Vesuvio storia eruttiva

Il Vesuvio è un vulcano situato in Italia che fa da cornice al Golfo di Napoli. É uno dei vulcani attivi presenti in Europa occidentale ed è considerato uno dei più pericolosi al mondo per via della sua natura esplosiva e dell’enorme quantità di abitanti che vivono nelle sue vicinanze.

Il Vesuvio, geologicamente parlando, rientra nella famiglia degli stratovulcani, quindi è caratterizzato da eruzioni esplosive e una tipica struttura a cono. Volendo essere precisi, sarebbe corretto parlare di complesso Somma-Vesuvio, dal momento che in origine (parliamo quindi di più di 25 mila anni fa) c’era solamente il Monte Somma che, in seguito a violente eruzioni, ha subìto il collasso della sua parte sommitale. Questo ha dato origine alla caldera che, a sua volta, ha fatto da “base” per la formazione del Monte Vesuvio.

Il Vesuvio è sicuramente uno dei vulcani che più tiene viva l’opinione pubblica sul rischio vulcanico. Situato nella splendida cornice napoletana, questa imponente montagna di 1281 metri accoglie sotto alle sue pendici circa 700.000 persone ed è uno dei cinque vulcani più pericolosi del mondo.

Complesso Somma-Vesuvio
in foto: Foto satellitare del Vesuvio. Il vulcano più piccolo è il Vesuvio, l’anello che lo circonda è la caldera del Monte Somma.

Perché il Vesuvio si chiama così?

Prima di addentrarci nelle vicende eruttive che hanno influenzato la storia della Campania, rispondiamo a questa semplice domanda: perché il Vesuvio si chiama così?

Spesso i nomi dei vulcani derivano dalla parola “fuoco” in qualche lingua arcaica. La ricercatrice Astrid Filangieri ha svolto in questo senso delle analisi semantiche e ha scoperto che Vesuvio potrebbe derivare da “vasu” che significa proprio fuoco in sanscrito. Secondo altri studiosi, come Landino e Mascinelli, l’origine sarebbe da ricercare nella parola latina “vescia”, cioé scintilla o favilla.
Indipendentemente dall’etimologia o dalle leggende legate a questo nome, sappiamo con certezza che la sua prima apparizione è nel secondo libro delle Georgiche di Virgilio. Qui il vulcano viene chiamato “Vesevo”, termine ripreso anche da Giacomo Leopardi nella sua “Ginestra”.

Storia del Vesuvio e le sue eruzioni

Con l’etimologia del nome abbiamo alleggerito l’atmosfera, ma ora è il momento di gettarci a capofitto nel cuore della questione: le eruzioni del Vesuvio. I dati dell’INGV confermano che dal 1631 ad oggi ci sono state ben 49 eruzioni! Qui tratteremo però solo le principali, a partire da quella più famosa datata 79 d.C.

Eruzione del 79 d.C.

Da un punto di vista storico quella del 79 d.C. è una delle eruzioni più famose al mondo e ciò è stato possibile soprattutto grazie alle preziose testimonianze di Plinio il Giovane che, all’epoca, la descrisse in due lettere inviate a Tacito, storico e senatore romano.
In quegli anni il Vesuvio era considerato un vulcano inattivo, tanto che la fiorente città di Napoli e dintorni era ormai abitata da molti cittadini dell’impero romano. L’eruzione pliniana (che, ricordiamo, non avveniva da oltre otto secoli) colse tutti alla sprovvista, riversando sulle aree circostanti ingenti quantità di pomici e cenere in meno di trenta ore! La colonna eruttiva raggiunse un’altezza di 15 chilometri e in tutta l’area vennero avvertiti importanti terremoti.

Durante un’apparente pausa dell’attività eruttiva la gente rientrò nelle proprie case ma fu proprio in quel momento che la colonna eruttiva collassò, formando le famose nubi ardenti che, in circa 15 minuti, rasero al suolo gran parte delle città di Pompei, Ercolano e Stabia. I resti di queste città oggi sono visitabili e particolarmente toccanti sono le “statue” di persone pietrificate istantaneamente dalla nube ardente. Nel complesso, l’evento eruttivo durò poco più di 24 ore e morirono almeno 1500 persone.
Per chi non lo ricordasse, le nubi ardenti (o flussi piroclastici) sono delle colate di gas, ceneri e lapilli che scorrono lungo le pendici di un vulcano come un fiume in piena, investendo e distruggendo qualsiasi cosa gli si pari davanti. La loro potenza distruttiva è inimmaginabile!

Uomo pietrificato Pompei
in foto: Vittima pietrificata dalla nube ardente durante l’eruzione del 79 d.C. (credit: Jebulon)

Eruzione del 1631

Il 16 dicembre 1631 alle 7 del mattino, dopo diversi terremoti precursori e abbondanti fumarole sui fianchi del vulcano, la seconda grande eruzione del Vesuvio è pronta per incominciare. Il primo passo è una frattura sul fianco a sud-ovest del vulcano che permette la fuoriuscita di una colonna eruttiva dall’altezza compresa tra i 13 e 19 chilometri.
I paesi limitrofi, specialmente quelli a nord/nord-est, vengono colpiti da una pioggia di cenere e lapilli fino alle 18 circa e di notte la colonna eruttiva collassa, creando nubi ardenti che scorrono lungo i fianchi del vulcano. Queste si fermano solo il mattino seguente quando raggiungono le zone costiere di Torre Annunziata e Torre del Greco. Durante la notte hanno luogo anche numerosi fenomeni temporaleschi che, a loro volta, causano i lahars, ovvero colate di fango che, come in un’alluvione, spazzano via tutti i paesi che incontrano lungo le pendici del vulcano.
Per darvi un’idea della potenza di questa eruzione subpliniana, secondo l’INGV il boato associato all’esplosione è stato udito dalle Marche alla Puglia e ha causato un abbassamento del cono del Vesuvio di circa 450 metri! Viene considerato l'evento più violento nella storia eruttiva recente del vulcano e, secondo le stime, morirono più di 4000 persone.

Eruzione Vesuvio 1631
in foto: Opera di Domenico Gargiulo raffigurante l’eruzione del Vesuvio del 1631.

Eruzione del 1906

Il ventesimo secolo è iniziato da poco e la mattina del 4 aprile 1906 Giuseppe Mercalli si trova sulla cima del Vesuvio per valutare alcune fumarole sul fianco del vulcano che, solitamente, si sviluppano soltanto sulla sua sommità. Capisce subito che si tratta di un chiaro segnale di eruzione imminente, è questione di un paio di giorni. Il 5 aprile comincia una lunga serie di colate laviche che proseguirà anche nei due giorni seguenti.
Il 7 aprile dalle bocche laterali iniziano a scorrere copiose quantità di lava mentre dal cratere si sprigiona la colonna eruttiva. In contemporanea, diverse scosse sismiche causate dal collasso della parte superiore del Gran Cono fanno tremare tutti i paesi limitrofi che, progressivamente, iniziano l'evacuazione.
L’8 aprile l’attività eruttiva raggiunge il culmine, le colate raggiungono Torre Annunziata e le ceneri emesse arrivano addirittura fino alla Puglia, depositandosi in livelli spessi circa 1 cm.
Il 9 aprile l’attività parossistica del vulcano cessa e le eruzioni vanno man mano scemando, fino a cessare del tutto il 21 aprile, due settimane dopo l’inizio dell’eruzione.
Il costo, in termine di vite umane, fu di 216 morti e 112 feriti gravi, mentre si calcolano approssimativamente 34.000 sfollati.

Eruzione del 1929

Questa eruzione è, nella storia recente del vulcano, una di quelle con la minore esplosività. A giugno di quell’anno, dopo due mesi di attività esplosiva e sismi, dal cratere centrale iniziò a scorrere lava verso est, biforcandosi in due rami paralleli: il primo diretto verso il paese di Terzigno, il secondo invece verso un’area ricoperta da precedenti colate laviche. La velocità media di questa colata è stimata attorno ai 2-3 m/s mentre il fronte si spostava di circa 150 metri all’ora.
Complessivamente vennero eruttati approssimativamente 12 milioni di metri cubi di materiale e l’eruzione fu accompagnata sia da sismi che da eventi debolmente esplosivi come fontane di lava. In tutto furono distrutte 54 case e 80 ettari di boschi e vegetazione, pur non causando nemmeno una vittima.

Eruzione del 1944 (l’ultima)

Questa eruzione viene considerata come un prosieguo di quella del 1906. Da quel momento infatti si è andato progressivamente a creare un cono di scorie sulla sommità del vulcano, fino a raggiungere i 100 metri di altezza nel 1944.
Il 18 marzo del 1944, come accaduto per diverse altre eruzioni, i segni premonitori come fumarole e piccoli sismi (tremore vulcanico) preannunciano l’evento. Le colate laviche sono di breve intensità e percorrono solo pochi chilometri prima di arrestarsi. A partire dal 22 marzo si innalza una colonna eruttiva di 2 chilometri e si innescano dei flussi piroclastici lungo le pendici. Il giorno seguente la colonna raggiunge i 6 km di altezza ma, rispetto alla precedente eruzioni, il danno a livello economico-sociale è meno significativo, grazie anche alla direzione dei venti che, in quei giorni, permisero alla nube di ceneri ad allontanarsi da Napoli.
Il fenomeno eruttivo continua fino al 29 marzo con eruzioni freatomagmatiche (cioè causate dall'interazione tra acqua superficiale e magma) associate ad un’attività sismica piuttosto intensa. L’attività diminuisce gradualmente e si conclude dopo un’ultima emissione di cenere bianca che dona al Vesuvio un aspetto innevato.

L’eruzione causò la morte di 26 persone, 2 centri abitati vennero distrutti, 3 anni di raccolti persi nelle aree colpite dalle ceneri e circa 12.000 sfollati.

Eruzione del Vesuvio nel 1944
in foto: Foto aerea dell’eruzione del Vesuvio nel 1944.

Come sarà la futura eruzione del Vesuvio?

La scienza può fare molte cose, ma la previsione temporale delle eruzioni vulcaniche a lungo termine è ancora off-limits. Però relativamente al “come” potrebbe essere una futura eruzione, abbiamo delle risposte. Gli ultimi studi della Protezione Civile hanno ipotizzato tre diversi scenari:

  • Eruzione pliniana (VEI 5);
  • Eruzione sub-pliniana (VEI 4);
  • Eruzione stromboliana (VEI 3).

Il “VEI”, l’indice di esplosività vulcanica (Volcanic Explosivity Endex) viene utilizzata per classificare le eruzioni esplosive. La sua scala va da da 0 (per niente esplosivo) a 8 (estremamente esplosivo). Tra i tre possibili scenari, quello di grado inferiore è quello statisticamente più probabile ma, in via cautelativa, la Protezione Civile ha usato il VEI 4 come livello di referenza per progettare e calibrare i piani di evacuazione.

Un’eruzione di questa intensità potrebbe causare una colonna eruttiva che sfiorerebbe i 10-15 km di altezza e, al suo interno. Le colate laviche, per quanto pericolose, rappresentano un rischio ben più basso rispetto alle nubi ardenti che, come abbiamo visto in precedenza, hanno inglobato le città di Ercolano e Pompei nel 79 d.C.

Il Parco Nazionale del Vesuvio

Il Parco Nazionale del Vesuvio prende vita nel 1995 con un obiettivo ben preciso: tutelare l’area del vulcano, sia da un punto di vista ambientale che culturale. L’estensione del parco è superiore agli 8.000 ettari e interessa il territorio di 13 comuni.
All’interno di questo parco, oltre alla ricerca e alla conservazione di animali e piante, vengono svolte attività di divulgazione per diffondere la cultura e la storia di questo luogo unico nel suo genere.

I Minerali del Vesuvio

Dal punto di vista geologico una delle caratteristiche più curiose di questo parco è l’estrema varietà di minerali catalogati nell’area: oltre 230! Questo permette al Parco Nazionale del Vesuvio di essere una delle zone con il maggior numero di minerali del pianeta.
Questa varietà è legata alle diverse modalità di eruzione del Vesuvio, da esplosivo a effusivo, con attività fumaroliche. Ciascuno di questi fenomeni dà origine a particolari minerali e, tra queste, 6 sono esclusive di questa località, cioè non sono osservabili in nessun’altra parte del mondo (Russo, 2003).
Tra i minerali più comuni nella zona possiamo citare l’aragonite, la vesuvianite, i minerali della famiglia dei granati e dei pirosseni.

Campione di vesuvianite
in foto: Vesuvianite.

Flora e fauna

Il parco nazionale del Vesuvio presenta una grande quantità di specie animali e vegetali. Secondo il sito ufficiale il parco è stato colonizzato da oltre 1000 specie vegetali e include oltre 744 entità. Le specie presenti sono tipiche dell’area mediterranea e includono la ginestra dell’Etna (introdotta nel 1906) e la rara Silene giraldi. Anche dal punto di vista faunistico il parco è molto ricco, essendo soprattutto un punto di approdo per gli uccelli migratori.

I sentieri e il Gran Cono

Una delle caratteristiche più importanti del parco è sicuramente la possibilità di percorrere numerosi sentieri, istituiti a cavallo tra il 2001 e il 2003. In totale sono lunghi circa 54 km e sono stati costruiti con diverse finalità: sei sentieri sono circolari, uno è educativo, uno è panoramico e uno è agricolo.
Tra tutti i percorsi, il più apprezzato è sicuramente quello porta al Gran Cono in prossimità del cratere! Ovviamente, per evitare incidenti, questo percorso (che è il numero 5) viene organizzato con guide specializzate.

Bibliografia

Russo, M. "Elenco delle specie minerali del Somma-Vesuvio (aggiornato al 2002)." Associazione Micro-mineralogica Italiana (AMI) www. dinet. it/Mineral-GMCAMI/vesuvio. html (2003).
INGV, Scenari eruttivi e livelli di allerta per il Vesuvio, 2012 (http://www.protezionecivile.gov.it/resources/cms/documents/scenario_web.pdf)
Marzocchi W., Sandri L., Gasparini P., Newhall C. e Boschi E., «Quantifying probabilities of volcanic events: The example of volcanic hazard at Mount Vesuvius», Journal of Geophysical Research, Washinghton 2004
Nazzaro A. Il Vesuvio, storia eruttiva e teorie vulcanologiche, Liguori Editore, Napoli 1997

Articolo a cura di
Andrea Moccia