
Da numerose settimane Cuba sta vivendo una delle crisi più gravi degli ultimi anni: mancanza di cibo, elettricità e carburante stanno facendo precipitare l’isola in una situazione emergenziale che potrebbe trasformarsi presto in crisi umanitaria. I blackout e interruzioni della rete elettrica nazionale sono sempre più frequenti e durano spesso fino a 24 ore ed oltre. Secondo l’Unione elettrica cubana (UNE), l’azienda pubblica che si occupa dei rifornimenti di energia, i blackout sono dovuti in parte alle condizioni obsolete delle centrali elettriche ed in parte al blocco di carburante imposto dal governo statunitense presieduto da Donald Trump. I rifiuti si accumulano lungo le strade delle città dell’isola, conseguenza diretta della mancanza di carburante e dunque di mezzi di raccolta e smaltimento, il cibo è sempre più scarso ed anche il comparto turistico, che rappresentava circa il 10% del PIL dell’isola, è gravemente colpito da questa crisi che da energetica sta diventando alimentare ed umanitaria.
Le cause del blackout a Cuba: blocco del petrolio ed assenza di carburante
Storicamente, Cuba è sempre stata fortemente dipendente dai combustibili fossili, in primis dal petrolio, riuscendo a produrre in maniera autonoma solo il 40% della propria energia. Oltre allo storico embargo – il cosiddetto bloqueo – imposto durante la presidenza Kennedy sull’isola ed in vigore dal 1962, attualmente Donald Trump ha anche bloccato l’ingresso di carburanti derivati dal petrolio, riducendo i rifornimenti e dunque dando vita ad una grave crisi energetica ed economica. Il bloqueo ha ridotto anche i rifornimenti provenienti dagli alleati regionali storici di Cuba, come il Venezuela ed il Messico. A gennaio 2026, infatti, in seguito all’attacco statunitense al Venezuela e al rapimento del presidente Nicolàs Maduro, le risorse petrolifere venezuelane sono sotto un maggiore controllo ed influenza statunitense, rendendo difficile l'approvvigionamento di Cuba dallo storico alleato. Questo, insieme alle minacce di dazi del presidente Trump contro i Paesi che riforniscono Cuba di petrolio, ha generato una scarsità di risorse energetiche. La mancanza di carburante ha generato, tra le altre, conseguenze come: assenza di rifornimento anche per le compagnie aeree internazionali, disagi ai trasporti pubblici e ai presidi sanitari, rallentamento del trasporto agricolo di merci e dunque anche di cibo e beni di prima necessità, disagi per le telecomunicazioni, che impattano la vita quotidiana dei cittadini e dei lavoratori.

Da crisi economica a crisi umanitaria
Il rischio è che la crisi socio-economica che sta riguardando Cuba possa trasformarsi in una crisi alimentare ed umanitaria. Testimonianze di cubani sull’isola parlano di mancanza di medicinali e beni di prima necessità, oltre che carenza di cibo. La libreta de abastecimiento, un documento introdotto nel 1962 che regola la distribuzione mensile di generi alimentari di base e prodotti per l‘igiene a prezzi agevolati alla popolazione, sta perdendo di valore in quanto le scorte anche degli alimenti più basici sono insufficienti. Questo sta costringendo gli abitanti a rivolgersi a venditori privati con prezzi notevolmente più elevati, in una situazione economica già molto grave e precaria. Questa condizione non è nuova: fino ad oggi sono state 31 le mozioni mosse dalle Nazioni Unite, per chiedere la fine dell’embargo a Cuba e a marzo 2024, per la prima volta nella storia, Cuba si era già rivolta al World Food Programme per richiedere un supporto dal punto di vista dell’approvvigionamento alimentare, vista la grave e prolungata mancanza di beni di prima necessità, tra cui pane e latte.

Il presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica di Cuba, Miguel Díaz-Canel, durante i colloqui con il presidente russo Vladimir Putin, novembre 2018. Fonte: Cremlino via Wikimedia Commons
La situazione politica: pugno di ferro o negoziazioni?
Donald Trump sta attuando una linea dura nei confronti di Cuba, annunciando inizialmente anche l’intenzione di attaccare ed occupare l’isola militarmente. Dal proprio canto, il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha invece annunciato di essere disposto a negoziare con il governo statunitense, ma in condizioni di rispetto e di uguaglianza. Un punto importante e non negoziabile per il presidente cubano è il regime politico di Cuba, il cui mantenimento rappresenta una condizione necessaria a qualsiasi trattativa. L’isola di Cuba non rappresenta alcuna minaccia per gli Stati Uniti, ha dichiarato il viceministro degli esteri cubano Carlos Fernandez de Cossio, in prima linea nelle trattative con Washington. Intanto il governo cubano ha annunciato un piano di difesa non aggressivo da attuare in caso di attacco militare statunitense, pur non considerando probabile un conflitto armato, e ribadendo la mancanza di giustificazione per un’azione militare contro Cuba. Il governo inoltre ha annunciato di aver liberato 51 detenuti politici, gesto che però ha chiarito non essere legato ai colloqui con gli Stati Uniti ma ad una decisione di politica interna.

Legame tra esuli cubani e consenso elettorale di Donald Trump
Un elemento importante da tenere in considerazione quando si analizzano le relazioni internazionali tra Cuba e Stati Uniti è il ruolo ed il peso politico della comunità di esuli cubani presenti negli Stati Uniti, ed in particolare nello Stato della Florida, dove più di 1,5 milioni di cittadini sono di origine cubana. Lo stesso segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio ha genitori cubani emigrati negli Stati Uniti ed è uno dei maggiori avversari del governo cubano. In Florida le comunità anti-castriste, composte principalmente da esuli cubani arrivati dopo la rivoluzione del 1959, rappresentano una forte componente politica. Il loro grande peso elettorale potrebbe quindi condizionare le scelte di Donald Trump, essendo notoriamente uno Stato chiave per le elezioni presidenziali. Gli esuli cubani rappresentano quindi una comunità che storicamente ha influenzato le scelte di politica estera verso Cuba. Durante l’amministrazione Obama nel 2014 ci furono alcuni segnali di distensione con il governo di Raúl Castro che avevano fatto pensare a un disgelo delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Oggi invece le tensioni di Donald Trump contro il governo di Cuba stanno acuendo una situazione già molto difficile. Sul versante internazionale, sono numerose le iniziative di solidarietà a sostegno del popolo cubano, tra cui l’invio di una flotilla con la partecipazione di oltre 30 Paesi e circa 700 attivisti, partita dal Messico con alimenti e beni di prima necessità. A bordo delle imbarcazioni c'era anche una delegazione italiana composta da Martina Steinwurzel, Umberto Cerutti e Paolo Tangari di AICEC, membri dello European Convoy, insieme a un esponente dei Camalli di Genova.
Questa iniziativa rappresenta sia un sostegno alla popolazione cubana, sempre più stremata dall’attuale crisi energetica, sia simbolicamente uno strumento di pressione internazionale per porre fine all’embargo statunitense sull’isola.