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Antartide, le emissioni geologiche di CO₂ sono aumentate di oltre 5 volte in cinque anni

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Geologa ambientale
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La Taylor Valley, in Antartide. Credit: US National Science Foundation
Nella Taylor Valley, in Antartide occidentale, le emissioni di CO2 dal sottosuolo verso l’atmosfera sono aumentate di oltre cinque volte tra il 2020 e il 2025. I ricercatori, tramite analisi isotopiche, hanno scoperto che non derivano da attività microbica, ma hanno un’origine geologica profonda.

Nella Taylor Valley, valle desertica libera dai ghiacci dell’Antartide occidentale, i ricercatori del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) e di due università neozelandesi hanno scoperto un flusso anomalo di anidride carbonica. Tra il 2020 e il 2025 le emissioni in atmosfera di CO2 proveniente dal sottosuolo sono aumentate di oltre cinque volte e mezza, passando da circa 2 g/m2 al giorno a circa 9,5 g/m2. A sorprendere non è soltanto l’incredibile crescita delle emissioni, ma anche la loro fonte: analisi isotopiche del gas hanno mostrato che proviene da una sorgente geologica profonda e non dalla decomposizione da parte dei batteri della materia organica contenuta nel permafrost, come avviene nell’Artico. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Advancing Earth and Space Sciences.

Le emissioni di anidride carbonica nella Taylor Valley

La Taylor Valley è una delle McMurdo Dry Valleys, tre valli desertiche che si estendono per 200 km nella parte occidentale del continente antartico. Si trova tra i Monti Transantartici, nei pressi della base statunitense di McMurdo, e si affaccia sul Mare di Ross.

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Il luogo dei campionamenti di CO2 in Antartide. Credit: INGV

Qui già nel 2020 era stato individuato un flusso di anidride carbonica dal suolo verso l’atmosfera, pari in media a 2 g/m2 al giorno. Nuove misurazioni effettuate dai ricercatori nel 2025 hanno mostrato un aumento di oltre cinque volte il suddetto valore, con 9,5 g/m2 di questo gas rilasciati in media al giorno. Un incremento rapidissimo, ancora più sorprendente se si considerano i picchi massimi delle emissioni: nello stesso periodo, il valore massimo è cresciuto dai 11,36 g/m2 al giorno del 2020 ai 72,99 g/m2 al giorno del 2025. La particolarità di queste emissioni è che si verificano in una valle con un contenuto di carbonio organico molto basso e un’attività microbica limitata. È quindi una situazione molto diversa da quella dell’Artico, dove la fusione accelerata del permafrost a causa del cambiamento climatico porta alla decomposizione, da parte dei batteri, delle enormi quantità di materia organica contenute in questo suolo ghiacciato. Da questo processo deriva il rilascio di quantità massicce di CO2 in atmosfera, che vanno ad amplificare il riscaldamento globale.

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L'andamento delle emissioni di CO2 nella Taylor Valley. Credit: INGV

Prodotta da antica materia organica: da dove proviene

I ricercatori hanno scoperto l’origine della CO2 rilasciata in Antartide grazie alle sue analisi isotopiche. Infatti, il carbonio prodotto da recente attività microbica è generalmente impoverito dell’isotopo stabile 13C, mentre quello antartico ne è relativamente arricchito. Questa caratteristica è tipica del carbonio prodotto dalla decomposizione di antica materia organica sepolta in profondità, dovuta alle alte temperature e pressioni nel sottosuolo. Al di sotto del permafrost della Taylor Valley, caratterizzato da uno strato non uniforme, si troverebbero quindi antichi serbatoi di carbonio. Da qui i gas risalirebbero attraverso una fitta rete idrica, trascinati da acque ipersaline che non congelano, attraversando lo strato di permafrost e raggiungendo la superficie.

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Una ricercatrice nella Taylor Valley: Credit: INGV

Attualmente non è possibile stabilire una relazione diretta tra l’aumento delle emissioni in Antartide e la fusione del permafrost. Le future ricerche studieranno la conformazione della rete idrica sotterranea e le eventuali variazioni di permeabilità del sottosuolo, saranno effettuati campionamenti delle acque sotterranee e monitorate le temperature. Mentre le emissioni di CO2 nell’Artico sono state prese in considerazione nei modelli di previsione sull’evoluzione del cambiamento climatico, di quelle antartiche finora non si è tenuto conto. Ciò potrebbe costituire una lacuna importante, soprattutto se l’aumento delle emissioni non fosse localizzato solo nella Taylor Valley.

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