0 risultati
video suggerito
video suggerito
18 Aprile 2026
8:00

Il cimitero delle fontanelle di Napoli: il culto delle “anime pezzentelle” e la storia dell’ossario

Riapre al pubblico, dopo sette anni di chiusura, il celebre cimitero delle fontanelle. Il grande ossario del Rione Sanità è noto per il culto delle anime “pezzentelle” e delle “capuzzelle”, venerate con rituali nati nell’ambito della devozione popolare.

Ti piace questo contenuto?
Il cimitero delle fontanelle di Napoli: il culto delle “anime pezzentelle” e la storia dell’ossario
Cimitero fontanelle copertina

Il cimitero delle fontanelle è un ossario situato a Napoli. Custodisce i resti di circa 40.000 defunti (ma esistono teorie secondo le quali le persone sepolte sarebbero molto più numerose), ammassati in grandi navate scavate nelle cave di tufo. I resti appartengono in larga parte a persone povere, molte delle quali morte durante le epidemie di peste del 1656 e di colera del 1836. Al cimitero delle fontanelle era diffuso il culto delle “capuzzelle”, che consisteva nel prendersi cura di uno specifico teschio (la “capuzzella”), per riceverne in cambio grazie e numeri da giocare al lotto. Il culto è stato proibito dalla Chiesa nel 1969 perché considerato un rito pagano.

Cosa è il cimitero delle fontanelle

Il cimitero delle fontanelle è uno storico ossario di Napoli, situato nel Rione Sanità. Deve il suo nome al fatto che un tempo nella zona erano presenti alcune fonti di acqua.

L’ossario è collocato all’interno di cave di tufo ed è strutturato in grandi navate sotterranee, nelle quali sono accatastate le ossa. Nel cimitero non vi sono quindi tombe “normali”, ma solo cataste di ossa. È però presente anche una chiesa, edificata nell’Ottocento.

Capuzzelle ammassate (credi Dominik Matus via Wikimedia Commons)
"Capuzzelle" ammassate (credi Dominik Matus via Wikimedia Commons)

Si stima che il cimitero contenga i resti di circa 40.000 defunti, ma secondo altre teorie e credenze popolari il numero è molto più elevato.

Dal 2024 la gestione del cimitero è stata affidata alla cooperativa La Paranza, la stessa che gestisce le vicine catacombe di San Gennaro.

Storia del cimitero

Il cimitero ha origine nel 1656, quando Napoli, insieme a tutto il Regno del quale era capitale e ad altre località italiane, fu colpita da una devastante epidemia di peste. In città i morti, secondo le stime più autorevoli, furono circa 200.000. Per seppellire i cadaveri furono utilizzati numerosi luoghi, tra i quali le cave di tufo presenti nel vallone della Sanità, allora ancora disabitato. A essere seppelliti nelle cave erano soprattutto le persone povere, alle quali le famiglie non potevano garantire una sepoltura più dignitosa.

Largo Mercatello durante la peste a Napoli - dipinto di Marco Spadaro
Largo Mercatello (oggi Piazza Dante) durante la peste a Napoli. Dipinto di Marco Spadaro

Dopo la peste, il cimitero accolse i resti di altri defunti. Vi furono portate le ossa collocate nelle chiese, dopo che, durante il Decennio francese (1806-1815), le sepolture furono bonificate. Si racconta anche che fino al Settecento le richieste di sepoltura nelle chiese fossero particolarmente frequenti e che, non essendoci spazio per tutti, i becchini usassero uno stratagemma: depositavano temporaneamente i cadaveri nelle chiese, lasciando credere alle famiglie che la sepoltura fosse stata effettuata, e in seguito li portavano di nascosto in altri luoghi, tra i quali il cimitero delle fontanelle.

Il cimitero accolse resti di defunti anche in occasione dell’epidemia di colera che colpì Napoli nel 1835-1837. Una leggenda vuole che siamo state portate al cimitero delle fontanelle anche i resti di Giacomo Leopardi, morto a Napoli nel 1837 (in realtà, il cadavere del poeta fu inumato in una chiesa).

Il cimitero delle fontanelle fu aperto al pubblico nel 1872. Non è stato più usato come luogo di sepoltura, se non in casi eccezionali, come per collocare i resti umani rinvenuti nel corso lavori pubblici. Nel 1934, per esempio, vi furono portate le ossa trovate presso il Maschio Angioino durante i lavori di sistemazione di via Acton.

Dopo una lunga chiusura, nel 2006 il cimitero è stato riaperto al pubblico. Nuovamente chiuso nel 2019,  sarà accessibile dal 18 aprile 2026

I riti della devozione popolare: anime pezzentelle e “capuzzelle”

Nel cimitero si affermò il culto delle “anime pezzentelle”, cioè le anime che chiedono preghiere in suffragio. La parola “pezzentelle” deriva dal verbo latino petere, che significa chiedere (è la stessa etimologia dell’aggettivo “pezzente”, usato in senso spregiativo). Le anime, appartenendo a famiglie povere e non in grado di dare loro sepoltura dignitosa, chiedono alla carità di altre persone le preghiere attraverso le quali, dal purgatorio, possono ascendere in paradiso. Il culto si basa sulla credenza secondo la quale le anime collocate in purgatorio possono “accelerare” la loro ascesa al paradiso se chi è rimasto in vita prega a loro favore. In cambio delle preghiere, le anime intercedono a favore dei vivi, effettuando miracoli e grazie, incluso quello di comunicare i numeri da giocare al lotto.

La credenza delle anime del purgatorio non riguarda solo i defunti del cimitero delle fontanelle. Nell'ossario, però, si è affermato un rito più specifico, quello delle “capuzzelle”. Consiste nell’ “adottare” un teschio (la “capuzzella”), in genere deponendolo in una piccola teca, conservata nell’ossario, tenendola pulita e rivolgendole delle preghiere. Chi ha adottato la “capuzzella” riceve in cambio grazie e numeri da giocare al lotto.

Crani e teche (credit Dominik Matus via WIkimedia Commons)
Crani e teche (credit Dominik Matus via WIkimedia Commons)

La devozione popolare ha elaborato riti e credenze di vario genere, come quello secondo il quale le “capuzzelle” possono ingelosirsi se una persona rivolge le sue cure a un altro teschio e possono vendicarsi facendo accadere eventi sfortunati.

Il culto delle capuzzelle è stato proibito nel 1969 per decreto dell’arcivescovo di Napoli, Corrado Ursi, in quanto considerato un rito pagano.

“Capuzzelle” famose: il capitano e donna Concetta

Nel cimitero sono presenti alcuni teschi “famosi” oggetto di particolare venerazione.

Uno dei più noti è quello del capitano, che presenta una delle cavità oculari annerita, quasi come se avesse avuto ricevuto un pugno. Il teschio ha dato origine a varie leggende. Una delle più popolari vuole che fosse venerato da una giovane donna la quale, in cambio delle sue attenzioni, avrebbe chiesto la grazia di trovare marito. Il teschio la avrebbe accontentata e il giorno delle nozze si sarebbe addirittura presentato in chiesa, nelle sembianze di un soldato spagnolo. Al passaggio della sposina, il soldato le avrebbe fatto l’occhiolino, suscitando la gelosia del marito, che lo avrebbe perciò colpito con un pugno su un occhio.

il cranio del Capitano (Credit Cristianrodenas via Wikimedia Commons)
Il cranio del capitano (Credit Cristianrodenas via Wikimedia Commons)

Un’altra "capuzzella" famosa è quella chiamata Donna Concetta, che appare meno impolverata e più lucida delle altre, probabilmente perché attira meglio l’umidità presente nelle cave. La leggenda vuole che Donna Concetta sudi e che, attraverso il sudore, comunichi se ha realizzato una grazia: se, al tatto, la capuzzella risulta umida, vuol dire che la grazia è arrivata.

Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views