
La Hằng Nga Villa è un edificio unico nel suo genere, in cui architettura, arte e natura si intrecciano in un mix tra surreale e fiabesco. Hằng Nga è infatti la dea cinese della Luna, figura mitologica che rimanda a un immaginario sospeso tra sogno, metamorfosi e mondi altri, pienamente coerente con l’atmosfera evocata dall’edificio, ribattezzato non a caso "Crazy House" (“casa pazza” in italiano).
Situata nella città di Da Lat, in Vietnam, questa stravagante casa-albero dalla forma organica, punteggiata da sculture di animali, grotte, strutture ramificate e articolati percorsi esterni, ha nel tempo inglobato gli edifici limitrofi, dando vita a un piccolo villaggio di cottage colorati e giardini distribuito su circa duemila metri quadrati. Aperta al pubblico come guesthouse dall'architetta nonché proprietaria Đặng Việt Nga nei primi anni Novanta, nonostante lo scetticismo iniziale da parte delle autorità locali l’opera è oggi una celebre attrazione turistica, spesso citata tra le strutture ricettive più bizzarre del mondo.
La Crazy House di Da Lat, in Vietnam: l'architettura
Nel cuore degli altopiani centrali del Vietnam, a circa un chilometro a sud-ovest del lago Xuan Huong, sorge un edificio che sembra uscito da una fiaba. È la Hằng Nga Villa di Da Lat (anche nota come Crazy House Hằng Nga): un’architettura labirintica e organica che sovverte i codici consolidati del costruire. Il nome dice già molto, ma non abbastanza. "Casa pazza” non è infatti sufficiente a restituire la complessità di questa struttura di matrice espressionista, che è insieme una scultura abitabile, un albergo, un museo e una galleria d’arte. Entrarvi significa fare a meno della linearità, degli angoli a novanta gradi e delle geometrie razionali per addentrarsi in una sequenza di grotte, sculture animali, ragnatele, scale tortuose e spazi che sembrano sciogliersi e ricomporsi sotto i piedi.

Progettata e costruita a partire dal 1990 dalla progettista vietnamita Đặng Việt Nga, la Crazy House Hằng Nga si ispira alla natura locale e all’opera modernista di Antoni Gaudí – architetto catalano autore della Sagrada Familia e della Casa Batlló – con marcati richiami all’immaginario surrealista dell'artista Salvador Dalí e ai mondi fantastici dei film di Walt Disney. L’edificio si configura come una sorta di albero abitabile: tronchi, rami e radici tentacolari danno forma a strutture ramificate che crescono verso l’alto, sostenendo e articolando stanze, corridoi e passaggi sospesi su cinque piani. Le superfici orizzontali e verticali risultano dunque irregolari e curvilinee, mentre le finestre appaiono come aperture ritagliate nella corteccia, quasi fossero cavità spontanee. Dal punto di vista tecnico, Nga descrive la struttura dello stabile come una complessa combinazione di lastre di pietra e tronchi cavi, all’interno dei quali vengono ricavati ambienti caldi e confortevoli. Data l’arditezza delle forme e la natura fortemente immaginativa dell'opera, la stessa rinunciò ai tradizionali elaborati architettonici per lavorare attraverso la pittura. I dipinti, appositamente realizzati da Nga, vennero poi trasposti in spazio e materia costruita dagli artigiani locali coinvolti nella realizzazione.
Design e interni della casa-albero dove si può soggiornare
La Crazy House ospita la suo interno anche una guesthouse. Dieci le stanze a tema in cui soggiornare, ciascuna dedicata a un animale (tigre, aquila, formica, canguro e altri ancora) e progettata come un ambiente immersivo. Nella camera della tigre, per esempio, una grande scultura con occhi rossi e luminosi domina lo spazio; in quella del canguro, un camino è ricavato direttamente nel marsupio dell’animale; nella stanza dell’aquila, il focolare assume la forma di un enorme uovo. Gli arredi sono quasi sempre realizzati su misura e talvolta fusi con la struttura architettonica, seguendo le forme irregolari delle pareti. Scale e corridoi ricordano tunnel e caverne, mentre all’esterno passerelle e ponticelli si intrecciano come in un percorso sospeso tra terra e aria. Anche gli elementi decorativi – orsi, giraffe, rane, ragni, funghi e ragnatele – contribuiscono a rafforzare l’idea di trovarsi all'interno un ecosistema più che in un edificio.

L’architetta Đặng Việt Nga e il concept della Crazy House
Dietro le fattezze fiabesche della Crazy House si cela un progetto culturale e, per certi versi, anche una presa di posizione. L'architetta Đặng Việt Nga, nata ad Hanoi e formatasi a Mosca, ha lavorato a lungo per le istituzioni statali vietnamite firmando edifici pubblici in stile tradizionale nella regione di Da Lat. Con la Hằng Nga Villa, di cui è anche proprietaria, sceglie però di uscire deliberatamente dai canoni dell’architettura ufficiale per dare forma concreta a una ricerca più libera e personale. Come lei stessa racconta, il progetto riflette il suo stile di vita e la sua visione creativa, ponendosi come risposta allo sfruttamento e alla progressiva distruzione dell’ambiente da parte dell’uomo. Un tentativo di ricostruire un rapporto più sano e amichevole con la natura che si traduce in un’esperienza emotiva e sensoriale mediata dallo spazio costruito; nella fattispecie attraverso scelte progettuali che abbandonano i principi compositivi classici in favore di volumi irregolari, superfici curve, piani non convenzionali, e ancora, una molteplicità di aperture affinché la luce naturale penetri in ogni ambiente da più direzioni.
Dalla contestazione al successo
Per molti anni le autorità locali – tra cui il Comitato popolare della città di Da Lat – si sono opposte alla costruzione della Crazy House Hằng Nga, respingendola per le perplessità suscitate dalla sua estetica, giudicata distante dai canoni formali e dalla classica architettura in stile coloniale, e da dubbi sulla sua integrità strutturale. Con perseveranza e grazie a finanziamenti privati provenienti da amici e parenti, la progettista è riuscita comunque a portare avanti il cantiere fino a convincere il governo nazionale di Hanoi della bontà dell’idea, ottenendo l’approvazione dell’intervento nella sua interezza e la possibilità di proseguire i lavori senza ulteriori restrizioni e rallentamenti. Dalla sua apertura nel 1990, l’edificio ha ottenuto numerosi riconoscimenti e menzioni sui giornali per la sua architettura fuori dagli schemi, ed è oggi frequentemente citato nelle guide turistiche come attrazione di interesse pubblico e bizzarra destinazione di soggiorno.
Un edificio mai davvero finito, oggi diventato un villaggio
Come un organismo vivente, la Crazy House Hằng Nga ha continuato a svilupparsi e crescere nel tempo, inglobando alcuni edifici limitrofi che costituiscono oggi, insieme alla struttura madre, un piccolo villaggio di cottage colorati e decorati distribuito su circa duemila metri quadrati di terreno e giardini. Sebbene il completamento dell'opera fosse inizialmente previsto per il 2010 e poi posticipato al 2020, il suo "finale" rimane ancora aperto, coerente con un’architettura che fa dell’indipendenza e della libertà – creativa, artistica e architettonica – la propria ragion d’essere.