Tra i comuni di Urzulei e Orgoloso, nella Sardegna centro-orientale, si apre la profonda spaccatura carsica della gola di Gorropu: un canyon dalle impressionanti pareti verticali, considerato il più profondo d’Italia e uno dei più profondi del continente. Ci troviamo in pieno Supramonte, un vasto complesso montuoso di origine calcarea che si estende tra rilievi e altipiani per circa 350 chilometri quadrati, dal centro della Sardegna fino alle coste orientali dell’isola.
Proprio in questo ambiente selvaggio e davvero unico, si trova la nostra gola, la cui storia ha un’origine molto antica. Le rocce che la circondano si sono infatti formate in un ambiente marino preistorico: tra il periodo Giurassico e il periodo Cretaceo, la continua stratificazione di sedimenti di origine organica diede vita a imponenti formazioni sottomarine, che, nel corso di un lento ma inesorabile processo geologico durato decine di milioni di anni, emersero fino a diventare terraferma. I ricchi depositi di fossili di organismi marini che oggi si possono osservare in questo ambiente ne testimoniano proprio lunga e complessa genesi.
Solo più tardi, lo scorrimento delle acque superficiali e il fenomeno di dissoluzione chimica delle rocce, tipico delle aree carsiche, hanno inciso profondamente la formazione dando vita a un canyon le cui pareti calcaree possono arrivare a 500 metri di altezza e nei cui punti più stretti la luce del sole fatica ad arrivare a toccare il fondo della spaccatura.
Un grande contributo all’erosione dell’area è stato dato dal fiume conosciuto come Rio Flumineddu, le cui acque, durante le piene, attraversano la gola con forza impressionante, per tornare poi a scorrere sotto al gretto del fiume per la maggior parte dell’anno.
Un ambiente così particolare non che non portarsi dietro una considerevole biodiversità, molta della quale anche endemica, che non si trova, cioè, da altre parti. Tra le pareti rocciose nidifica l’aquila reale, mentre nei dintorni vivono le specie che abitano il Supramonte, come mufloni, martore, volpi e gatti selvatici. Nelle pozze alimentate dalle acque sorgive trovano rifugio anche il tritone sardo e la trota sarda. Ma una delle presenze più singolari è l’aquilegia nuragica, una pianta rarissima che cresce spontaneamente soltanto qui, e che conta pochissimi esemplari.
L’area custodisce inoltre antichissime tracce di presenza umana. La posizione della gola e dei nuraghi che la circondano suggerisce che questo territorio giocasse un ruolo strategico e difensivo nelle antiche comunità dell’isola. E ovviamente non possono mancare numerose e suggestive leggende, che si intrecciano alla storia e alle tradizioni della regione. Si racconta infatti che nel canyon vivessero Sa mama de Gorropu (La madre di Gorropu), una creatura spaventosa, e sos drullios, esseri malvagi e soprannaturali che durante le notti di tempesta uscivano dal canyon per rapire uomini e animali.
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