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28 Settembre 2026
18:30

Quando l’Italia tornerà al nucleare: tempistiche del piano di attuazione e i nodi ancora aperti

È stata approvata la legge delega sul nucleare ma, a differenza di quello che potremmo pensare, questo non implica un immediato ritorno delle centrali nucleari sul nostro territorio.

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Quando l’Italia tornerà al nucleare: tempistiche del piano di attuazione e i nodi ancora aperti
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"Ritorno al nucleare in Italia": nei giorni scorsi titoli come questo sono comparsi ovunque. Detto così, però, sembra che da domani, tra un mese o al massimo tra un anno si inizieranno a costruire centrali nucleari nel nostro Paese. Non è così. Il 23 settembre il Senato ha dato il via libera definitivo al disegno di legge che affida al Governo il compito di riscrivere le regole sull'energia nucleare in Italia, con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti. Si tratta però di una legge delega. Quindi è possibile che le prime centrali entreranno in funzione entro il 2033-2034, anche se è ancora presto per dirlo con certezza – così come non si hanno ancora informazioni in merito ai possibili siti per la loro costruzione.

Partiamo però dalla base. Una legge "normale", detto in maniera semplice, è un testo che contiene già tutte le regole di cui abbiamo bisogno. Con una legge delega, invece, il Parlamento fissa dei paletti, cioè principi, criteri e tempi, e affida al Governo il compito di scrivere le regole di dettaglio. Queste regole, in gergo, si chiamano "decreti attuativi". In altre parole, il Parlamento ha stabilito gli obiettivi e i principi generali per il ritorno a quello che viene chiamato "nucleare sostenibile", ma il lavoro vero e proprio deve ancora cominciare.

Quindi questa legge non costruisce nessuna centrale ma indica i temi su cui il Governo dovrà scrivere le regole. I decreti dovranno disciplinare la produzione e l'uso di energia nucleare sostenibile secondo la tassonomia europea, la fabbricazione e il riprocessamento del combustibile, lo smantellamento degli impianti esistenti, la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito, oltre alla ricerca e allo sviluppo dell'energia da fusione. Sì, avete letto bene: nel perimetro c'è anche la fusione, anche se siamo ancora lontani dal poterla sfruttare.

Con il voto del Senato si è chiuso l'esame parlamentare, e ora il testo, per entrare in vigore, deve essere firmato dal Presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Solo da quel momento parte il cronometro. Il Governo avrà 12 mesi dall'entrata in vigore per adottare uno o più decreti legislativi, e dopo ciascun decreto potrà approvare modifiche integrative e correttive entro 24 mesi dalla sua entrata in vigore. Vi raccontiamo questo meccanismo per un motivo preciso: farvi capire che il percorso è lungo, e che la centrale non arriva domani, né fra un anno.

Il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha le idee chiare sui primi passi: ha assicurato che i decreti arriveranno entro la fine dell'anno. Per vedere i primi impianti accesi, però, i tempi sono ben più lunghi, indicando il biennio 2033-2034 come stima verosimile. Ed è appunto una stima: potrebbe volerci anche di più. Molto dipenderà dai decreti attuativi e dalla maturità dei piccoli reattori modulari (SMR), che non dovrebbero arrivare sul mercato prima della prima metà degli anni Trenta. Senza contare che nel frattempo il Governo potrebbe cambiare, anche più di una volta, e con lui le priorità.

Sono un geologo appassionato di scrittura e, in particolare, mi piace raccontare il funzionamento delle cose e tutte quelle storie assurde (ma vere) che accadono nel mondo ogni giorno. Credo che uno degli elementi chiave per creare un buon contenuto sia mescolare scienza e cultura “pop”: proprio per questo motivo amo guardare film, andare ai concerti e collezionare dischi in vinile.
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