
L'umanità si sta preparando per tornare sulla Luna con il programma Artemis, 10 missioni che hanno come obiettivo finale la costruzione di basi sul suolo lunare. Un passo epocale che, tuttavia, nasconde un risvolto inaspettato: insieme agli astronauti, rischiamo di portare sulla Luna degli "ospiti inattesi" invisibili a occhio nudo. Un recente studio della NASA pubblicato su Science Advances ha infatti identificato 5 generi di microorganismi terrestri in grado di sopravvivere sulla superficie del Polo Sud lunare grazie alle particolari caratteristiche di questa zona. Portati dagli astronauti, potrebbero alterare il microambiente lunare e i risultati delle ricerche.
Dove e come possono sopravvivere al Polo Sud lunare
Fino ad oggi, abbiamo sempre pensato alla superficie della Luna come a un gigantesco sterilizzatore a cielo aperto. E per gran parte del nostro satellite è esattamente così: nelle regioni equatoriali la combinazione di temperature diurne elevatissime, assenza di atmosfera e radiazioni solari distrugge rapidamente qualsiasi traccia di vita biologica.
Ma al Polo Sud lunare le cose cambiano. A causa dell'orbita della Luna e della sua inclinazione rispetto al Sole, i raggi solari arrivano ai poli con un angolo quasi parallelo al terreno. Questo significa che il Sole rimane sempre bassissimo sull'orizzonte, proiettando ombre lunghissime. Qualsiasi rilievo montuoso o cratere profondo genera zone d'ombra perenne, chiamate PSR (Permanently Shadowed Regions), che non vedono la luce diretta del Sole da miliardi di anni.
È proprio in questa complessa "geografia d'ombre" che si nasconderebbero le nicchie ideali per microorganismi terrestri:
- L'ombra fa da scudo anti-UV: la radiazione solare ultravioletta (UV) è il fattore più letale per i microorganismi nello spazio. Tuttavia, all'interno dei crateri in ombra perenne, la radiazione UV solare diretta è praticamente azzerata.
- Nelle zone d'ombra le temperature sono costantemente gelide: per un batterio o un fungo terrestre, l'unione di freddo estremo e vuoto cosmico non è letale. Al contrario, agisce esattamente come il processo industriale di liofilizzazione: congela e disidrata il microrganismo, preservandone intatta la struttura biologica.
Attenzione però: in queste nicchie i microorganismi terrestri non possono crescere, moltiplicarsi o colonizzare il suolo, perché mancano elementi fondamentali come l'acqua liquida e un'atmosfera stabile. Entrano invece in uno stato biologico chiamato criptobiosi (una dormienza profonda). Rimangono biologicamente inerti ma vivi, pronti a risvegliarsi non appena le condizioni tornano favorevoli (ad esempio, se portati all'interno di una base lunare riscaldata e pressurizzata).
I ricercatori della NASA non si sono limitati a studiare i grandi crateri. Grazie a modelli topografici ad altissima risoluzione ricavati dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), hanno constatato che anche le irregolarità millimetriche o centimetriche del terreno, comprese le impronte degli stivali degli astronauti, i solchi lasciati dalle ruote dei rover o piccoli scavi di campionamento, creano micro-zone d'ombra in grado di schermare i raggi UV solari diretti, offrendo ai microorganismi terrestri un rifugio temporaneo.
5 generi di microorganismi potrebbero sopravvivere sulla Luna
I microrganismi analizzati nello studio sono batteri e funghi molto comuni sulla Terra. Molti di loro convivono normalmente con noi o sono ospiti già ampiamente documentati a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Ecco quali sono questi cinque generi e le loro naturali strategie di resistenza:
- Aspergillus niger: è la classica muffa scura che possiamo trovare anche in casa. Possiede dei pigmenti protettivi che schermano dai raggi UV, garantendole la più alta probabilità di sopravvivenza a lungo termine sulla Luna (almeno 7 giorni).
- Fusarium spp.: molto comune nei suoli terrestri. Proprio come l'Aspergillus, le sue spore contengono pigmenti che gli permettono di tollerare dosi elevatissime di raggi ultravioletti solari.
- Deinococcus radiodurans: detiene il primato per la resistenza alle radiazioni. Se i raggi UV danneggiano il suo DNA, possiede un sistema di riparazione rapida capace di "ricucire" il proprio codice genetico in poche ore.
- Bacillus subtilis: quando le condizioni ambientali si fanno ostili, questo batterio attua una ritirata strategica: si racchiude in un guscio protettivo (una spora), spegne il metabolismo e cade in uno stato di ibernazione che lo isola dal gelo e dal vuoto lunare.
- Staphylococcus aureus: vive normalmente sulla pelle e nelle vie respiratorie umane. È uno dei candidati più probabili a essere trasportato dagli astronauti. All'ombra delle rocce o dei crateri lunari potrebbe tollerare senza problemi le temperature gelide del Polo Sud.

I rischi per l'esplorazione spaziale e l’importanza di proteggere la Luna
L'esistenza di queste "oasi" microscopiche non è solo una curiosità biologica, ma solleva un problema enorme per il futuro della scienza nello spazio: la Protezione Planetaria, ovvero l'insieme di regole internazionali pensate per evitare la contaminazione biologica tra mondi diversi. Se non prestiamo attenzione, lo sbarco al Polo Sud lunare rischia di compromettere le ricerche scientifiche più importanti per due ragioni fondamentali:
- Il rischio di "falsi positivi" scientifici: una delle ragioni principali per cui andiamo al Polo Sud della Luna è studiare il ghiaccio d'acqua conservato nei crateri d’ombra, alla ricerca di molecole prebiotiche e composti organici. Se però gli astronauti rilasciano involontariamente batteri terrestri capaci di sopravvivere in quelle stesse nicchie, rischiamo di alterare l'ambiente biologico locale.
- Un vuoto normativo da colmare: attualmente non esistono requisiti rigidi sul carico biologico per i veicoli spaziali diretti sulla superficie lunare. Lo studio dei ricercatori della NASA lancia un appello chiaro: è necessario rivalutare le linee guida della Protezione Planetaria, introducendo procedure di mitigazione della contaminazione molto più rigide prima che le missioni con equipaggio abbiano inizio.
Questo non significa che le aree in cui i microorganismi possono sopravvivere debbano essere evitate. Al contrario, queste nicchie rappresentano dei bersagli per future campagne di campionamento mirate. Capire come si comportano i nostri microorganismi sul suolo lunare ci aiuterà a sviluppare tecnologie di isolamento e decontaminazione più efficaci.