
Ad Al Bahnasa, l'antica Ossirinco, in Egitto, la Missione Archeologica dell'Università di Barcellona ha concluso la campagna 2025-2026 con un ritrovamento definito senza precedenti nella storia dell'archeologia: un frammento di papiro con versi dell'Iliade di Omero, inserito deliberatamente all'interno della fasciatura di una mummia di epoca tardoromana risalente al IV secolo d.C.
La missione, diretta dalle dott.sse Maite Mascort e Esther Pons Mellado dell'Istituto del Vicino Oriente Antico, è attiva nel sito dal 1992 ed è una delle più longeve missioni spagnole in Egitto. La scoperta è avvenuta durante la campagna di scavo condotta tra novembre e dicembre 2025 dal team guidato dall'archeologa Núria Castellano, all'interno della cosiddetta Tomba 65. Il successivo studio del reperto, tra gennaio e febbraio 2026, è stato effettuato dalla restauratrice Margalida Munar, dalla papirologa Leah Mascia e dal filologo Ignasi-Xavier Adiego, professore di Filologia Classica all'Università di Barcellona.

Il papiro era posizionato sull'addome della mummia, confezionato e sigillato come parte del rituale di imbalsamazione. La lettura del testo, condotta da Mascia e identificata da Adiego, ha permesso di riconoscere il passo come appartenente al cosiddetto "Catalogo delle Navi", il celebre brano del secondo canto dell'Iliade in cui vengono elencate le forze greche schierate contro Troia.
Il fatto in sé non è del tutto nuovo: in precedenti campagne a Ossirinco la missione aveva già documentato papiri greci inseriti nel processo di imbalsamazione. La differenza, però, è sostanziale. Non si era mai trovato un testo letterario in questo contesto, con tutti i papiri precedenti che avevano contenuto magico o rituale. La presenza dell'Iliade, testo letterario per eccellenza della cultura greca, è un caso inedito.
La Tomba 65, nonostante fosse stata già saccheggiata nell'antichità, conservava un insieme funerario di rilievo. Le mummie presenti erano avvolte in bende di lino con decorazioni geometriche con colori vivaci, accompagnate da sarcofagi in legno policromo. Tre mummie avevano in bocca una lamina d'oro a forma di lingua, una quarta una lamina di rame: si tratta di amuleti funerari tipici dell'Egitto romano, ritenuti necessari per garantire al defunto la capacità di parlare nell'aldilà durante il giudizio di Osiride. La presenza di foglia d'oro applicata su alcune mummie ha indotto gli esperti a ritenere che i defunti appartenessero a una classe benestante della città.

Gli scavi nella zona est della necropoli hanno portato alla luce anche la Tomba 67, una struttura con tre camere in pietra calcarea contenenti urne con resti cremati di adulti e di un neonato, oltre a ossa di felino. Nella zona meridionale del sito sono state recuperate statuette in terracotta e bronzo raffiguranti Arpocrate (divinità egizio-greca) a cavallo e Cupido, a dimostrazione dell'ambiente sincretico in cui convivevano culti egizi, greci e romani.
La domanda a cui gli studiosi non hanno ancora risposto è perché il papiro con l'Iliade si trovasse in quella posizione, ovvero sull'addome del defunto. Le ipotesi in campo sono diverse: potrebbe trattarsi di un segno di status culturale, di un'espressione di identità legata alla tradizione letteraria greca, o di una funzione protettiva attribuita al testo. Il reperto sarà sottoposto a ulteriori analisi epigrafiche per ricostruire la sua circolazione fra le élite di Ossirinco in età imperiale romana.

Il sito di Al Bahnasa è già noto per la straordinaria quantità di papiri recuperati a partire dalla fine dell'Ottocento, prevalentemente da antiche discariche urbane in cui il clima desertico ha permesso la conservazione dei materiali. La vera novità di questo ritrovamento sta nel contesto: non una discarica, ma una tomba, e non un testo amministrativo o magico, ma un'opera letteraria.