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3 Ottobre 2026
6:00

Il 50% degli italiani non fa abbastanza movimento: quali sono i Paesi più attivi nel mondo

Il nuovo Movement Conservation Report di ASICS racconta l’effetto negativo sul benessere mentale di una vita sempre più comoda e dominata dalla tecnologia: oggi metà della popolazione italiana è "a rischio" o "in pericolo". Con le tendenze attuali, entro il 2035 si arriverà al 55%: una stima di 27 milioni di adulti.

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Il 50% degli italiani non fa abbastanza movimento: quali sono i Paesi più attivi nel mondo
Human Nature. ASICS
Human Nature, ASICS

Le persone passano l'86% del tempo in cui sono sveglie senza muoversi. È questo lo sconfortante risultato del "Movement Conservation Report 2026" di ASICS, una ricerca sulle abitudini di vita che ha coinvolto 34.000 individui in 31 mercati, con campioni rappresentativi a livello nazionale per età, genere e area geografica. Scopriamo insieme come si è arrivati a questo dato, perché ha un impatto sulla sfera cognitivo-emotiva, qual è la situazione italiana, quali sono gli scenari futuri e come possiamo invertire il trend della sedentarietà.

I parametri della ricerca e il verdetto

Il progetto si chiama "The Movement Conservation Project" e prende in prestito il linguaggio della tutela della natura, trattando il movimento come un essere vivente in via di estinzione. Il suo cuore è il Movement Conservation Status, ideato dal professor Brendon Stubbs, esperto nel campo della salute mentale e delle neuroscienze. Si basa su linee guida riconosciute a livello internazionale, tra cui quelle dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, di Sport England, del NHS England e le US Physical Activity Guidelines.

Le categorie sono tre. Chi fa almeno 150 minuti di attività fisica moderata o vigorosa a settimana è considerato "attivo". Chi resta tra 30 e 149 minuti è "a rischio". Sotto i 30 minuti si è "in pericolo". I numeri arrivano dallo studio State of Mind di ASICS, condotto a luglio 2026 con un sondaggio online su 34.000 persone in 31 Paesi. Il verdetto è che oltre la metà delle persone, il 53%, è "a rischio" o "in pericolo". Quasi una su quattro, il 23%, è nella fascia peggiore, con meno di mezz'ora di attività a settimana. Se nulla cambia, entro il 2035 la quota salirà al 56%, cioè circa 2,3 miliardi di adulti nei Paesi analizzati.

La ricerca rivela un lato ancora più sconvolgente. I più fermi sono i ragazzi. Nel mondo il 57% dei 18-24enni non raggiunge i livelli di attività raccomandati, contro il 47% degli over 65. Rispetto ai coetanei di dieci anni fa, i giovani di oggi hanno il 40% di probabilità in più di trovarsi "in pericolo". Il 46% passa spesso lunghi periodi sdraiato a guardare contenuti o a scorrere lo schermo, il 39% molto tempo a letto con il telefono. Due su cinque (41%) usano spesso l'intelligenza artificiale per fare cose che prima facevano da soli: quattro volte più degli adulti più anziani (10%).

In Italia 27 milioni di persone a rischio entro il 2035

L'Italia fa peggio: sono 27 milioni di persone a rischio entro il 2035. Gli italiani dichiarano di trascorrere senza muoversi l'87% del tempo da svegli, un punto percentuale sopra la media globale. Oggi metà della popolazione, il 50%, è "a rischio" o "in pericolo". Con le tendenze attuali, entro il 2035 si arriverà al 55%: una stima di 27 milioni di adulti. Un italiano su tre (34%) dice che potrebbe tranquillamente non uscire di casa per tre giorni o più, e tra i 18-24enni si sale al 44%. Il 36% sbriga le commissioni online invece che di persona. Il 33% socializza soprattutto al telefono o in videochiamata, e tra i giovani la quota arriva al 46%.

Meno movimento, più stress

Il punto è che non si tratta solo di muscoli. La ricerca misura anche lo State of Mind, un indice da 0 a 100 costruito su dieci dimensioni cognitive ed emotive. Chi è "in pericolo" si ferma in media a 60, chi è "attivo" arriva a 71. Chi si muove poco si sente il 23% meno energico, il 20% meno calmo, il 17% meno concentrato e il 16% più stressato. Chi dice di muoversi molto meno rispetto a cinque anni fa scende a 55, ben 17 punti sotto chi si muove di più (72). Nel complesso l'81% delle persone ha sintomi che attribuisce alla mancanza di movimento. I più comuni sono letargia (37%), calo della motivazione (33%), umore basso (31%), sonno peggiore (29%) e più stress (28%). Anche in Italia la forbice è netta: 59 punti per chi è "in pericolo", 71 per chi è "attivo". Chi resta spesso chiuso in casa per un'intera giornata si ferma a 55, contro i 73 di chi non lo fa mai. E ha una probabilità tre volte più alta di finire nella fascia "in pericolo" (51% contro 16%).

L'habitat che ci tiene fermi

Se il movimento sparisce, la colpa è dell'ambiente in cui viviamo, che noi stessi abbiamo reso così comodo. Oggi si può mangiare, lavorare, pagare, fare acquisti, vedere gli amici e divertirsi senza alzarsi quasi mai. Quasi due persone su tre (64%) dicono che è facile passare una giornata intera muovendosi pochissimo. Il 44% potrebbe restare in casa per tre giorni o più, e tra i 18-24enni si arriva al 51%. La tecnologia accelera tutto: il 41% sbriga le commissioni online, il 39% socializza da remoto, e nella Generazione Z si sale al 46%. Alla domanda su cosa abbia preso il posto del movimento, le risposte suonano come una confessione. In testa c'è lo smartphone (57%), poi i social (53%), gli acquisti online (50%), le app per il cibo a domicilio (43%) e il lavoro da casa (43%). E l'ufficio non aiuta: per il 52% dei lavoratori l'ambiente di lavoro favorisce lo stare seduti, e il 51% può passare gran parte della giornata senza bisogno di camminare.

Bastano solo 15 minuti

Per invertire la rotta serve poco. La ricerca ASICS indica che bastano 15 minuti di movimento per un miglioramento misurabile dello stato mentale. «Abbiamo costruito un mondo in cui il movimento è diventato facoltativo", spiega David Raichlen, professore di Antropologia all'Università della California del Sud. "Possiamo lavorare, fare acquisti, socializzare e divertirci senza muoverci praticamente mai e, per quanto questo sia comodo, il nostro corpo e la nostra mente dipendono ancora da un movimento regolare per mantenersi in salute. I risultati ci ricordano che il movimento non è un elemento accessorio: è fondamentale per il modo in cui ci sentiamo, pensiamo e funzioniamo».

«Il movimento è sempre stato inteso come qualcosa legato al fisico, al cuore, ai muscoli, ai polmoni», spiega Elisabetta Borgia, psicologa dello sport e clinica. «È ora di iniziare a ragionare in un'ottica più mentale. Bastano piccole quantità di movimento per costruire il proprio senso di autoefficacia, ossia quanto ci sentiamo in grado di portare avanti un compito. Muoversi ci assicura un senso di controllo, e più ci sentiamo attori attivi nella nostra vita e più stiamo bene. I runner conoscono bene l’effetto positivo del movimento: la corsa è un potente antidoto allo stress, favorisce i processi mentali e, se non risolve i problemi, aiuta ad affrontarli in maniera più razionale. Oggi tutto nella nostra società sembra improntato al portare a casa il risultato, qualunque esso sia, con la minor fatica e nel più breve tempo possibile. Ma tutto questo va a discapito del processo, del gusto legato al fare le cose. Farsi arrivare la pizza a casa è comodo, ma vuoi mettere il piacere di mangiarla in pizzeria con la famiglia o con gli amici, condividendo il proprio tempo con loro».

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