
Agli Europei di Nuoto 2026 di Parigi, iniziati il 31 luglio, c'è spazio anche per i tuffi dalle grandi altezze (high diving), con le gare previste il 7 e l'8 agosto sulla Senna. In questa edizione, sia gli uomini sia le donne si tufferanno da una piattaforma alta 20 metri, una scelta diversa rispetto alle competizioni internazionali di World Aquatics, dove gli uomini gareggiano normalmente da 27 metri e le donne da 20 metri. Anche da questa altezza (seppur ridotta) gli atleti raggiungono velocità di circa 70 km/h prima di entrare in acqua. A differenza dei classici tuffi olimpici dalla piattaforma da 10 metri, nell’high diving ogni dettaglio è studiato per garantire la sicurezza degli atleti, dall'altezza delle piattaforme alla presenza di sommozzatori pronti a intervenire in caso di emergenza.
Dai 10 metri olimpici ai 27 metri dell'high diving
Chi segue le Olimpiadi è abituato a vedere i tuffatori lanciarsi dalla piattaforma di 10 metri, ma nell'high diving le altezze sono quasi tre volte superiori. Nelle competizioni organizzate da World Aquatics, gli uomini gareggiano da 27 metri, mentre le donne da 20 metri. Queste altezze derivano dall'evoluzione del cliff diving, i tuffi dalle scogliere naturali, e rappresentano il miglior compromesso tra spettacolarità e sicurezza: aumentare ulteriormente l'altezza significherebbe incrementare la velocità di ingresso in acqua e rendere molto più difficile controllare il corpo durante il volo. Per capire quanto siano alte queste piattaforme basta un confronto: 27 metri corrispondono all'altezza di un edificio di circa nove piani, oppure a quasi tre piattaforme olimpiche da 10 metri.
Anche il modo di entrare in acqua cambia completamente tra le due discipline. Nei tuffi olimpici gli atleti concludono quasi sempre con un ingresso di testa per ridurre gli spruzzi e ottenere un punteggio migliore. Nell'high diving, invece, l'ingresso avviene esclusivamente con i piedi, mantenendo il corpo perfettamente allineato. A velocità superiori agli 80 km/h, infatti, un ingresso di testa comporterebbe un rischio estremamente elevato di gravi lesioni alla colonna vertebrale.
In poco più di due secondi si superano gli 85 km/h
Prima del salto ogni atleta segue una propria routine, durante la quale è frequente vedere i tuffatori asciugarsi accuratamente e lanciare l'asciugamano dalla piattaforma per verificare direzione e intensità del vento. Molti atleti dedicano anche alcuni secondi alla visualizzazione mentale, ripercorrendo nella propria mente ogni fase del salto, dalla rincorsa fino all'ingresso in acqua. Questa tecnica è ampiamente utilizzata negli sport di precisione e aiuta a migliorare concentrazione e controllo dei movimenti.
Dal momento in cui lasciano la piattaforma fino all'ingresso in acqua passano circa 2,3 secondi. In questo intervallo gli atleti accelerano per effetto della gravità e, partendo da 27 metri, raggiungono una velocità di circa 85 km/h. La parte più complessa è riuscire a controllare il corpo durante il volo: in poco più di due secondi il tuffatore deve completare salti mortali e avvitamenti, mantenendo costantemente il controllo dell'orientamento nello spazio. Negli ultimi istanti individua la superficie dell'acqua, interrompe le rotazioni, riallinea il corpo in verticale e irrigidisce gambe e caviglie per prepararsi all'impatto. Tutto questo avviene grazie a una combinazione di esperienza, memoria muscolare e propriocezione, cioè la capacità del sistema nervoso di percepire in ogni istante la posizione del corpo nello spazio. È proprio questa precisione, più ancora della componente acrobatica, a rendere l'high diving una delle discipline più difficili degli sport acquatici.
A cosa servono i sub durante le gare?
Una delle immagini più caratteristiche delle gare di high diving è quella dei sommozzatori che attendono gli atleti sotto la superficie dell'acqua. Dopo un tuffo da 20 o 27 metri, anche un atleta perfettamente allenato può rimanere disorientato per qualche istante a causa della violenza dell'ingresso in acqua. In caso di un ingresso non perfettamente verticale o di una perdita di coscienza, intervenire nei primi secondi è fondamentale. Per questo i sub restano in acqua durante tutta la gara, pronti a raggiungere immediatamente l'atleta e ad accompagnarlo in superficie.
Anche il campo gara deve rispettare requisiti molto rigorosi. L’area di ingresso in acqua deve avere una profondità di almeno 5 metri, essere libera da ostacoli e mantenere condizioni il più possibile stabili. Prima dell'inizio delle competizioni vengono inoltre monitorati vento, correnti e visibilità, perché anche piccole variazioni possono influenzare la traiettoria del tuffatore.
Uno sport giovane, ma già tra i più spettacolari
Sebbene i tuffi dalle scogliere abbiano origini molto antiche – una tradizione nota alle Hawaii con il nome di lele kawa veniva praticata da secoli – l'high diving come disciplina sportiva internazionale è molto più recente. World Aquatics lo ha inserito per la prima volta nel programma dei Campionati Mondiali di Nuoto nel 2013, contribuendo a trasformare una pratica spettacolare in uno sport regolamentato, con piattaforme standard, criteri di giudizio e protocolli di sicurezza condivisi.
Oggi i giudici valutano sia la qualità dell'esecuzione sia la difficoltà del tuffo, considerando la precisione delle rotazioni, la postura durante il volo e soprattutto la qualità dell'ingresso in acqua. Nonostante la crescente popolarità, l'high diving non fa ancora parte del programma olimpico, mentre è ormai una presenza fissa ai Mondiali e agli Europei di nuoto.