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16 Ottobre 2026
8:40

Stufe a pellet e camini, scattano i limiti regionali e multe fino a 5.000 euro: cosa cambia

Si sono riaccesi i riscaldamenti nella zona climatica E. In Lombardia, lo stesso giorno, entrano in vigore le limitazioni regionali sul riscaldamento a biomassa: stufe, camini e caldaie a pellet devono rispettare classi ambientali e requisiti precisi.

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Stufe a pellet e camini, scattano i limiti regionali e multe fino a 5.000 euro: cosa cambia
caldaia vs stufa riscaldamento confronto
Immagine realizzata con AI a scopo illustrativo

È ufficialmente cominciata la stagione termica 2026/2027 e di conseguenza è possibile accendere gli impianti di riscaldamento domestico e, come ogni autunno, si riattivano anche gli impianti centralizzati dei condomini. Il primo calendario a scattare è quello della zona climatica E, la fascia che abbraccia gran parte del Nord Italia e che include città come Milano, Torino e Aosta.

Dalla stessa data, 15 ottobre, entrano in vigore anche, in Lombardia, le limitazioni stagionali previste dalla normativa regionale sul riscaldamento a biomassa, che riguardano camini, stufe a legna, termostufe e cucine a pellet. Vediamo cosa dice la normativa e quali sono i limiti e i requisiti degli impianti. Non ci sarà un blocco nazionale per il riscaldamento a biomassa, ma le Regioni impongono regole per contrastare le polveri sottili.

Cosa succede per camini e stufe

Per chi si chiedesse se camini accesi e stufe in casa possano essere usate la risposta è sì. Questo perché nessuna legge dello Stato vieta di scaldarsi con la legna o il pellet. È pur vero che il quadro è più complesso perché intervengono le limitazioni delle Regioni con regole che agiscono a livello delle emissioni, e che bloccano l'installazione di apparecchi nuovi che non raggiungono determinate soglie, e possono mettere al bando l'uso di quelli già presenti nelle abitazioni quando il loro contributo all'inquinamento supera il tollerabile. Infatti il decreto specifica che nella certificazione “si attesta l'idoneità dell'impianto ad assicurare specifiche prestazioni emissive, con particolare riferimento alle emissioni di polveri e di ossidi di azoto, e si assegna, in relazione ai livelli prestazionali assicurati, una specifica classe di qualità”.

Per orientarsi dal 2017 esiste un parametro che permette a chiunque di capire se il proprio generatore a biomassa rientra nei limiti consentiti, ed è la classe ambientale, un'attestazione che viene fornita direttamente dal produttore e si trova riportata nel libretto dell’apparecchio. Come dicevamo, il punto di partenza è il decreto ministeriale 186 del 2017, che ha introdotto la classificazione ambientale dei generatori a biomassa e da quel momento ogni stufa, caminetto o caldaia alimentata a legna o pellet viene collocata in una scala di prestazioni, espressa in stelle, che misura quanto l'apparecchio inquina, e quanta polvere e inquinanti escono da ogni singola stufa, partendo dai valori misurati di polveri, composti organici, ossidi di azoto e monossido di carbonio e del rendimento energetico. Di conseguenza maggiori sono le valutazioni in stelle e più l’efficienza è alta.

Le nuove regole per gli impianti sopra i 35 kW

È pur vero che ogni regione ha una propria soglia di tolleranza ed è il piano regionale a decidere da quale classe un apparecchio non si può più installare o accendere. Per contrastare lo smog, Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna hanno siglato nel 2017 con il Ministero dell’Ambiente l’Accordo di bacino padano, che stringe molto l’uso dei vecchi apparecchi. Dal 2020 si possono installare solo generatori a biomassa di almeno 4 stelle, mentre dal 1 ottobre 2018 le stufe e le caldaie a pellet di casa (sotto i 35 kW) possono bruciare solo pellet di classe A1 certificato da un ente accreditato.

Per quanto riguarda la Lombardia, dal 15 ottobre entrano in vigore le limitazioni sul riscaldamento a biomassa e che riguardano gli impianti con potenza termica al focolare superiore a 35 kW, che impone agli stessi due requisiti, ovvero l’installazione di sistemi di accumulo inerziale e sistemi per l’abbattimento delle polveri. Per gli apparecchi domestici sotto i 35 kW il quadro resta quello attuale fino al 15 ottobre 2027, data oltre la quale i requisiti si faranno più severi.

La normativa chiede anche una corretta manutenzione, a partire dalla pulizia della canna fumaria. Un condotto sporco o una combustione mal condotta producono più emissioni, consumi più alti e rischi per la sicurezza. Chi viola le limitazioni rischia una sanzione amministrativa che varia da regione a regione, e in Lombardia va da 500 a 5.000 euro.

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