Da anni la Svezia utilizza tutto l'alcol sequestrato per produrre biogas e alimentare i propri mezzi pubblici: si tratta di una forma di energia alternativa decisamente fuori dagli schemi ma che, ormai, è piuttosto consolidata nel Paese. Questa intuizione è nata per risolvere un problema pratico di smaltimento legato al rigido monopolio statale sulle bevande alcoliche. Nella pratica è stato sviluppato un sistema di riciclo che sfrutta l'azione dei batteri per convertire l'etanolo in metano attraverso la digestione anaerobica.
Perché gli svedesi “importano” così tanto alcol?
Per capirlo dobbiamo fare un passo indietro. In Svezia le bevande sopra il 3,5% di alcol si possono comprare al dettaglio solo nei negozi del monopolio di Stato, Systembolaget, e le tasse sono molto alte. Il risultato è che tantissimi svedesi fanno scorta all’estero, soprattutto in Danimarca e Germania.
Le normative europee infatti permettono di trasportare alcol per uso personale senza limiti rigidi, ma fissano delle quantità di riferimento che la dogana usa come campanello d'allarme: parliamo di 10 litri di superalcolici, 20 di vino liquoroso, 90 di vino e 110 di birra. Se queste quote si superano, è responsabilità del viaggiatore dimostrare che è tutto per uso personale. Se non ci riesce, il tribunale può disporre la confisca e l’alcol non torna più indietro.
Un fenomeno noto nel Paese è quello degli spritbussar, i “pullman dell’alcol”: autobus organizzati in cui i passeggeri venivano pagati per dichiarare come proprio alcol che in realtà era destinato alla rivendita illegale.
700.000 litri di alcol: il nuovo utilizzo sequestrato
Per anni la soluzione è stata quella apparentemente più banale: versare tutto nello scarico. Ma la dogana a metà anni 2000 arrivò a gestire circa 700.000 litri di alcol all'anno: ci si rese conto che buttarli via era uno spreco enorme.
E allora ecco l’idea geniale: le bottiglie e le lattine venivano frantumate, il liquido mescolato con acqua fino a una gradazione di circa il 10% e raccolto poi in una grande cisterna – chiamata scherzosamente dai doganieri “il cocktail gigante”. Da lì un'autobotte lo trasportava fino all'impianto di Svensk Biogas, a a Linköping, dove il tutto, assieme ad altri scarti organici, veniva convertito in biogas: lo stesso che riforniva i 64 autobus urbani della città.
Come la birra diventa metano: il processo
Il processo chiave è quello della digestione anaerobica, cioè la decomposizione di materia organica in assenza di ossigeno. L'alcol, una volta raggiunto l'impianto, viene infatti immesso in grandi silos chiamati digestori assieme ad altri scarti organici. All'interno dei digestori sono presenti batteri e altri microorganismi che "mangiano" l'etanolo e producono metano e anidride carbonica. Facendo due conti, un litro di etanolo puro può dare in teoria quasi 600 litri di metano a pressione atmosferica.
Una volta terminato il processo, metano e anidride carbonica vengono separati fino a ottenere biometano puro, pronto per finire nel serbatoio di un autobus.
Si fa ancora oggi? La risposta è sì e dal 2019 la dogana ha cambiato centro di riciclo: oggi tutto l'alcol finisce in un unico impianto in Scania. Qui dei macchinari aprono autonomamente bottiglie e lattine, sostituendo il lungo lavoro manuale prima destinato ai doganieri. Considerate che proprio in quell'anno sono stati trasformati in biogas circa 300 mila litri di alcol. Tuttavia è giusto segnalare come i sequestri siano in calo: nel 2025 la dogana svedese ha sequestrato circa 52 mila litri di alcol, contro i 54 mila dell'anno precedente.
