• Desertificazione

Sulla Terra circa 3 miliardi di abitanti (su 7,7) vivono in zone aride e queste ultime coprono il 46,2 per cento delle terre emerse. Ce lo ricorda l'ONU che ha dedicato il decennio 2010-2020 ai deserti e alla lotta contro la desertificazione.

Con il termine desertificazione si intende quel graduale processo climatico-ambientale di trasformazione di aree aride, semi-aride e sub-umide secche in deserto. Tale processo è principalmente causato da prolungati periodi di siccità, cambiamento climatico e sfruttamento intensivo del suolo da parte della popolazione locale.

La graduale degradazione del suolo e la trasformazione in deserto delle aree interessate da questo fenomeno causano l'infertilità del terreno con la conseguente impossibilità di utilizzare le terre per l’agricoltura o il pascolo, oltre che determinare la scomparsa della biosfera locale. Il fenomeno si diffonde sempre più in fretta: secondo l'Atlante Mondiale sulla Desertificazione oltre il 75% della superficie terrestre è già degradata e questa percentuale potrebbe raggiungere il 90% nel 2050 – cosa che potrebbe comportare, da qui al 2030, la migrazione di circa 135 milioni di persone.

Andiamo ora a vedere esattamente cos'è la desertificazione e a capire perché il problema – il cui costo ammonta secondo la Convenzione contro la desertificazione delle Nazioni Unite a 490 miliardi di dollari all'anno – riguarda tutto il mondo.

Che cos'è la desertificazione?

Il concetto di desertificazione si è evoluto nel corso degli anni. Inizialmente era considerato un fenomeno perlopiù locale, anche se con il passare del tempo si sta trasformando sempre più rapidamente in un problema globale. Definita come “il processo che porta a una riduzione irreversibile della capacità del suolo di produrre risorse e servizi” da FAO, UNEP e UNESCO nel 1979, la desertificazione porta alla progressiva riduzione dello strato superficiale del suolo, con perdita di sostanza organica e capacità produttiva.

"Desertificazione" non è "desertizzazione"

Quando sentiamo la parola desertificazione potrebbe venirci in mente l'immagine di un mare di dune di sabbia che si espande su terreni fertili rendendoli inutilizzabili. Ecco, la desertificazione non è questo processo sia perché l'espansione vera e propria dei deserti prende il nome di "desertizzazione" sia perché i deserti in sé non sono tutti sabbiosi, ma anche rocciosi o salini. Desertificazione (la degradazione delle capacità produttive e delle potenzialità vitali del suolo) e desertizzazione ovviamente vanno spesso a braccetto, ma si tratta di due fenomeni diversi.

Le tempeste di sabbia

Uno dei fenomeni maggiormente connessi alla duplice azione di desertificazione e desertizzazione – nonché uno dei modi in cui quest'ultima avviene più velocemente – è l’aumento delle tempeste di sabbia. Queste si verificano quando forti venti spazzano deserti o aree aride, sollevando sabbia e polvere che non incontrano ostacoli lungo il loro percorso. Si tratta di un problema sotto diversi punti di vista: la sabbia può danneggiare i campi, i suoi sistemi di irrigazione, può intasare strade, ridurre la visibilità su ogni mezzo di trasporto e abbassare le performance dei pannelli solari, tanto per dirne qualcuno. Anche per la salute umana ci sono dei rischi: le particelle più grandi possono causare irritazione di pelle e occhi, mentre quelle più fini – se inalate – possono causare problemi respiratori e, addirittura, entrare nella circolazione sanguigna. Tra i Paesi più colpiti possiamo trovare Cina, Asia Centrale, Nord Africa e Penisola Araba, seguiti in maniera minore da Australia, Stati Uniti e Sudafrica.

Tempesta di sabbia

Che cosa causa la desertificazione?

Secondo un rapporto del 2018 dell'Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES), "il degrado del suolo è quasi sempre il risultato di molteplici cause interagenti". Ma quali sono queste cause?

Una delle principali è sicuramente una scorretta gestione del territorio da parte dell'uomo – in questa categoria rientra tutta una serie di fenomeni come deforestazione, pascoli e coltivazioni intensive e irrigazione inadeguata.

Un altro fattore molto importante è il clima. Ricordiamo infatti che la temperatura media in corrispondenza delle terre emerse sta aumentando più velocemente rispetto alla temperatura media globale (quindi considerando anche gli oceani). I dati infatti ci dicono che mentre le temperature medie globali sono di circa 1,1°C più calde rispetto al periodo preindustriale, la superficie terrestre si è riscaldata di circa 1,6°C.

Per quanto riguarda il cambiamento climatico, la desertificazione ne è sia causa che conseguenza: da un lato infatti il suolo è un serbatoio di CO2 che – con la perdita della vegetazione – viene rilasciata in atmosfera; dall’altro, con piogge più scarse e violente e temperature più alte, il suolo diventa meno fertile e riesce a sottrare meno anidride carbonica dall'atmosfera. Il riscaldamento globale accentuerà il trend negativo, portando con sé un maggiore stress idrico e una più alta intensità dei periodi di siccità, coinvolgendo sempre più aree e persone.

Ogni anno, secondo le Nazioni Unite, la desertificazione causa perdite economiche pari a 490 miliardi di dollari. È numero gigantesco legato al fatto che ci sono 2,6 miliardi di persone che vivono di agricoltura e che ogni anno si perdono circa 12 milioni di ettari di terreno coltivabile.

Terra desertificata

Quali sono i rimedi per combattere la desertificazione?

Il problema della desertificazione, che negli ultimi anni ha raggiunto in molte realtà del pianeta livelli preoccupanti, ha necessità di strategie comuni e di impegno diffuso per bloccarne l'evoluzione irreversibile. Per fare sensibilizzazione l’ONU ha indetto, il 17 Giugno, la Giornata mondiale della lotta alla desertificazione, per ricordare ad ognuno che la desertificazione può essere affrontata efficacemente solo cooperando.

Uno degli obiettivi più ambiziosi in questo senso è quello di ridurre drasticamente le emissioni di gas serra e, per farlo, sarà necessario raggiungere la carbon neutrality. Questo termine è riferito a un prodotto o a un’azienda che, complessivamente, presenta emissioni nette di CO2 nulle. Se, ad esempio, parliamo di una bottiglia di plastica, la sua produzione inevitabilmente produrrà CO2 ma, per essere carbon neutral, sarà necessario effettuare delle azioni per compensare questo aumento, come ad esempio effettuare operazioni di stoccaggio di anidride carbonica.

Al momento l’obiettivo dell’Unione Europea è quella di raggiungere la carbon neutrality in tutti i campi entro il 2050.

Quali sono i Paesi a rischio desertificazione

Il rapporto speciale su cambiamenti climatici e suolo, pubblicato nel 2019 dal Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), sfata un altro luogo comune: quello per cui la desertificazione e la desertizzazione siano un problema che riguarda solo l’Africa (in cui il Sahara è aumentato del 10% nel corso dell’ultimo secolo), il Medio Oriente o le grandi steppe dell’Asia orientale e meridionale: queste zone sono particolarmente vulnerabili, ma non sono le uniche. I cosiddetti hotspot – i territori con una produzione della vegetazione in forte calo alla fine del XX secolo – si sono estesi fino a coprire il 9,2% delle zone aride globali.

Per quanto riguarda l’Europa, tra il 1900 e il 1970 le aree degradate sono cresciute del 40%, soprattutto a causa di uno sfruttamento delle aree a clima sub-arido; ma anche per colpa di pratiche agricole scorrette, sovrapascolamento, deforestazione, incendi e processi di urbanizzazione. Le aree a rischio in Europa sono l’8% e sono concentrate nei Paesi mediterranei, come dimostrano i sempre più gravi incendi che colpiscono il nostro Paese e maggiormente i territori spagnoli, portoghesi e greci.

Deserto

La situazione in Italia

Il rischio di desertificazione riguarda il 20% del territorio italiano, come riportato nel giugno 2021 dal'Anbi, l'associazione dei consorzi di bacino (gli enti pubblici che gestiscono i bacini di fiumi e laghi). Un sondaggio Ipsos ha scoperto però che solo 2 italiani su 10 sono preoccupati per le risorse idriche attuali nel Paese, nonostante il World Resources Institute preveda che l'Italia sarà in una situazione di stress idrico entro il 2040.

In Italia il contrasto al degrado del suolo e la protezione della terra dalle minacce causate da cambiamenti climatici e sfruttamento delle risorse naturali rappresentano un obiettivo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che prevede investimenti per centinaia di milioni di euro per la valorizzazione del verde urbano, contenimento del consumo del suolo e ripristino dei suoli utili, anche per aiutare l’agricoltura italiana e il made in Italy. E' prevista inoltre la piantumazione di quasi 7 milioni di alberi nei prossimi tre anni.

Articolo a cura di
Redazione