aveva lasciato l'Iran, lo stesso Paese che può decidere arbitrariamente di richiuderlo.

Avatar utente
Sara Brugnoni
Junior News Editor
Lavoro come giornalista per la sezione news di Geopop: mi occupo principalmente delle notizie di attualità e di tutto ciò che avviene sul Pianeta Terra, dalla geopolitica allo spazio, fino alla società nel suo complesso. Ho lavorato per un quotidiano economico e ho una laurea magistrale in Scienze Politiche, grazie alla quale ho capito quanto gli eventi del mondo siano profondamente connessi tra di loro.
Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views