
Il bancomat sembra aver completato l’operazione, ma le banconote non escono dalla fessura. È accaduto a Cesano, Roma, nei giorni scorsi, con successivo intervento dei Carabinieri. Nell’eventualità in cui doveste ritrovarvi davanti a una scena del genere, non date per scontato che si tratti di un semplice guasto dello sportello automatico: potreste essere davanti a un caso di cash trapping, una tecnica con cui i malviventi bloccano fisicamente il denaro erogato dall’ATM per poi andare a recuperarlo una volta che la vittima della truffa si allontana, pensando a un malfunzionamento. Si è tornati a parlare di questo fenomeno dopo che le cronache hanno raccontato alcuni episodi che si sarebbero verificati nella Capitale. Onde evitare di cadere vittima di un simile raggiro, vediamo dunque cos’è il cash trapping e come difendersi.
Cos’è il cash trapping e come funziona la truffa
Il termine “cash trapping” può essere reso in italiano con “trattenuta di contanti” e rende abbastanza bene quale sia il meccanismo alla base della truffa. L’obiettivo dei criminali è fare in modo che le banconote, pur essendo state regolarmente erogate dalla macchina, restino nascoste o incastrate nell’apertura da cui dovrebbero uscire.
Questo significa, quindi, che pur avendo inserito la carta nell’apposita fessura dell’ATM e aver autorizzato l’operazione tramite il PIN la procedura, almeno apparentemente, non va a buon fine. Ma sullo schermo dell’ATM non compare alcun messaggio d’errore. Semplicemente, non si vedono uscire dall’apposito vano il denaro che è stato autorizzato per il prelievo. E questo avviene a seguito della manomissione della fessura dell’erogatore: i truffatori possono inserirvi un piccolo dispositivo, per esempio una linguetta o una barra adesiva, di solito di metallo, capace di trattenere i contanti.
Non vedendo uscire i soldi, si potrebbe facilmente concludere che l’ATM abbia avuto un problema e che il prelievo non sia stato completato. E si potrebbe trarre questa conclusione soprattutto se si ignora l’esistenza di questa tecnica. Allontanandosi dallo sportello automatico si darebbe al criminale che ha orchestrato la truffa la possibilità di recuperare la refurtiva.
Cosa bisogna fare per difendersi
Ora che sapete dell'esistenza di questa truffa, vediamo cosa bisogna fare per difendersi. Prima di inserire la carta e avviare un prelievo, osservate lo sportello e controllate soprattutto la zona da cui dovrebbero uscire le banconote. Cercate eventuali segni insoliti di manomissione: graffi, adesivi, parti che sembrano muoversi o dispositivi estranei, come piccole barre metalliche o adesive. Insomma, verificate che l’apertura dell’erogatore abbia un aspetto normale e che non ci siano oggetti applicati o inseriti al suo interno. Se l’ATM vi sembra compromesso, cambiatelo e preferitene uno collocato se possibile all’interno della banca o dell’ufficio postale.
Durante l’operazione, fate attenzione anche a ciò che accade subito dopo la richiesta del contante: se il prelievo risulta autorizzato ma le banconote non vengono consegnate, non considerate l’operazione conclusa e segnalate l’anomalia all’assistenza clienti del vostro istituto. E qualora uno sconosciuto dovesse avvicinarsi a voi per offrirvi il suo aiuto, seguite il suggerimento che la Polizia di Stato ha pubblicato in questa comunicazione: «diffidare di sconosciuti che tentano di avvicinarsi con l’intento di aiutare durante il prelievo del denaro». La prudenza, in questi casi, non è mai troppa.