
Nel suo annuale discorso sullo Stato dell'Unione (SOTEU) davanti al Parlamento europeo a Strasburgo, Ursula von der Leyen ha annunciato che l'Unione Europea è pronta ad aprire la porta al Canada perché ottenga lo status di primo «membro associato». Per la presidente della Commissione, l'UE e il Canada vedono «il mondo con gli stessi occhi», elencando i settori dove collaborare, da un'alleanza tecnologica, fino all'integrazione delle basi industriali della difesa e a un progetto congiunto sull'Artico.
L'annuncio, comunque, non arriva di sorpresa: il primo ministro canadese Mark Carney, atteso a Strasburgo per un proprio discorso domani 17 settembre, aveva già dichiarato pochi giorni fa di puntare a un'«alleanza unica» con l'Unione Europea. Il tutto mentre i rapporti tra Ottawa e Washington vivono una rottura storica: il viaggio europeo di Carney segue il fallimento dei negoziati commerciali con gli Stati Uniti dello scorso mese, che ha innescato una serie di misure tariffarie di ritorsione.
Va subito detto che lo status di “membro associato” non esiste ancora per l'Unione Europea: tuttavia, non è la prima volta che si discute della possibilità di introdurre un istituto di questo tipo. Già a maggio 2026 il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, aveva proposto la stessa idea per l'Ucraina, con l'obiettivo di dare nuovo impulso ai colloqui volti a porre fine a oltre quattro anni di guerra con la Russia.
Che cos'è lo status di «membro associato»: gli accordi commerciali con il Canada
Come accennato, ad oggi non esiste nessun “membro associato” dell'UE, dato che questa possibilità non esiste. Si tratta infatti di una categoria non prevista dai trattati dell'Unione, che non rappresenta un'adesione piena alla Comunità e non implica nemmeno l'ingresso nel mercato comune: lo stesso Carney, secondo quanto riferito, ha incaricato un inviato speciale in Europa di esplorare le possibilità «al di sotto della piena adesione all'UE o al suo mercato comune».
L'obiettivo, quindi, sembra essere quello di dare vita a una cooperazione fortemente integrata, uno status costruito su misura per permettere anche all'UE di rafforzare il proprio ruolo a livello globale senza però snaturare l'identità dell'Unione.
Sul piano concreto, i settori di collaborazione sono, chiaramente, quelli più strategici. Secondo alcune indiscrezioni riprese dalla stampa, Bruxelles e Ottawa starebbero lavorando per rafforzare gli scambi di beni, servizi e forza lavoro, in particolare nell'energia, nell'intelligenza artificiale, nella difesa e nelle materie prime critiche. Al tempo stesso, sul tavolo ci sono discussioni per grandi progetti come cavi sottomarini, data center, infrastrutture cloud e reti satellitari.
Tra le ipotesi allo studio ci sarebbero anche la riduzione delle barriere commerciali, il reindirizzamento di gasdotti per garantire all'Europa l'accesso al gas canadese e persino il diritto per i cittadini canadesi di vivere e lavorare in Europa senza visto. Sarebbe, di fatto, un rapporto con l'UE senza precedenti per un Paese esterno al continente europeo.
Come funziona la procedura di adesione all'UE
Per capire come dovrebbe muoversi ora l'Unione Europa, bisogna prima sapere come funziona normalmente la procedura di adesione all'UE, che si articola in tre passaggi principali e che richiede l'unanimità di tutti i 27 Stati membri dell'UE. Si parte con la candidatura, con la domanda che deve essere presentata al Consiglio dell'UE e valutata dalla Commissione; in caso di approvazione, seguono i negoziati di adesione, durante i quali il Paese candidato recepisce le leggi e gli standard europei (il cosiddetto acquis comunitario).
Questa è la fase più lunga e complessa, che richiede anni (se non decenni) per permettere ai Paesi candidati di adattare le proprie legislazioni e dimostrare di poter soddisfare i criteri di Copenaghen, che prevedono:
- La presenza di istituzioni stabili a garanzia della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti umani;
- Un’economia di mercato affidabile e capace di far fronte alle forze del mercato e alla pressione concorrenziale all’interno dell’Unione;
- La capacità di accettare gli obblighi derivanti dall’adesione, tra cui la capacità di attuare efficacemente le regole, le norme e le politiche che costituiscono il corpo del diritto dell’Unione (l’acquis).
L'ultimo step riguarda l'adesione vera e propria, con un trattato che deve essere approvato da Commissione, Consiglio europeo e Parlamento europeo, e quindi firmato e ratificato da tutti gli Stati membri.
Quali procedure dovrebbe mettere in atto l'UE
L'adesione del Canada come Stato membro sarebbe di fatto impossibile per una questione geografica: l'articolo 49 del Trattato sull'Unione Europea prevede, tra le altre cose, che ogni paese candidato deve essere uno Stato europeo.
Non a caso alcuni esperti interpellati da Politico ritenevano l'ipotesi improbabile, ma non impossibile: secondo Ian Bond del Centre for European Reform sarebbe «estremamente difficile sostenere che il Canada sia un Paese europeo», come invece è stato fatto per la Turchia. Ma anche superato questo test, resterebbe l'ostacolo dell'economia, perché il Canada dovrebbe erigere una frontiera doganale con gli Stati Uniti e applicare dazi e regolamenti europei sulle importazioni dagli USA, con effetti fortemente penalizzanti per la propria economia: gli Stati Uniti, infatti, assorbono circa il 70% delle esportazioni canadesi.
Tra l'altro, come evidenziato dall'ISPI, 10 paesi dell’Unione su 27 (tra cui anche l'Italia) non hanno ancora ratificato il CETA, l’accordo commerciale UE-Canada siglato ormai quasi 10 anni fa.
Proprio per questi motivi, l'attenzione si è spostata su formule intermedie: il Canada, quindi, non diventerebbe il 28° Stato membro dell'UE. A questo punto, i prossimi passi dell'Unione dipendono dal tipo di istituto che intendono creare: se l'obiettivo è quello di dare vita a un rapporto economico rafforzato (la versione che sembrerebbe preferire il Canada), non servirebbe cambiare i trattati fondativi dell'UE.
In questo caso, la base giuridica sarebbe l'articolo 217 del Trattato sul Funzionamento dell'UE, che permette all'Unione di concludere «accordi di associazione» con Paesi terzi, prevedendo diritti e obblighi reciproci, azioni comuni e procedure speciali. È lo stesso articolo su cui si basano, ad esempio, gli accordi di associazione con Ucraina, Georgia e Moldova del 2014. Piccola parentesi per quanto riguarda l'Ucraina: Kiev ha presentato domanda di adesione all'UE alla fine di febbraio 2022, diventando ufficialmente un Paese candidato il giugno successivo. A giugno 2024 sono stati avviati formalmente i negoziati per l'adesione: ora l'Ucraina dovrà attuare riforme per allinearsi alle normative e agli standard dell'UE.
Se invece l'obiettivo dell'UE è quello di introdurre un vero e proprio status di “membro associato”, che permetterebbe ai Paesi come Canada e Ucraina di entrare a far parte delle istituzioni europee, allora si renderebbe necessaria la modifica del Trattato dell'Unione Europa, con una possibile revisione dell'articolo 49 del Trattato dell'Unione Europea, che regola le condizioni di adesione. Questo richiederebbe un iter legislativo estremamente complesso e lungo, con le modifiche finali che entrerebbero in vigore solo dopo essere state ratificate da tutti gli Stati membri.