fiume in secca

Sono ormai alcune settimane che si sente parlare di siccità nel Nord Italia e del cuneo salino del delta del Po che sta aumentando. Ora la situazione è sempre più grave, tanto che è stata definita dall'Autorità di bacino distrettuale del fiume Po (Adbpo) "la peggior crisi da settant'anni ad oggi". Si propone di "chiudere i rubinetti" nelle ore notturne e di sospendere le irrigazioni per 125 Comuni italiani. Non allarmiamoci però e cerchiamo di capire insieme la situazione e la motivazione dietro a queste proposte, non ancora definitive.

Stop all'acqua in 125 comuni

Le temperature sono sopra la media del periodo con punte di +4°C, le piogge sono scarse, il livello del Po si trova circa 3 metri sotto quello abituale e la neve sulle Alpi è ormai esaurita. La valle del Po si trova in una situazione di siccità mai vista negli ultimi 70 anni. L'allarme arriva dall' Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici nel distretto idrografico del fiume Po che si è riunito qualche giorno fa a Parma in seduta straordinaria assieme agli esperti dell'Autorità di bacino (sotto il ministero della Transizione ecologica), la Protezione civile e le Regioni assieme ad altri portatori d'interesse tra cui Utilitalia, la Federazione che riunisce le Aziende operanti nei servizi pubblici dell'acqua, dell'ambiente, dell'energia elettrica e del gas.
Visto lo scenario critico più di cento comuni saranno invitati a firmare ordinanze ad hoc per controllare e regolamentare l'uso dell'acqua durante le ore notturne in questo periodo di necessità.
Ma quali sono le zone interessate? A rischio razionamento o addirittura sospensione sono un centinaio di comuni piemontesi e almeno 25 nella provincia di Bergamo ma sono già attive e disponibili alcune pompe d’acqua mobili d’emergenza a Ferrara e Rovigo per pescare acqua dalle falde di profondità.

Già nel mese di maggio scorso alcune aree a rischio sono riuscite a calmierare i disagi causati dalla siccità attingendo e recuperando acqua da ghiacciai e sorgenti d'alta quota ma la situazione non può far altro che peggiorare vista la richiesta massiccia di acqua a scopo agricolo e industriale. Non si può più recuperare acqua se dove dovrebbe essercene ce n'è sempre meno. A ciò si aggiunge il rischio di contaminazione delle acque e le possibili ripercussioni sul settore idroelettrico legata al pescaggio dell'acqua.
Anche le immagini satellitari del Sentinel2 mostrano chiaramente la tragica situazione che stiamo affrontando: confrontando le immagini riferite al 2 giugno 2021 con quelle del 7 giugno 2022 possiamo notare come i livelli minimi di portata del Po sono stati superati a Pontelagoscuro e Ferrara.

Non solo le regioni settentrionali ma anche quelle del Centro-Sud e in particolare Lazio, Puglia e Calabria stanno soffrendo la mancanza di precipitazioni, raggiungendo un grado di siccità da severo a estremo. Possibili ripercussioni potrebbero farsi sentire anche in Toscana ed Emilia Romagna.
L'Osservatorio sulla crisi idrica del fiume Po tornerà a riunirsi il prossimo 21 giugno, ma già nei prossimi giorni potremmo avere novità sugli sviluppi. La decisione definitiva è ancora in fase di valutazione.

Articolo a cura di
Nicole Pillepich