
Ogni estate torna la stessa frase in spiaggia: “Il mare quest'anno è più caldo, una volta non era così”. È una percezione diffusa, ma è anche un dato reale? La risposta breve è sì: i dati di CNR, ENEA, INGV e del programma europeo Copernicus mostrano che i mari italiani, Tirreno e Adriatico compresi, si sono scaldati in modo misurabile. Prima di vedere di quanto, però, conviene capire su quali dati stiamo ragionando.
Quali dati abbiamo sulla temperatura del mare e come si misura
Le informazioni sulla temperatura dei nostri mari arrivano da tre famiglie di dati complementari:
- la prima è il dato satellitare del Copernicus Marine Service, che copre l'intero Mediterraneo ogni giorno dal 1982: oltre quarant'anni di osservazioni omogenee, ideali per le tendenze di lungo periodo;
- la seconda è la misura diretta in mare: sul Tirreno, il progetto MACMAP di ENEA e INGV registra la temperatura lungo la rotta Genova-Palermo dal 1999, non solo in superficie ma lungo tutta la colonna d'acqua (ENEA, INGV);
- la terza è la rete di boe e monitoraggi costieri, tra cui l'indicatore ufficiale ISPRA e il progetto Mare Caldo di Greenpeace nelle aree marine protette.
Va detto con onestà: una serie diretta di cinquant'anni sul solo Tirreno non esiste, le misure in mare partono dal 1999 e il satellite dal 1982.
La temperatura superficiale (SST) si misura in tre modi complementari. I satelliti leggono la “pelle” del mare con sensori a infrarossi, di notte per evitare i riflessi del sole (Copernicus Marine Service). Le boe fisse misurano in loco e tarano i satelliti. Le sonde a perdere XBT, lanciate dai traghetti di linea del Tirreno dal 20 settembre 1999, registrano la temperatura fino a centinaia di metri di profondità: oltre 3.000 sonde in un centinaio di campagne, sempre sulla stessa rotta (ENEA). È questa continuità che permette di distinguere una tendenza reale dal normale rumore stagionale, e di rispondere con i numeri, non a sensazione, alla domanda da ombrellone.
Quanto si sono scaldati Mediterraneo, Tirreno e Adriatico
Sul quadro satellitare, l'intero Mediterraneo si è scaldato in superficie di 0,041°C l'anno tra il 1982 e il 2018 (Pisano et al. 2020, dati CMEMS), con un gradiente da 0,036°C nel bacino occidentale a 0,048°C in quello orientale. Sul Tirreno, le misure dirette indicano oltre 1°C in 25 anni (ENEA, INGV), con un balzo di oltre 0,4°C tra 2013 e 2016, una fase quasi stazionaria e una nuova crescita dal 2021 al massimo di settembre 2023.
Il Mediterraneo è un hotspot climatico: si scalda circa il 20% più in fretta della media globale (MedECC) e, in alcune acque profonde, fino a dieci volte più rapidamente dell'oceano aperto (ISMAR-CNR). Nel 2024 il bacino ha toccato la media annua più alta mai registrata, 21,16°C (CNR-ENEA, Copernicus).
Il Tirreno ha una media superficiale recente intorno ai 19°C (ISPRA), mentre l'Adriatico, basso e semichiuso, passa da una media estiva storica di 24-25°C a picchi vicini ai 30°C nelle fasi più calde, con un trend, come nel Mar Ligure, superiore a 0,08°C l'anno (ISPRA).
Il mare non si scalda in modo lineare, ma a scatti, con le ondate di calore marine (marine heat waves): periodi in cui la temperatura resta molto sopra la norma per giorni o settimane. Nell'estate 2025 gran parte del Mediterraneo è rientrata nella categoria “estremamente caldo”, con anomalie di +3/+4°C (Copernicus), e all'Asinara si è registrato un picco di +3,5°C in un'ondata di 41 giorni (Greenpeace, progetto Mare Caldo). Il 2025 è stato il quarto anno consecutivo da record per i mari europei (ECMWF), e il 2026 ha già segnato il record globale assoluto per mari e oceani (Copernicus), con anomalie fino a circa +6°C tra Francia meridionale e Italia occidentale a fine giugno (Greenpeace, progetto Mare Caldo).
Cosa comporta l’acqua di mare più calda (senza allarmismi)
Un mare più caldo non è una piscina riscaldata gratis. Evapora di più, e per ogni grado in più l'aria trattiene circa il 7% di umidità in più (relazione di Clausius-Clapeyron): più notti tropicali e più energia per i temporali autunnali, con piogge potenzialmente più violente.
Sotto la superficie, il calore stressa gorgonie e coralli e favorisce l'arrivo di specie tropicali (Greenpeace). Senza drammatizzare: il punto non è un singolo record, ma il fatto che il mare stia perdendo la capacità di tornare in equilibrio, ripartendo ogni estate da una base più calda.