Impatto astronomico

Don't look up è il film del momento. Attraverso la storia di una cometa in rotta di collisione con la Terra, la commedia fantascientifica di Netflix, diretta da Adam McKay e interpretata da Leonardo DiCaprio, Jennifer Lawrence e Meryl Streep, racconta una problematica sociale sempre più rilevante: lo scetticismo verso la Scienza. La pellicola critica in senso parodistico la nostra società, evidenzia tutti i limiti della comunicazione contemporanea e l'incapacità da parte di molti di ascoltare. A nostro avviso, il film tenta di evidenziare la necessità di una divulgazione scientifica più semplice, chiara e diretta. Più "pop", insomma.
Detto ciò, dopo aver guardato il film, in molti si saranno posti alcune domande: “quali sono le effettive probabilità che una cometa, un asteroide o un meteorite colpisca la Terra?” Qual è la differenza tra i tre corpi celesti? E siamo pronti a intervenire e a difenderci in caso di necessità?
Diamo delle risposte, vedendo cosa ci dicono la NASA (l'Ente Nazionale statunitense per lo Spazio e l'Aeronautica) e l'ESA (l'Agenzia Spaziale Europea).

Il rischio di un impatto astronomico

Sistema solare

Sono due i dati che possono darci un'idea di quale sia l'attuale rischio che si verifichi un impatto astronomico tra la Terra e un altro corpo celeste.
– Il primo è positivo: attualmente non conosciamo alcun oggetto potenzialmente pericoloso in rotta di collisione con il Pianeta che possa raggiungerci entro i prossimi 100 anni e la maggiore minaccia conosciuta successivamente è un asteroide (chiamato 2009 FD, di 472 m) che, però, ha meno dello 0,2% di probabilità di colpirci (e comunque solamente nel 2185).
– Il secondo dato, invece, è preoccupante: la NASA stima che il 60% degli asteroidi che potrebbero rappresentare una reale minaccia per la Terra non siano ancora stati individuati. E infatti ogni anno se ne scoprono centinaia di nuovi grazie all'utilizzo dei telescopi.
Perciò possiamo tirare un sospiro di sollievo rispetto alle informazioni in nostro possesso, ma dobbiamo ammettere che la nostra conoscenza in materia è ancora decisamente ridotta.

D'altro canto più volte al mese piccoli asteroidi passano nello spazio che separa la Terra dalla Luna (circa 384.400 km) e in realtà il Pianeta viene costantemente "bombardato". Si stima infatti che ogni giorno giungano sulla Terra circa 100 tonnellate di materiale dallo spazio, costituito di pulviscolo e piccoli meteoridi (sì, con la "d"), cioè frammenti di asteroidi o comete. Avete presente le "stelle cadenti"? Ecco sono loro: i meteoridi, entrando in atmosfera, diventano incandescenti a causa dell'attrito, si incendiano, si consumano e possono anche esplodere (tecnicamente una volta che un meteoride si incendia prende il nome di "meteora"). I resti di una meteora che eventualmente riescono a toccare terra si chiamano meteoriti.

Perfetto, i meteoridi sono "pezzi" di asteroidi e comete. E qual è la differenza tra questi ultimi? Asteroidi e comete sono un residuo della formazione del sistema solare: i primi si sono formati nelle sue regioni più interne (la maggior parte si trova tra le orbite di Marte e Giove) e sono costituiti principalmente di rocce e metalli; le comete, invece, sono nate nelle regioni esterne del sistema solare e sono formate anche da ghiaccio. Quando nel corso della loro orbita attorno al Sole si avvicinano alla Stella, il ghiaccio sublima parzialmente generando la celebre "coda" della cometa, grazie a cui questi corpi celesti diventano visibili anche a grande distanza. In termini numerici conosciamo più di un milione di asteroidi e poco meno di 4000 comete.

Cometa

Dimensioni e scale temporali

Tornando al rischio di impatto astronomico, nei primi vent'anni degli anni 2000 sono circa 600 i meteoridi di pochi metri che si sono trasformati in vere e proprie palle di fuoco a contatto con l'atmosfera e che sono stati censiti dalle agenzie spaziali. L'evento più devastante si è verificato nel 2013 in Russia, quando una meteora di più di 15 metri è esplosa tra i 30 e 50 km sopra la città di Čeljabinsk, generando un'onda d'urto le cui conseguenze hanno provocato più di mille feriti e danneggiato più di settemila edifici.

Eventi come quello di Čeljabinsk sono rari (se valutati in riferimento alla vita media di un essere umano), ma non così rari, visto che secondo la NASA si verificano una o due volte ogni cento anni. Impatti astronomici con corpi celesti di dimensioni maggiori invece capitano con una frequenza progressivamente inferiore: la scala temporale di riferimento diventa quella delle centinaia, migliaia e, in casi estremi, addirittura dei milioni di anni. Parliamo in questo caso di collisioni con oggetti potenzialmente devastanti come l'asteroide di circa 10 km che probabilmente provocò l'estinzione dei dinosauri circa 65 milioni di anni fa e il cui cratere si trova a Chicxulub, in Messico.

Asteroide dinosauri

Proprio quest'ultimo esempio ci chiarisce una cosa: le dimensioni contano. In particolare la massima minaccia per il Pianeta è rappresentata dai cosiddetti "oggetti potenzialmente pericolosi" (PHO è la sigla inglese): corpi celesti che orbitano entro 7,5 milioni di chilometri dalla Terra e hanno delle dimensioni maggiori o uguali a 140 metri. Intorno a questo limite, infatti, un impatto con la Terra avrebbe conseguenze non solo locali, ma regionali. E sopra 1 km parliamo invece di una collisione con effetti globali.

La difesa planetaria

La difesa planetaria da un impatto astronomico passa anzitutto dalla prevenzione e, più in particolare, dall'osservazione dello spazio, dalla raccolta di dati, dallo studio dei corpi celesti e dallo sviluppo di possibili contromisure per evitare o mitigare eventuali collisioni. Pertanto – è banale dirlo – è fondamentale per la nostra sicurezza e sopravvivenza continuare a investire nella ricerca scientifica.

Telescopio

D'altro canto, se dovessimo scoprire che un corpo celeste è destinato a colpirci, quali sono i metodi attualmente disponibili per cercare di evitare il disastro? Prima di elencare i tre principali, vi segnaliamo un dato: basta riuscire a modificare la rotta dell'eventuale asteroide di quel tanto che basta per anticiparne o posticiparne l'incrocio con l'orbita terrestre di 7 minuti. È quello che serve al nostro pianeta per spostarsi lungo il suo percorso di rivoluzione della lunghezza del suo diametro (12.742 km) e per evitare il "proiettile spaziale" in arrivo.

  1. Il primo metodo per evitare un impatto astronomico prende il nome di "trattore gravitazionale". In parole semplici si tratta di spedire una navicella spaziale verso l'asteroide, di affiancarlo a distanza di sicurezza diventando sostanzialmente un suo satellite e di modificarne leggermente la rotta sfruttando l'attrazione gravitazionale reciproca che si viene a generare.
  2. Il secondo metodo, invece, prevede lo schianto di una navicella contro l'asteroide a più di 20.000 chilometri all'ora . Si tratta dell'opzione attualmente più semplice e tecnologicamente matura. Pensate che attualmente è proprio in corso una missione della NASA, chiamata DART, per verificarne la fattibilità. Si concluderà nel corso della seconda parte di quest'anno e ha come obiettivo un asteroide per noi innocuo, chiamato Didymos.
  3. L'ultimo metodo, quello più disperato e da provare solo nel caso di un avvistamento all'ultimo momento o se i metodi precedenti dovessero fallire, prevedrebbe l'uso di un ordigno nucleare. Quest'ultimo verrebbe fatto esplodere a poche centinaia di metri di distanza dalla superficie del corpo celeste. La forza dell'energia irradiata sulla superficie dell'asteroide ne dovrebbe modificare la traiettoria.
Articolo a cura di
Alessandro Beloli