
Per via della loro stessa natura, i tatuaggi sono molto difficili da trovare nel record archeologico. Trattandosi di espressioni artistiche realizzate sulla pelle umana, con la putrefazione dei corpi questi si perdono, non permettendoci di avere un quadro generale di quanto frequentemente i tatuaggi fossero diffusi nel corso delle diverse epoche storiche. Tuttavia, in alcuni casi, è stato possibile trovare resti umani i cui tessuti molli si sono conservati sufficientemente da permetterci di vedere coi nostri occhi tatuaggi risalenti anche a più di 5000 anni fa. Naturalmente è il caso delle mummie, che in particolari condizioni di conservazione hanno mantenuto la pelle.
Per molto tempo, il titolo di "tatuato più antico del mondo" è stato conteso tra due mummie in particolare, quella di Ötzi, la mummia del Similaun, e MO1 T28 C22, una appartenente alla cultura Chinchorro, che visse sulla costa del Perù meridionale e del Cile settentrionale tra il 7000 e il 1500 a.C. Le mummie dei Chinchorro, realizzate a partire dal 5000 a.C., sono le mummie artificiali più antiche del mondo, due millenni precedenti a quelle egizie.

L'individuo MO1 T28 C22 è stato ritrovato nel 1983 nel sito di El Morro, nei pressi di Arica, in Cile. Si trovava in una necropoli che ha restituito i resti di altri 95 individui. Le mummie dei Chinchorro sono ben note agli archeologi, ma l'individuo di El Morro è l'unico fino ad oggi a presentare dei tatuaggi. Si tratta di un individuo di sesso maschile, morto tra i 35 e i 40 anni, che presenta al di sopra del labbro superiore una linea di puntini neri che ricordano quasi dei baffi. I resti furono datati col metodo del radiocarbonio già negli anni '80, dando uno spettacolare risultato: 3830 a. C.

Stando a questi dati, MO1 T28 C22 sarebbe il tatuato più antico del mondo. Tuttavia, ci si accorse abbastanza presto che il risultato presentato dagli studiosi era stato pregiudicato da un imbarazzante quanto banale errore. Nello studio di riferimento, la datazione al radiocarbonio era stata presentata come 3830 ± 100 BC (Before Christ, avanti Cristo), quando in realtà si sarebbe dovuta presentare come 3830 ± 100 BP (Before Present, sistema standard per le datazioni al radiocarbonio calibrato sul 1950, anno in cui venne perfezionato il metodo). La reale datazione dell'individuo di El Morro sarebbe quindi attorno al 1880 a.C. Questo dato è stato riconfermato da studi successivi.
Ad oggi quindi il tatuato più antico del mondo è l'uomo del Similaun, ritrovato nell'omonimo ghiacciaio delle Alpi Venoste, al confine tra Austria e Italia, nel 1991. L'analisi del radiocarbonio ha potuto datare i suoi resti tra il 3370 e il 3100 a.C. Ötzi era un individuo di sesso maschile di età compresa tra i 40 e i 50 anni, vissuto nell'attuale Alto Adige nel corso delle fasi iniziali dell'età del rame, fase della preistoria europea in cui inizia la lavorazione dei metalli, compresa approssimativamente tra il 3500 e il 2200 a.C. Il suo ritrovamento ha rappresentato una delle scoperte archeologiche più importanti di sempre, non solo per l'eccezionale stato di conservazione del corpo congelato, ma anche per il corredo di oggetti che l'uomo aveva con sé (le armi, gli indumenti, gli attrezzi), che ci hanno permesso per la prima volta di apprezzare la fattura e la tecnica della tecnologia preistorica.

Ötzi aveva anche un gran numero di tatuaggi, ben 61. Si tratta di una serie di linee, di pochi millimetri di spessore, incise con polvere di carbone, realizzate in prossimità delle articolazioni: sul polso sinistro, sul gomito destro, ma soprattutto sulle gambe. Sono presenti alcuni tatuaggi anche nella zona lombare. Considerando le patologie articolari di cui l'individuo soffriva, si ritiene che questi gruppi di tatuaggi avessero una funzione terapeutica.