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22 Maggio 2026
17:30

Gli influencer AI funzionano se generano empatia, ma peggiorano la nostra percezione del corpo

Secondo uno studio della Da-Yeh University di Taiwan, gli influencer AI riescono ad indurre i follower a comprare tanto quanto gli influencer umani se riescono a trasmettere pensieri, emozioni e confidenze "autentiche", sembrano credibili e sono attraenti.Riempire i social di influencer dalla bellezza inarrivabile, però, peggiora la percezione che gli utenti hanno del proprio corpo.

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Gli influencer AI funzionano se generano empatia, ma peggiorano la nostra percezione del corpo
influencer AI
Esempio di influencer AI.

Scrollando su un qualunque social, a tutti è sicuramente capitato di incontrare un influencer generato dall'intelligenza artificiale. Questi personaggi digitali hanno milioni di follower, collaborano con brand di lusso e pubblicano contenuti ogni giorno. Sempre più aziende li stanno adottando come strumento di marketing, attratte dalla possibilità di avere un testimonial sempre disponibile, sempre controllabile e immune da qualsiasi scandalo.

Ma funzionano davvero? Secondo uno studio pubblicato dalla Da-Yeh University di Taiwan ad aprile 2026, sì. Analizzando i risultati di 76 ricerche su oltre 64.000 persone i ricercatori hanno evidenziato che gli influencer AI riescono ad influenzare gli acquisti dei follower quanto gli influencer umani se riescono a generare empatia e sembrare realistici. Il moltiplicarsi degli influencer AI, però, potrebbe avere conseguenze molto gravi sul benessere degli utenti dei social e potrebbe erodere la fiducia che riponiamo nei contenuti online.

Vediamo allora cosa sono gli influencer AI, quali sono i meccanismi che utilizzano per influenzare i propri follower e quali sono le conseguenze della loro presenza sui social.

Cosa sono gloi influencer AI e il caso italiano

Gli influencer AI sono personalità digitali create attraverso l'intelligenza artificiale, progettate per operare sui social media esattamente come farebbe un influencer in carne e ossa: promuovono prodotti, collaborano con brand, raccontano notizie e si costruiscono un'identità pubblica.

Il caso più noto è probabilmente Lil Miquela, apparsa su Instagram nel 2016 e diventata in pochi anni un’influencer di moda e musica digitale, con milioni di follower e collaborazioni con brand come Calvin Klein e Prada. Ma non è un caso isolato: in Italia abbiamo Francesca Giubelli, la prima influencer AI italiana ad aver ottenuto la “spunta blu” da Meta. Abbiamo anche personaggi come @cittadino_zero e @margherita.civica, due avatar biondi e giovani che fanno propaganda rispettivamente per i partiti di maggioranza e opposizione dell’attuale governo. Il fenomeno è così diffuso che OpenArt e ElevenLabs, due aziende operanti nel mondo AI, hanno istituito il premio “AI personality of the Year”, per premiare le “personalità” più influenti.

Nel 2024 il mercato degli influencer AI era stimato intorno ai 6,33 miliardi di dollari ed è in rapida espansione. Rispetto agli influencer tradizionali, infatti, quelli creati con l’AI possono lavorare 24 ore su 24, non si ammalano mai, non invecchiano e non sono esposti a scandali. Possono promuovere qualsiasi prodotto in ogni parte del mondo senza bisogno di trasferte, contratti complicati o gestione delle crisi reputazionali. Ma riescono davvero ad influenzare gli acquisti di chi li segue?

Come influenzano i follower

Per capire se e come gli influencer AI riescano ad influenzare i propri follower per indurli a comprare, i ricercatori Nguyen e Wu dell’università di Da-Yeh hanno analizzato e comparato i risultati di 76 studi diversi. Dallo studio, pubblicato ad Aprile 2026, è emerso che ciò che conta è l’"umanità percepita" dell’influencer, cioè se l’aspetto fisico è realistico, se i movimenti sono fluidi e naturali e soprattutto se le espressioni risultano "umane" e genuine. Questo, però, da solo non basta. L’influencer AI deve anche sembrare reale e vulnerabile, trasmettendo pensieri, emozioni e confidenze "autentiche", così da generare empatia verso il personaggio e la voglia di seguirlo, commentare e condividere i suoi post. In altre parole: deve generare engagement.

Ultimo, ma non per importanza, l’influencer AI deve sembrare credibile. Per farlo, secondo gli autori dello studio, dev’essere attraente fisicamente, sembrare competente e assomigliare all'utente. L’ultimo punto può sembrare strano, ma è un meccanismo ben documentato chiamato “similar-to-me effect” o “bias dell’affinità”: tendiamo a fidarci di più delle persone che percepiamo come simili a noi, che condividono i nostri valori, il nostro stile di vita o anche solo il nostro modo di parlare.

Se l’influencer AI ha tutte queste caratteristiche, riesce a generare "intenzione d’acquisto", cioè è molto probabile che il follower acquisti il prodotto che promuove. Addirittura, si è visto che gli influencer digitali potrebbero generare maggiore intenzione d'acquisto rispetto agli influencer umani se vengono percepiti come abbastanza "unici", cioè se sono abbastanza belli, originali o riescono a riprodurre un finto stile di vita abbastanza interessante.

Che conseguenze hanno sugli utenti dei social: gli esperimenti scientifici

Come abbiamo visto, anche gli influencer digitali possono spingere i follower ad acquistare i prodotti che promuovono, generare engagement e migliorare la percezione delle aziende con cui collaborano, a patto che siano fatti bene e che sembrino reali e autentici. L’utilizzo sempre più massiccio di questo tipo di influencer, però, può generare conseguenze sul benessere di chi utilizza i social.

La prima riguarda il modo in cui percepiamo il nostro aspetto fisico. È ormai noto che le immagini di corpi troppo perfetti sui social siano associate a un aumento del dismorfismo corporeo, cioè l'eccessiva preoccupazione per difetti fisici inesistenti o minimi, percepiti come gravi deformità, e a sintomi di disturbi alimentari, soprattutto tra gli adolescenti. Gli influencer AI potrebbero contribuire a questo problema. Un esperimento del 2023 condotto dalla Chongqing Technology and Business University (China) su 178 donne tra i 18 e i 35 anni, ha dimostrato che anche una singola esposizione alle immagini estremamente curate degli influencer reali e virtuali provoca un aumento dell'ansia legata al proprio aspetto fisico rispetto a chi non è stato esposto a quei contenuti.

La seconda conseguenza è difficile da misurare adesso, ma avrà profonde conseguenze in futuro. Man mano che gli influencer AI diventano più realistici e più diffusi, diventa sempre più difficile distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è. Questo, nel tempo, porterà ad una graduale erosione della fiducia nei confronti di ciò che si trova online: man mano che ci abituiamo all'idea che qualsiasi cosa possa essere falsa, smetteremo di fidarci anche di quello che è reale.

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