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30 Maggio 2026
18:30

Il complesso residenziale “orizzontale” di Singapore che sfida i grattacieli con una struttura a nido d’ape

Situato su un'area di otto ettari nel cuore del Southern Ridges di Singapore, The Interlace rappresenta uno dei progetti architettonici più ambiziosi e innovativi del XXI secolo. Progettato da Ole Scheeren per l'Office for Metropolitan Architecture (OMA), il complesso residenziale sfida radicalmente la tipologia del grattacielo verticale isolato.

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Il complesso residenziale “orizzontale” di Singapore che sfida i grattacieli con una struttura a nido d’ape
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Un’immagine del complesso residenziale The Interlace, a Singapore.

The Interlace, a Singapore, rappresenta una delle più interessanti e più ambiziose espressioni architettoniche del XXI secolo. Progettato da Ole Scheeren per l'Office for Metropolitan Architecture (OMA), il complesso sfida radicalmente la tipologia del grattacielo verticale isolato, concependo invece l'abitazione privata all'interno di moduli multilivello, con un interessantissimo impiego di spazi e forme.

L'Interlace è noto soprattutto per la sua forma: si tratta di un complesso di ben 31 blocchi di appartamenti, impilati in disposizione esagonale, un elemento che permette la creazione di otto cortili aperti e una struttura “a nido d'ape”. Vediamo il progetto nel dettaglio.

Caratteristiche e descrizione dell'ambizioso progetto

Realizzato in un'area di otto ettari nel cuore del Southern Ridges di Singapore, The Interlace può essere annoverato tra i progetti architettonici e ingegneristici più ambiziosi del nostro secolo. Questo complesso immobiliare infatti rappresenta una vera e propria sfida architettonica e concettuale al  grattacielo verticale isolato: invece di realizzare una serie di torri indipendenti, il complesso è composto da 31 blocchi residenziali identici, lunghi 70 metri e alti 6 piani ciascuno.

Questi volumi sono impilati in una disposizione esagonale che crea otto cortili aperti e permeabili. Dal punto di vista delle sfide ingegneristiche che il progetto ha comportato, quella principale è stata la gestione dei carichi e del trasferimento delle forze: i blocchi sono sovrapposti con angolazioni precise per massimizzare la stabilità strutturale e creare ampie terrazze panoramiche.

Questa configurazione "a nido d'ape" non solo distribuisce il peso in modo non convenzionale, ma permette di ottenere una superficie abitabile densa senza sacrificare la privacy, offrendo scorci visivi sempre diversi e una ventilazione incrociata naturale che sarebbe impossibile in un tradizionale edificio a torre.

L'impatto socio-economico

Un progetto come quello di The Interlace ha comportato anche un serio impatto socio-economico, trasformando un'area residenziale in un esempio globale di "villaggio verticale". In una città come Singapore, dove il valore del suolo è tra i più alti al mondo, questo progetto è stato in grado di dimostrare che la densità urbana non deve necessariamente tradursi in alienazione.

Creando una vasta rete di spazi comuni – tra cui giardini, piscine e piazze – il complesso immobiliare è in grado di dare una spinta all'interazione sociale tra i cittadini, rompendo l'isolamento tipico dei condomini di lusso. Dal punto di vista economico, The Interlace (anche vincitore del premio World Building of the Year nel 2015) ha agito come un vero e proprio catalizzatore per il mercato immobiliare dell'intera area urbana, elevando lo standard per i futuri sviluppi urbani. Questo progetto è stato infatti in grado di dimostrare  che l'innovazione architettonica radicale può essere economicamente sostenibile e altamente attrattiva per una classe media internazionale che cerca un equilibrio tra vita urbana e qualità dello spazio privato.

Un modello di bioclimatologia applicata

Sul fronte della sostenibilità e dell'impatto ambientale, The Interlace rappresenta un vero e proprio modello di bioclimatologia applicata. Grazie a rigorose analisi solari e del vento condotte durante la fase di progettazione, si è optato per un'ottimizzazione dell'orientamento dei blocchi per minimizzare, in modo radicale, l'accumulo di calore durante le ore di punta, con una drastica riduzione del carico energetico necessario per il condizionamento dell'aria.

Il complesso integra, al suo interno,  una grande e varia quantità  di vegetazione: i giardini pensili e le terrazze verdi coprono una superficie pari al 112% dell'area del sito originale, compensando ampiamente il consumo di suolo. Queste aree verdi fungono da filtri naturali per l'aria e riducono l'effetto "isola di calore" urbana. Inoltre, la gestione delle acque meteoriche è integrata nel paesaggio, con bacini di raccolta che alimentano l'irrigazione delle zone comuni. L'approccio non è stato quello di "aggiungere" verde all'edificio, ma di concepire l'edificio stesso come un ecosistema vivente inserito nel corridoio ecologico di Singapore.

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